Ciao F,
volevo solo dirti che questo natale mi stanno tutti sorridendo, ho voglia di volare per tornare, ma forse voglio tornare perchè so che poco dopo me ne andrò. Perdonami se non so prendere una decisione, non so mai come sentirsi bene se non per poche centinaia di ore. Però ho voglia di vederti, di abbracciarti. E ne ho voglia perchè non ci sono motivi che tengano. Vai oltre tutte le ragioni. Vai anche oltre il Natale. Vai oltre Dio, e fidati che dove vivo adesso non c'è nulla oltre lui. Sei la mia religione moderna, il mio credo. E se dovessi pregarti lo farei volentieri, dalla mattina alla sera. So di essere poco creativa, alquanto banale, perlomeno dai, siamo onesti, ho scritto cose molto più piacevoli alla lettura. Ma non ho bisogno di parole auliche, ricercate o di metafore pensate durante notti insonni mentre immagino un'altra vita. Io una vita sento di averla, sebbene non per molto. E tremo, dio se tremo. Sono così in bilico se dovessi girarmi indietro potrei perdere l'equilibrio.
Non me ne volere quando partirò di nuovo. Ci sarà un tempo in cui partirò, senza più tornare.
Sogno i tuoi abbracci quando congelo mentre aspetto l'autobus al mattino.
Tua (per sempre),
Effe
venerdì 20 dicembre 2013
mercoledì 18 dicembre 2013
Grecità(mo)
Mi piace morire tre volte al dì
Particolarmente a metà mattina, quando ho bisogno del dramma nella mia vita
Poi forse il pomeriggio
O magari muoio tre volte tutte in una volta
Allora li ci vorrebbe Aristotele a studiare lo sviluppo della (mia) tragedia greca
Azione e tempo, in tal caso, raggiungono l'unità
E rido
Ossì se rido
Faccio l'amore con gli anni trenta
Mi tuffo in piscina con Sharon Tate poco prima di essere accoltellata
Sono nuda
Ti piaccio
Mi sento un feto abbandonato dallo stesso utero e chiuso in un barattolo per essere studiato
Un verme farebbe meno orrore
Ma non a te, no
Tu mi prendi, mi pulisci, succhi via dal mio organismo la massa polposa di marcio che ho accumulato con il tempo all'interno della mia provetta
E adesso, non marcirai anche tu?
Ennò mia cara, non sono come te
Striscio tra l'erba dei giardini dell'Eden che hai sistemato nella tua camera da letto per quando sarei tornata
Una catarsi primordiale che non riesco a spiegare se non lasciandomi andare a baci bagnati
Quando perdo litri di liquidi mentre strizzi il mio seno piccolo e dolorante
Particolarmente a metà mattina, quando ho bisogno del dramma nella mia vita
Poi forse il pomeriggio
O magari muoio tre volte tutte in una volta
Allora li ci vorrebbe Aristotele a studiare lo sviluppo della (mia) tragedia greca
Azione e tempo, in tal caso, raggiungono l'unità
E rido
Ossì se rido
Faccio l'amore con gli anni trenta
Mi tuffo in piscina con Sharon Tate poco prima di essere accoltellata
Sono nuda
Ti piaccio
Mi sento un feto abbandonato dallo stesso utero e chiuso in un barattolo per essere studiato
Un verme farebbe meno orrore
Ma non a te, no
Tu mi prendi, mi pulisci, succhi via dal mio organismo la massa polposa di marcio che ho accumulato con il tempo all'interno della mia provetta
E adesso, non marcirai anche tu?
Ennò mia cara, non sono come te
Striscio tra l'erba dei giardini dell'Eden che hai sistemato nella tua camera da letto per quando sarei tornata
Una catarsi primordiale che non riesco a spiegare se non lasciandomi andare a baci bagnati
Quando perdo litri di liquidi mentre strizzi il mio seno piccolo e dolorante
lunedì 16 dicembre 2013
Le tue gambe lente tra mille video performance
Guarda che il male ti assale quando vuole, anche quando sei convinta di esser scappata.
Non scapperai mai. Nemmeno con un aereo che vola dove fa più freddo.
Quindi inginocchiati al dio delle verità che sono molto più in superficie di quanto pensi.
E smettila di ammazzarti, gli ematomi sul tuo cuore non ti rendono giustizia. Sei così bella quando hai sorrisi all'acqua ossigenata e i tuoi baci hanno lo stesso sapore degli antibiotici: amari, ma guariscono.
Non scapperai mai. Nemmeno con un aereo che vola dove fa più freddo.
Quindi inginocchiati al dio delle verità che sono molto più in superficie di quanto pensi.
E smettila di ammazzarti, gli ematomi sul tuo cuore non ti rendono giustizia. Sei così bella quando hai sorrisi all'acqua ossigenata e i tuoi baci hanno lo stesso sapore degli antibiotici: amari, ma guariscono.
mercoledì 11 dicembre 2013
Lo s(ar)o(')
Ieri ho aggiunto un'altra bellezza nella mia vita quotidiana: il rumore che fanno i miei tacchi quando sono in un museo.
Mi immagino Georgette.
Mi immagino felice. Lo sono.
Ho camminato per ore in mezzo a scatole di cartone con iscrizioni ungheresi a me sconosciute.
Provavo a leggerle, scarsi successi.
Mi immaginavo felice. Ma lo ero!
Quando non camminavo mi rattristavo. E allora su e giù, un palazzo nero ed io che vi nuotavo dentro. Un cielo blu acceso e una città coperta di luci notturne. I colori dell'ungheria mi ricordano i quadri di Magritte, dove tutto è normale ma solo a prima vista.
Ma che novità!, mi direbbe qualcuno.
Sono ripetitiva, vero, ma che ci posso fare se rimarrà sempre il mio amore sofferto e mai consumato?
E' una tua scelta, direbbe adesso Magritte.
E' un tuo diritto non farti rovinare la vita da me, gli risponderei.
Ma chi sei tu per dirlo?
Il mio peggiore incubo. Tachicardia, attacchi di panico, continuo a camminare incessantemente per tutti i musei della mia vita.
Mi immaginavo felice!
Mi immagino Georgette.
Mi immagino felice. Lo sono.
Ho camminato per ore in mezzo a scatole di cartone con iscrizioni ungheresi a me sconosciute.
Provavo a leggerle, scarsi successi.
Mi immaginavo felice. Ma lo ero!
Quando non camminavo mi rattristavo. E allora su e giù, un palazzo nero ed io che vi nuotavo dentro. Un cielo blu acceso e una città coperta di luci notturne. I colori dell'ungheria mi ricordano i quadri di Magritte, dove tutto è normale ma solo a prima vista.
Ma che novità!, mi direbbe qualcuno.
Sono ripetitiva, vero, ma che ci posso fare se rimarrà sempre il mio amore sofferto e mai consumato?
E' una tua scelta, direbbe adesso Magritte.
E' un tuo diritto non farti rovinare la vita da me, gli risponderei.
Ma chi sei tu per dirlo?
Il mio peggiore incubo. Tachicardia, attacchi di panico, continuo a camminare incessantemente per tutti i musei della mia vita.
Mi immaginavo felice!
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