domenica 9 ottobre 2011

Am(ar)en

Credo dovrebbero abolire la morte per le persone buone. Che la bontà non è relativa. Non c'è mai fine al peggio, ma penso che in fondo la fine sia la morte per chi resta ancora in vita. In un sorriso fotografico vedo lacrime di un presente troppo piovoso. Non bisogna mai sottovalutare quanto alcune persone ci riempino la vita. Loro non dovrebbero mai lasciarci. Muoiono pezzi di noi come lego buttati dal terzo piano della tua casa. Si spaccano e niente colla. Una spazzatura fatta di chissà cosa c'è dopo. Che fine faranno i profumi, i gesti, le risate? Non abiteranno più con noi, forse. Seppur con la consapevolezza che chi non c'è più ci vorrebbe vedere sempre felici, sempre sereni. Che magari si sta meglio di prima, solo che non possiamo saperlo. Sono cinque parole che a me hanno sempre fatto piangere di bene, di male, di amore, di malinconia, di fortuna. Malediciamo la cattiveria di chi ci strappa le cose a noi più care. Benedico cordoni ombelicali ancora intatti. Accarezzo guance calde e profumate e mi rendo conto che non è così normale come sembra. Il sempre non esiste, e il dopo dovremmo cancellarlo dalle nostre azioni. Amen, questa volta, non possiamo dirlo.

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