Di che colore si fa la mia pelle se tu mi tocchi?
Amo guardarti per la tua imperfetta bellezza. Posso immortalarti mentre respiri tra le mie braccia? Scendere fino alla tua bocca e catturarla. Poter dire per una volta che qualcosa, o meglio qualcuno, è mio. E' mio e lo posso vedere sempre, quando voglio. Ti posso vedere. Sai, le parole diventano inutili con te al mio fianco. Parliamo, ma senza dirci nulla. Le ciocche viola posate sul mio petto raccontano di te. Le dita mi ricordano il tuo profumo. Quando mi guardo allo specchio e sorrido, vorrei che fossi sempre li a guardarmi. Mi riempirò di te. Mi farò di te. Cos'è che è successo? Io non lo so. Non lo so. Non lo saprò mai. Ma la tua voce, il tuo sorriso, quei piccoli baci di sole sul tuo volto mi chiamano ogni volta che ti ho di fronte. Mi invitano ad amarti.
Vorrei poterti dire che andrà tutto bene. Che sarà per sempre. Che forse ti adoro e di più. Ma nei giorni vedo solo un presente che proietta due sagome. Solo loro. Ho sempre desiderato solo quelle due fino ad ora. Non voglio nient'altro.
Scendono spesso lacrime per una perduta apparenza. La sera i ricordi mi assalgono. Ma tu plachi tutto. Semplicemente perchè stai vivendo con me.
mercoledì 7 ottobre 2009
martedì 8 settembre 2009
Viali di Cristallo [frammenti]
Era una stagione vuota. Dove si contavano i minuti, attendendo con ansia la fine. La sua pelle sempre più luminosa sotto i raggi del sole sembrava fatta di seta. E quel vestito non dava molto spazio all'immaginazione. Candido e trasparente.
Quello era un tempo in cui buttarsi via era più facile di quanto potesse sembrare. Mentre dimenticare si faceva sempre più complicato. Anche più del trovare risposte difficili a domande inutili.
Faceva troppo caldo quella mattina. Ma non per questo quella spiaggia non ospitò due sagome. Piene di sentimenti e lacrime. Di silenzi forzati. Di freddo. Di poesia. Di passione nascosta o passata in un tempo in cui sembrava di vivere un'altra vita.
Cosa c'è di tanto bello in quell'uomo così misterioso e inaspettato?
'Perchè tu sei qui?'
'Per far finta di non pensare. Tu?'
'Per non fare finta. Almeno qui. Almeno con questo mare davanti ai miei occhi.'
'Tutto quello che facciamo non serve a nulla.'
Non avrebbe mai saputo di una donna dai lunghi capelli neri e viola che amava passare la notte davanti a quell'immensità di cielo e acqua. Che amava dormire il giorno sotto le note di Chopin. Che amava passeggiare in quella casa nuda e innocente, vestita solo dei suoi capelli. Che amava il bianco degli oleandri. Che amava il rosso del sangue. Che amava Lui. Che amava partire senza mai annunciare un ritorno, e a volte, senza mai tornare. No, Lei non lo avrebbe mai saputo.
Nel centro della stanza si trovava un pianoforte anch'esso bianco. Ma con delle macchie rosse. Di un rosso scuro. Di un rosso che abbiamo dentro.
'Cosa sono?'
'Sai, credo che il verbo dimenticare non esista. Altrimenti sarebbe tutto più semplice.'
'E' questo il bello. Esiste, ma è così irragiungibile da rivelarsi un'utopia. E' sangue?'
'E' il mio sangue.'
Giù l'ultimo sorso di cognac. Un sapore di fuoco che li distraeva da loro stessi.
Lui si avvicina a quel divano che ha su di se una donna malinconica come una sirena strappata al suo mare. Si siede. Resta ad ammirarLa.
'Forse hai ragione. Dimenticare non esiste. Altrimenti noi due ci saremmo potuti amare.'
La voce di Lei si spezza e il suo respiro si fa ovattato. Ma non piange. Non lo fa da quando la donna che ama(va) è andata via. Non lo fa da quella notte. 'Perchè noi umani abbiamo bisogno di qualcuno vicino? E perchè fa così male se non riusciamo ad averlo?'
'Perchè siamo fragili.'
Già. Pensava ma non diceva nulla. Il mare nero le catturava l'anima.
Un amplesso fatto di sguardi fissi. Baci non dati. Respiri profondi. Ricordi che fanno male. Un amplesso di due anime che avevano smesso di dare il loro amore. Perchè l'amore è univoco. E la seconda volta è un premio di consolazione.
Quello era un tempo in cui buttarsi via era più facile di quanto potesse sembrare. Mentre dimenticare si faceva sempre più complicato. Anche più del trovare risposte difficili a domande inutili.
Faceva troppo caldo quella mattina. Ma non per questo quella spiaggia non ospitò due sagome. Piene di sentimenti e lacrime. Di silenzi forzati. Di freddo. Di poesia. Di passione nascosta o passata in un tempo in cui sembrava di vivere un'altra vita.
Cosa c'è di tanto bello in quell'uomo così misterioso e inaspettato?
'Perchè tu sei qui?'
'Per far finta di non pensare. Tu?'
'Per non fare finta. Almeno qui. Almeno con questo mare davanti ai miei occhi.'
'Tutto quello che facciamo non serve a nulla.'
Non avrebbe mai saputo di una donna dai lunghi capelli neri e viola che amava passare la notte davanti a quell'immensità di cielo e acqua. Che amava dormire il giorno sotto le note di Chopin. Che amava passeggiare in quella casa nuda e innocente, vestita solo dei suoi capelli. Che amava il bianco degli oleandri. Che amava il rosso del sangue. Che amava Lui. Che amava partire senza mai annunciare un ritorno, e a volte, senza mai tornare. No, Lei non lo avrebbe mai saputo.
Nel centro della stanza si trovava un pianoforte anch'esso bianco. Ma con delle macchie rosse. Di un rosso scuro. Di un rosso che abbiamo dentro.
'Cosa sono?'
'Sai, credo che il verbo dimenticare non esista. Altrimenti sarebbe tutto più semplice.'
'E' questo il bello. Esiste, ma è così irragiungibile da rivelarsi un'utopia. E' sangue?'
'E' il mio sangue.'
Giù l'ultimo sorso di cognac. Un sapore di fuoco che li distraeva da loro stessi.
Lui si avvicina a quel divano che ha su di se una donna malinconica come una sirena strappata al suo mare. Si siede. Resta ad ammirarLa.
'Forse hai ragione. Dimenticare non esiste. Altrimenti noi due ci saremmo potuti amare.'
La voce di Lei si spezza e il suo respiro si fa ovattato. Ma non piange. Non lo fa da quando la donna che ama(va) è andata via. Non lo fa da quella notte. 'Perchè noi umani abbiamo bisogno di qualcuno vicino? E perchè fa così male se non riusciamo ad averlo?'
'Perchè siamo fragili.'
Già. Pensava ma non diceva nulla. Il mare nero le catturava l'anima.
Un amplesso fatto di sguardi fissi. Baci non dati. Respiri profondi. Ricordi che fanno male. Un amplesso di due anime che avevano smesso di dare il loro amore. Perchè l'amore è univoco. E la seconda volta è un premio di consolazione.
mercoledì 17 giugno 2009
lunedì 25 maggio 2009
Viola
Capita che spesso che una ragazza sola è sotto la pioggia. Aspettando la vita di qualcunaltro. Guardando le vite di altri. Capita spesso che un'altra ragazza sola è nella sua casa che vede la pioggia fuori. Senza rendersi conto che c'è chi è li sotto ad aspettarla. Capita raramente che due anime come le loro si incontrano. O meglio, si incontrano. Si amano anche. Ma il giorno tra la gente cancella tutto. Camminano tra le persone. Indifferenti. Psichedeliche. Facendo finta di niente. Facendo una vita che sanno benissimo di non volere. Un ombrello blu le nasconde dall'acqua. Quello stesso ombrello l'ho trovato in strada da solo. Abbadonato a se stesso. Così come la ragazza sola sotto la pioggia. C'è dolore. Vergogna. Senso di colpa. Pentimento. E il parlare di segreti e di ambiti tesori? C'è che l'incontro di due anime come le loro non è per sempre. Per quale motivo?
Sotto la pioggia, in silenzio, la ragazza sola sta ancora cercando di capirlo.
Sotto la pioggia, in silenzio, la ragazza sola sta ancora cercando di capirlo.
Eravamo davvero noi due?
lunedì 11 maggio 2009
Addio
Guarda il cielo perchè ha deciso che non vale più la pena aspettare qualcuno che non arriverà mai. Lo guarda perchè se abbassa lo sguardo vede solo macerie. Allora preferisce perdersi in quell'azzurro insolito. Da sola con i suoi pensieri. Ogni attimo della giornata si domanda tante, troppe cose. Urla. Ma lo fa in silenzio. Con la consapevolezza che anche buttando via tutta la voce possibile nessuno la sentirà mai. E un pò per paura, un pò per tristezza, nasconde tutto. Guarda le vite di altri. Sorride. E poi piange. Vede una vita, delle emozioni, delle sensazioni e dei sorrisi che avrebbe potuto avere lei, se solo molte cose fossero state diverse. Quando abbassa lo sguardo si rende conto delle cose diverse. Delle persone diverse. Delle vite diverse. Spesso continua a fissare quel pianoforte rosso. Non lo aspetta più. Non aspetta nemmeno più lui. Ha perso le forze anche di sperare. E un pò si punisce, perchè sapeva bene come sarebbero andate le cose. Ma lei non se n'è curata. Allora augura buon divertimento a chi non è come lei. Come un uomo inquieto che non trova pace nel sonno, così si gira tra le lenzuola di questa vita che disdegna e che prima tanto amava, nonostante le varie complicazioni quotidiane. Sceglie il colore dell'apatia. Ma spesso piange in silenzio chiusa nei camerini dei negozi. Perchè sa che nessuno verrà ad aprirle la tenda. Non c'è perlomeno chi lo farebbe a lei. E allora cosa c'è? Ci sono le montagne. Ci sono le crepe. C'è il caldo. C'è il freddo. Ci sono le scosse. Ci sono le macerie. Ci sono le tendopoli. Ci sono le profonde faglie. Ci sono le lacrime. Si, ma cosa c'è davvero? Dice addio a tutto. E non sa a cosa dare il benvenuto. E la cosa più giusta da fare è maledire tutto. Ogni singola cosa. E qualche persona. Per tutto il bene che le ha fatto e che non le farà più.
Addio.
Addio.
lunedì 4 maggio 2009
3.32
E' da ieri che ho iniziato a vivere di nuovo nella mia casa. Se vogliamo chiamarlo vivere. In realtà non si vive più. Ma a me piace giocare alla vita normale. Per quanto questa fottuta terra me lo conceda. Ho riniziato ad ascoltare di nuovo musica. Ho riniziato a scrivere. Ho RI-iniziato. Per un attimo sembrava davvero un nuovo inizio. Poi mi sono resa conto che in questa città si sono insediate Disperazione e Distruzione. Le scrivo con la lettera maiuscola perchè sono state capaci di tanto. E non mi va di sottovalutarle. E con loro non si riesce a convivere in serenità. In verità lei è scappata da L'Aquila il 6 aprile. Ha avuto paura anche lei del terremoto.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.
Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.
Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.
Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.
Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.
giovedì 23 aprile 2009
Walk Away
Fa male. Fa male vedere la propria vita tramite flashback di 5 secondi ognuno.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
Hello New York!
domenica 5 aprile 2009
Buon Viaggio
Non puoi chiedermi di dormire con te accanto. Sarebbe un'eresia. Non posso perdermi il tuo respiro e le tue movenze inconscie. E allora resto a guardarti, mentre sei li, tra quelle lenzuola bianche che ti cadono addosso come una seconda pelle. Sei nudo. Siamo nudi. Sei maledettamente bello. Oggi sei stato mio. E lo sei ancora. Ma per quanto altro tempo? Domani finirà tutto. Partirai. Dici che le cose non cambieranno, Comunque vada, rimarremo sempre noi. Non ti credo. Vorrei, ma non è così. Ma biasimarti mi farebbe male.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
martedì 31 marzo 2009
Première Fois

Pressapoco mi sento dentro questa foto di Saudek.
Ho deciso di non decidere. Conservo una ciocca dei miei capelli. Per vedere te. Per vedere me. Per vederci insieme.
Ho paura. Ma non chiedo a nessuno la salvezza.
Resto a giocare sulla sabbia costruendo castelli. Da sola. Nell'attesa che arrivi quell'estate che mi faccia compagnia.
Verde.
giovedì 26 marzo 2009
Caos e utopia
Hai deciso di partire con la notte. Perchè sai che così facendo le notti che seguiranno saranno sempre riempite dal pensiero di noi due. Non volevi svegliarmi. In realtà non ho dormito tutto il tempo. Avevo te vicino a me. Per l'ultima volta. Come avrei potuto dormire? E so che anche tu non hai dormito. Lo percepivo dal tuo respiro più silenzioso e meno intenso, quasi lasciassi spazio all'aria che ci sovrastava.Stai per avvicinarti alla porta e in silenzio ti raggiungo. Mi guardi e mi baci, con quelle labbra a cui non mi sono mai abituata. Perchè ogni volta era un sussulto per il mio stomaco. Come una bambina e il primo bacio. Non chiudi gli occhi, tantomeno io. Restiamo fissi uno nello sguardo dell'altro. Baciandoci. Ti mordo il labbro inferiore quasi a volerti punire perchè stai partendo. Ti stacchi dalla mia bocca e rompi il silenzio dicendomi ''Ci rivediamo.'' Ed è qui che sento un fiume straripare dai miei occhi. Ma lo trattengo. Perchè lo sapevo. A cosa servirebbe piangere? E' stato bello. Ma sapevo che prima o poi saresti andato via. Non riesco a risponderti. Annuisco con la testa. Con una marea di cose da voler dire. O magari volevo solo invitarti a non partire. Perchè non era giusto. Perchè sei stata una delle cose migliori che abbia avuto. Perchè quel pianoforte senza di te sarà solo un oggetto insignificante posto nella stanza solo per arredarla.
Ed eccoti lì. Fuori la porta. Non aspetto che la tua sagoma scompaia nel nulla, così come è venuta. Chiudo e resto senza respiro per lunghi attimi. Divento una statua fatta di sentimenti e lacrime. Ma si, ora posso piangere. Mi lascio far compagnia da un doloroso ricordo. Chissà a cosa stai pensando. Ritorno nella stanza e lo stomaco si stringe e mi prende a pugni. Da sola posso piangere. Da sola. Ora. E per il momento non so trovare un limite.
Eccolo li. Il pianoforte ancora rosso del tuo sangue. Che non toglierò mai. Perchè ogni volta mi ricorderà di esser stata fautrice di un pezzo della tua vita. Non per sempre. Ma lo hai fatto. E per quanto possa far male, mi fa vivere. E' che ora non so cosa farò. Non so per cosa saranno le mie giornate. Ora è arrivato il momento delle domande inutili a cui non risponderò mai. La mia testa s'inonda di pensieri che non condividerò con nessuno. E allora mi butto su quel divano bianco che assorbiva le tue note e me le faceva entrare dentro. E l'unico desiderio è rimanere qui, facendo finta di aspettare te che non arriverai mai. Mai più. Non farmi false promesse. So come andranno le nostre vite. So che il loro incontro è stato solo un passaggio per alleviare i dolori lasciati da qualcunaltro. Ma perchè faccia così male, nonostante tutto, io non lo so.
Ed eccoti lì. Fuori la porta. Non aspetto che la tua sagoma scompaia nel nulla, così come è venuta. Chiudo e resto senza respiro per lunghi attimi. Divento una statua fatta di sentimenti e lacrime. Ma si, ora posso piangere. Mi lascio far compagnia da un doloroso ricordo. Chissà a cosa stai pensando. Ritorno nella stanza e lo stomaco si stringe e mi prende a pugni. Da sola posso piangere. Da sola. Ora. E per il momento non so trovare un limite.
Eccolo li. Il pianoforte ancora rosso del tuo sangue. Che non toglierò mai. Perchè ogni volta mi ricorderà di esser stata fautrice di un pezzo della tua vita. Non per sempre. Ma lo hai fatto. E per quanto possa far male, mi fa vivere. E' che ora non so cosa farò. Non so per cosa saranno le mie giornate. Ora è arrivato il momento delle domande inutili a cui non risponderò mai. La mia testa s'inonda di pensieri che non condividerò con nessuno. E allora mi butto su quel divano bianco che assorbiva le tue note e me le faceva entrare dentro. E l'unico desiderio è rimanere qui, facendo finta di aspettare te che non arriverai mai. Mai più. Non farmi false promesse. So come andranno le nostre vite. So che il loro incontro è stato solo un passaggio per alleviare i dolori lasciati da qualcunaltro. Ma perchè faccia così male, nonostante tutto, io non lo so.
venerdì 20 marzo 2009
Suona
Suona. Suona più forte. Estasiami con le tue note che arruginiscono il cuore come ferro sotto l'acqua. Non voglio più fumare, nè bere. Voglio solo morire tra le tue note.
Pensi che non sappia perchè tu lo stia facendo? Pensi di far finta di nulla? So che stai andando via. Che fra qualche ora rimarrò in questa camera da sola, seminuda su questo divano che canterà ciò che tu non suonerai più.
In fondo l'abbiamo sempre saputo. E allora non mi lamento. Lascio solo sanguinare un pò di mascare sul mio viso. Ma dopo. Ora tu sei qui e io mi sento viva come non mi è mai capitato.
Suona. Suona e non fermarti. Suona con la stessa passione con cui mi ami su questo divano. Suona delicatamente come se le tue dita fossero sulla mia bianca schiena. Suoni e sanguini. Intravedo piccole gocce che cadono come pioggia su questo pavimento di legno che sa dei nostri peccati. Stai sanguinando. Lo fai solo per me. Continui come se niente fosse. Ho voglia di quel tuo colore su di me. Voglio amalgamarmi in un turbine temporale con te. Mi avvicino. La tastiera rossa e bianca. Rovinata dal tempo e dal sangue. Il tuo sangue. Ho deciso che non toglierò più nulla che ti riguarda in questa stanza. Tantomeno il pianoforte macchiato delle tue note che escono direttamente dalle tue mani. Mani che travolgo con le mie, le quali mi lascio macchiare. Per sentirmi ancora più parte di te. Per rendermi conto che sei vivo, e se lo sei in questo momento è grazie a me. Scivolo sulle tue braccia macchiando anche quelle. E in un attimo me le ritrovo intorno al mio corpo che con te sento esile e insignificante. La musica resta viva nell'arta nonostante tu non stia più suonando. Vorrei parlarti, vorrei dirti tutte le cose che penso. Perchè magari questa è l'ultima volta che ci vediamo. Ma i nostri respiri sono troppo perfetti questa sera. Sarei blasfema se li rovinassi. So che comunque sro dicendo tutto, anche senza parlare. E tu mi capisci come nessuno ha mai fatto. Ci stiamo mischiando con tutto quel rosso che non può che piacerci.
Su un pavimento di legno e sangue.
Pensi che non sappia perchè tu lo stia facendo? Pensi di far finta di nulla? So che stai andando via. Che fra qualche ora rimarrò in questa camera da sola, seminuda su questo divano che canterà ciò che tu non suonerai più.
In fondo l'abbiamo sempre saputo. E allora non mi lamento. Lascio solo sanguinare un pò di mascare sul mio viso. Ma dopo. Ora tu sei qui e io mi sento viva come non mi è mai capitato.
Suona. Suona e non fermarti. Suona con la stessa passione con cui mi ami su questo divano. Suona delicatamente come se le tue dita fossero sulla mia bianca schiena. Suoni e sanguini. Intravedo piccole gocce che cadono come pioggia su questo pavimento di legno che sa dei nostri peccati. Stai sanguinando. Lo fai solo per me. Continui come se niente fosse. Ho voglia di quel tuo colore su di me. Voglio amalgamarmi in un turbine temporale con te. Mi avvicino. La tastiera rossa e bianca. Rovinata dal tempo e dal sangue. Il tuo sangue. Ho deciso che non toglierò più nulla che ti riguarda in questa stanza. Tantomeno il pianoforte macchiato delle tue note che escono direttamente dalle tue mani. Mani che travolgo con le mie, le quali mi lascio macchiare. Per sentirmi ancora più parte di te. Per rendermi conto che sei vivo, e se lo sei in questo momento è grazie a me. Scivolo sulle tue braccia macchiando anche quelle. E in un attimo me le ritrovo intorno al mio corpo che con te sento esile e insignificante. La musica resta viva nell'arta nonostante tu non stia più suonando. Vorrei parlarti, vorrei dirti tutte le cose che penso. Perchè magari questa è l'ultima volta che ci vediamo. Ma i nostri respiri sono troppo perfetti questa sera. Sarei blasfema se li rovinassi. So che comunque sro dicendo tutto, anche senza parlare. E tu mi capisci come nessuno ha mai fatto. Ci stiamo mischiando con tutto quel rosso che non può che piacerci.
Su un pavimento di legno e sangue.
giovedì 19 marzo 2009
Il Pianoforte Rosso E Il Divano Bianco.
Quelle mani lisce sul pianoforte freddo. Scivolano come pattini sul ghiaccio. Note che sanno di jazz e passione occupano quella stanza già riempita da loro due. Un corpo seminudo, quello di lei, immobile su un divano nel centro della stanza. Si gode fino in fondo quelle note che presuntuosamente sa di possedere. Ogni tanto si accende una sigaretta. Tanto per ricordarsi che non è tutto perfetto come crede. Ore e ore e le note vagano ancora nell'aria. Lunghe ciocche castane e viola che cadono morbide su un petto piccolo e sodo. E poi quelle mani, le mani di lui, che suonano una melodia di cui nessuno dei sue si stancherà mai. Perchè sa delle loro vite. Dei loro segreti. Dello smalto rosso e i vestiti inconsapevolmente art-dèco. Delle sigarette fini e gli occhiali vintage. Per dare un'aria raffinata a tutto. E poi come un fotomontaggio quei tasti lisci e bianchi si macchiano. Rosso. Tutto ciò che riguardava loro. Il rosso che ricorda l'incombenza del sangue. La dipendenza dal sangue. Eppure le note continuano a passeggiare nell'aria. Non c'è doloro. Solo piacere. E quando anche lei si rende conto del piccolo fiume che ormai cade e sporca il pavimento, si alza con fare da donna, quasi come se volesse prendersi in giro, e va verso di lui e le sue note. Poggia le sue mani sulle sue, ancorate a quella tastiera rosso e bianca, e le avvolge. Le sente calde, vive, piene di passione e magari, anche un pò d'amore. Le stringe sempre più forte e con la stessa intensità sale lungo le braccia senza parlare. Ma i loro respiri hanno più parole di qualunque altra bocca. E lui smette di suonare. Ma le note continuano a vagare in quell'aria luminosa e pulita. E in un attimo, breve ma intenso, si trovano su un pavimento di legno e sangue. Amandosi. Toccandosi. Travolgendosi. Ansimando. Macchiandosi, di rosso e sorrisi. E magari quel sangue dona loro una sottile linea di abbandono in puù che li fa amare come on succede spesso.
martedì 17 febbraio 2009
Francobolli vuoti
Lunghi trip. Grazie all'acido. Grazie allo spacciatore di fiducia. No. Solo grazie a te. E continuerò a vedere ovunque quelle immagini. A stringermi la testa tra le mani come fosse un palloncino da voler scoppiare. Ad avere sonno solo per andare a letto e pensarti. Mi rendo conto di essere fragile anch'io. E' tutto maledettamente nuovo. Sfacciatamente intenso. Spaventosamente ossessivo. Vorrei steli di tulipani al posto delle vene. Clorofilla al posto del sangue. Petali gialli al posto dei capelli. Vorrei che tu avessi il braccio teso per raccogliere questo fiore. Ma magari verrò solo raccolta da una piccola bambina che porta fiori alla mamma. Ma mi farò bastare anche quel gesto. Quelle persone. Quell'affetto. Me lo imporrò. Perchè non voglio esser fragile. Voglio sorridere per quello che ho ed esserne fiera. Cos'è che mi manca? E' tutto normale. Come l'hai sempre voluto. La sua università, la tua scuola. I suoi esami, le tue interrogazioni. I sabati sera in macchina cercando un pò di caldo. Quegli inutili e insignificanti pupazzi con i cioccolatini dentro. Il teatro, come una giovane coppia intellettuale. Ma la risposta non è questa. Cos'è che mi manca? Avanti, lo hai sempre voluto. Lui c'è sempre, quando lo chiami per uscire e andare senza meta. Non è un'idea. Cos'è che mi manca? Nulla. Cos'è che mi manca? Una presenza. La sua. E al diavolo tutto.
Promesso. E' l'ultima volta.
Promesso. E' l'ultima volta.
giovedì 12 febbraio 2009
Dio E I Suoi Affini Non Sono Qui
Non poteva esserci momento migliore.
Farsene una ragione non è poi così male. Sorrido. Ma si lo faccio. Sto sorridendo. Vedete? Lo faccio. Ho gli occhi lucidi per la gioia. Non devo più aspettare. Non devo ammazzare il tempo. Potrò fare tutto come e quando voglio.
Colpa degli atti impuri?
E ridere di se stessi.E piangere di se stessi. E ridere. E mandarsi gentilmente a quel paese. E fare tutto con se stessi. Tagliarsi i capelli. Non lasciare nulla. Non credere ai superpoteri. Tantomeno al teletrasporto. Rovinarsi quel viola che tanto è stato amato. Tatuarsi nella mente ricordi. Si dice breve ma intenso.
Noi bambine non abbiamo scelta. E il perchè io mi metta ancora nella fascia delle bambine quando mi fa comodo, ancora non lo so. Magari lo sono davvero. O magari no. No. Si. Boh. Forse.
Una mano stanca. Degli occhi che si chiudono. Lunghe ciocche di capelli che andranno via come neve sotto il sole.
Buonanotte.
Anzi, notte.
Farsene una ragione non è poi così male. Sorrido. Ma si lo faccio. Sto sorridendo. Vedete? Lo faccio. Ho gli occhi lucidi per la gioia. Non devo più aspettare. Non devo ammazzare il tempo. Potrò fare tutto come e quando voglio.
Colpa degli atti impuri?
E ridere di se stessi.E piangere di se stessi. E ridere. E mandarsi gentilmente a quel paese. E fare tutto con se stessi. Tagliarsi i capelli. Non lasciare nulla. Non credere ai superpoteri. Tantomeno al teletrasporto. Rovinarsi quel viola che tanto è stato amato. Tatuarsi nella mente ricordi. Si dice breve ma intenso.
Noi bambine non abbiamo scelta. E il perchè io mi metta ancora nella fascia delle bambine quando mi fa comodo, ancora non lo so. Magari lo sono davvero. O magari no. No. Si. Boh. Forse.
Una mano stanca. Degli occhi che si chiudono. Lunghe ciocche di capelli che andranno via come neve sotto il sole.
Buonanotte.
Anzi, notte.
Bastadevosmetterlativedonontivedotipensositipensoloevitomanonciriescomeloimpongoèlacosamiglioredafarebuonanotteancheateealeichemagarisaràdiunviolamigliore.
lunedì 9 febbraio 2009
Ho il 333, e siamo al 66..
In un posto dimenticato da dio c'è chi aspetta qualcuno. Che magari non arriverà mai. Ma la sola idea di attenderlo crea un sorriso su un viso rigato dalle lacrime. Su un viso che ha occhi solo ed esclusivamente per quel qualcuno. Il problema è che i chilometri non permettono di vedere. Occhi incellofanati. Mente rovinata. Magari si potrebbero barattare questi occhi per pensieri nuovi e puliti. Magari. Forse. Un giorno. Prossimamente. Probabile. Condizioni del cazzo. Non mi servono. Non le voglio. Non voglio nulla. O quasi. E allora mettersi a stilare liste di cose da fare nell'attesa. Tanto per ammazzare il tempo. Tanto per dimezzare lo strazio che travolge.
Le macchine rosse.
I capelli rossi.
Perle di saggezza universitarie.
Il caldo soffocante.
I programmi televisivi finti.
La gente che odia.
Quella che ama.
La confusione.
Gli urli silenziosi.
Il passato.
La debolezza.
L'emozione che si cerca in qualcunaltro.
Le lacrime per una dolce metà.
Le foto.
Gli incantevoli spettri.
L'alcool.
Il fumo.
La merda qui intorno.
La musica 'intellettuale'.
Azioni illegali che faranno passare per buone. Un pò perchè si è minorenni. Un pò perchè il proprio padre è del giro.
Passerà davvero prima il tempo? No.
Deridimi. Un pò è concesso. Un pò ti è concesso. Scusa. Ma non riesco a deviarmi. Si è incastrato il pulsante. E l'unica opzione che posso permettermi sei tu.
Purtroppo e perfortuna.
Le macchine rosse.
I capelli rossi.
Perle di saggezza universitarie.
Il caldo soffocante.
I programmi televisivi finti.
La gente che odia.
Quella che ama.
La confusione.
Gli urli silenziosi.
Il passato.
La debolezza.
L'emozione che si cerca in qualcunaltro.
Le lacrime per una dolce metà.
Le foto.
Gli incantevoli spettri.
L'alcool.
Il fumo.
La merda qui intorno.
La musica 'intellettuale'.
Azioni illegali che faranno passare per buone. Un pò perchè si è minorenni. Un pò perchè il proprio padre è del giro.
Passerà davvero prima il tempo? No.
Deridimi. Un pò è concesso. Un pò ti è concesso. Scusa. Ma non riesco a deviarmi. Si è incastrato il pulsante. E l'unica opzione che posso permettermi sei tu.
Purtroppo e perfortuna.
domenica 8 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
Il Nulla
Musica gratis. Aperitivi in pieno centro con il costante caos di gente. Sorrisi di chi si sta conoscendo. Due menti che si aspettano chissà cosa. Magari una di più, una di meno. Una normalità che per qualcuno vale davvero. Un'altra normalità che a qualcuno non è mai piaciuta. Una faccia indifferente agli eventi. Perchè il tempo di piangere è finito. Perchè il personaggio 'normale' di turno ce l'ha anche lei. Sonno. Tanto sonno. Storia dell'arte. Un amico che ti vuole bene. E forse non solo bene. Un amico che ti vuole e basta. Una lei che non sa cosa vuole. O meglio, lo sa, ma sarebbe stato meglio non saperlo. Uno pseudo caos che dilaga nella mente. Sonno. Tanto sonno. Delle mani che scrivono su una tastiera ormai consumata. Un sorriso. Sincero. Falso. Boh.
Un 'buonanotte vado a studiare che alla mia media scolastica, non sembra, ma ci tengo.'
Un 'buonanotte vado a studiare che alla mia media scolastica, non sembra, ma ci tengo.'
martedì 3 febbraio 2009
Il Moet Delle Occasioni Speciali
E scendere le scale e trovare tutto buio. Il tempo di dire 'dove sono tutti?' che si innalza un coro di tanti auguri a te! Il tempo di sorridere davvero contenta, un pò rossa dall'imbarazzo e con gli occhi lucidi perchè davvero non te l'aspettavi. E voler vedere te li in mezzo. Fare il primo brindisi col martini e guardarti negli occhi, augurandoci tanti di questi compleanni insieme. Tutti per noi. Tutti così maledettamente belli, sorridenti, davvero felici. Parli ogni tanto con qualcuno. Ti osservo e penso che li in mezzo, tra quelle persone, non riesco a vedere altri che te. Scarto regali, leggo biglietti. Ringrazio e bacio tutti. Una battuta ogni tanto. Una risata di gusto. E poi via, nell'attesa dell'antipasto salire in camera mia. Ricevere il regalo di cui davvero mi interessa qualcosa. Te. Un tuo bacio. Un tuo abbraccio. Le tue labbra che delicatamente si posano sulle mie sussurrando 'buon compleanno'. Sono 20 ore che sento quelle due parole. E sono 20 ore che rispondo sempre la stessa cosa. Ma tu sei lo schizzo verde sulla mia tavola viola. Ed è come se nessuno, in 17 anni mi avesse mai detto una cosa del genere. Avevo risposto spesso a quell'augurio. Ma con te non avevo parole. Mi inondava una terribile paura di rovinare tutto. Ehi attento, potrei davvero abituarmi a tutto questo. Se non sei fatto per la mia vita, allontanati da ora. Ok no, magari ora resta. C'è la torta, le foto. Gli amici che mi guardano e dicono contenti 'resti comunque la più piccola!' Non voglio essere da sola in tutto questo. Rimani con me. Almeno per stasera. Almeno il giorno del mio compleanno. E tu rimani. Perchè mi vuoi bene. Perchè se mi abbracci non fai altro che stringermi sempre di più per paura che me ne vada. Ma io non me ne vado. Resto qui. A festeggiare, a brindare, a scartare regali, a cadere stremata sul letto a festa finita. Resto qui con l'incessante paura che da un giorno all'altro tu te ne possa andar via. E io ti capirò, davvero. A volte non capisco come non l'abbia già fatto. Ma ogni giorno mi sorprendi, e aumenti in me la paura che tu scompaia come neve sotto il sole. E' il mio compleanno, e l'unica cosa che vorrei sono quattro mura che circondano te. Una prigione fatta di felicità. La nostra. Ti chiamo subito dopo i tuoi auguri, perchè è il mio compleanno, mi concedo di dire quello che non riesco a esprimere in nessun caso. Decido di dirtelo a voce, perchè è più bello, perchè aiuterebbe la mia immaginazione ad avere un'immagine più nitida di te. Ma appena sento la tua voce, a cui non riuscirò mai ad abituarmi, la paura, la vergogna, e l'auto-derisione mi prendono. Come in stazione. E allora davanti a uno specchio, a una me stessa che non sono io, mi guardo e mi fermo. Decido di rimanere silenziosamente complicata spettatrice dei miei pensieri, che non sono poi così tanto confusi, ma che li rendo tali per non darmi pace e cercare qualcosa che mi possa far star meglio. Il mio compleanno è finito. Ora inizierò a godermi il mio ultimo anno da minorenne. Puoi decidere cosa fare. Hai libero arbitrio su tutto. E penso te ne sia accorto.
L'aria da fotomodella vissuta mi sta un pò male.
L'aria da fotomodella vissuta mi sta un pò male.
domenica 1 febbraio 2009
Dicembre
Mi basti svegliarmi con te che dici o scrivi il mio nome la domenica.
Sarei capace di immaginarmi noi due nello stesso letto, sotto lenzuola bianche. Mi divertirebbe sapere che tu mi stia fissando mentre apro gli occhi. E avere un sorriso come quelli che non si vedono spesso, uno di quelli che la gente riserva solo per occasioni speciali e uniche.
Già, mi piace immaginare. Mi piace immaginarti. Immaginarci. Se è quello che ho, me lo faccio bastare. Non voglio chiedere altro, potrebbe solo farmi male non riuscendo ad averlo. Posso anche vederti con altra gente che non sia io e che non ti dia il minimo accenno di me. Va bene. Non posso averti sempre. Però so che ti ho avuto. Che ci sono stati quei pomeriggi, quelle giornate, quelle notti in cui c'ero solo io. E allora va bene. Starò male. Perderò di vista quel sorriso unico e speciale. Ma va bene, so di esserci stata. Mi piacerebbe pensare di essere come il sole a mezzogiorno. Urlarlo, sentirlo davvero quel caldo. Ma per ora riesco solo a sentire i gradi sottozero di questa città che mi ha annoiato, che sa di abitudinario, di medievale, e di terremoti che mettono in ansia la gente. Ogni uomo che incontro cerco di modellarlo a tua immagine. Dirgli 'ehi, che ne dici se ti facessi crescere i capelli!' 'Sai disegnare?' 'Posso accarezzarti la testa e vederti andare in estasi?' Ma alla fine mi limito a prenderci un caffè. Parlare di università. Scuola. Tempi passati. Roba di cui potrei fare benissimo a meno, ma che le circostanze ti impongono.
Ma dopo tutto sto bene, perchè anche se nessuno sa di me, di te, le labbra si aprono fiere come un sipario, e gli occhi guardano il vuoto. Che è riempito da te.
Cerco un cielo blu scuro.
Sarei capace di immaginarmi noi due nello stesso letto, sotto lenzuola bianche. Mi divertirebbe sapere che tu mi stia fissando mentre apro gli occhi. E avere un sorriso come quelli che non si vedono spesso, uno di quelli che la gente riserva solo per occasioni speciali e uniche.
Già, mi piace immaginare. Mi piace immaginarti. Immaginarci. Se è quello che ho, me lo faccio bastare. Non voglio chiedere altro, potrebbe solo farmi male non riuscendo ad averlo. Posso anche vederti con altra gente che non sia io e che non ti dia il minimo accenno di me. Va bene. Non posso averti sempre. Però so che ti ho avuto. Che ci sono stati quei pomeriggi, quelle giornate, quelle notti in cui c'ero solo io. E allora va bene. Starò male. Perderò di vista quel sorriso unico e speciale. Ma va bene, so di esserci stata. Mi piacerebbe pensare di essere come il sole a mezzogiorno. Urlarlo, sentirlo davvero quel caldo. Ma per ora riesco solo a sentire i gradi sottozero di questa città che mi ha annoiato, che sa di abitudinario, di medievale, e di terremoti che mettono in ansia la gente. Ogni uomo che incontro cerco di modellarlo a tua immagine. Dirgli 'ehi, che ne dici se ti facessi crescere i capelli!' 'Sai disegnare?' 'Posso accarezzarti la testa e vederti andare in estasi?' Ma alla fine mi limito a prenderci un caffè. Parlare di università. Scuola. Tempi passati. Roba di cui potrei fare benissimo a meno, ma che le circostanze ti impongono.
Ma dopo tutto sto bene, perchè anche se nessuno sa di me, di te, le labbra si aprono fiere come un sipario, e gli occhi guardano il vuoto. Che è riempito da te.
Cerco un cielo blu scuro.
mercoledì 28 gennaio 2009
Loro
E quando avrò voglia di ricordare, quando il presente mi starà stretto o troppo largo, riandrò li. In quel luogo. Noi con la voglia di nascondersi dal mondo. Noi con poche esperienze in mano ma che ci sentivamo i padroni del mondo. Noi un pò vandali. Un pò bambini. Noi che tutto quello che volevamo erano venti sigarette. E tanta voglia di non far nulla. Noi che avevamo anche i momenti seri. Con la politica. La guerra. La paura e la voglia di crescere. Noi che però andavamo sempre a finire nello stupido, nel superficiale. Ma avanti, eravamo pur sempre in fuga dalla scuola. Noi che progettavamo fughe notturne per andare a bere in qualche locale e svegliarsi la mattina chissà dove con gli occhi gonfi e rossi e un mal di testa. Noi che eravamo davvero noi.
Ora sono li. Con la musica nelle orecchie, sola. Che fisso quell'angolo di vita che ha visto e che non dice. Che leggo quella panchina. Quelle date, quelle offese, quelle frasi che ci appartenevano. Come se alla gente che passava di li importasse qualcosa. Sembra che quel posto senta la nostra mancanza. Ed è come se mi chiedesse 'tu la senti la mia?' No. Io non sento la mancanza di nessuno. Ma rifugiarmi in un sorriso passato mi fa star bene. E mi aiuta a sorridere anche nel presente. 'Sei sicura? Davvero non vuoi di nuovo tutto questo?' NO. Mai stata cosi sicura. E allora quando il pensiero inizia a perseguitarmi scappo via. E mi rifugio in un altro ricordo.
Un locale. Una sera. Un bagno. Due birre. Mi basta questo. E pensare e sorridere. E sorridere e pensare. Poi tornare alla realtà e rendersi conto che non è come quella volta. E magari non lo sarà mai più.
E allora forse penso che devo smetterla di ricordare troppo. Perchè dopo tutto mi faccio sempre del male. Continuo a stringere i pugni. A volerli sbattere sul muro e non sentire nemmeno dolore. Continuo a bloccare la mia voce quando è in procinto di urlare e piangere.
Ma dopo tutto, perchè devo privarmi anche di un solo breve sorriso se mi fa star bene anche solo per un attimo?
C'è troppo poco intorno a te che lo rivuoi.
Ora sono li. Con la musica nelle orecchie, sola. Che fisso quell'angolo di vita che ha visto e che non dice. Che leggo quella panchina. Quelle date, quelle offese, quelle frasi che ci appartenevano. Come se alla gente che passava di li importasse qualcosa. Sembra che quel posto senta la nostra mancanza. Ed è come se mi chiedesse 'tu la senti la mia?' No. Io non sento la mancanza di nessuno. Ma rifugiarmi in un sorriso passato mi fa star bene. E mi aiuta a sorridere anche nel presente. 'Sei sicura? Davvero non vuoi di nuovo tutto questo?' NO. Mai stata cosi sicura. E allora quando il pensiero inizia a perseguitarmi scappo via. E mi rifugio in un altro ricordo.
Un locale. Una sera. Un bagno. Due birre. Mi basta questo. E pensare e sorridere. E sorridere e pensare. Poi tornare alla realtà e rendersi conto che non è come quella volta. E magari non lo sarà mai più.
E allora forse penso che devo smetterla di ricordare troppo. Perchè dopo tutto mi faccio sempre del male. Continuo a stringere i pugni. A volerli sbattere sul muro e non sentire nemmeno dolore. Continuo a bloccare la mia voce quando è in procinto di urlare e piangere.
Ma dopo tutto, perchè devo privarmi anche di un solo breve sorriso se mi fa star bene anche solo per un attimo?
C'è troppo poco intorno a te che lo rivuoi.
domenica 25 gennaio 2009
Il Mondo In Chiave Statica
In una cella fatta di pelle e carne. Resta li facendo finta che è tutto quello che vorrebbe. Scherza, ride, beve come sempre. Come se volesse dire: 'io non ho problemi. sono felice. sono felice. SONO FELICE. perchè non ho bisogno di niente e nessuno.' Ma nella tequila non c'è la felicità. La tequila non riempie quel vuoto e solitudine che ha dentro. La tequila non riscalda. Non pulisce. Ma ti permette di spegnere il cervello. Perlomeno finchè non ti risvegli dal collasso. E allora giù. Una, due, tre... sette. Ma no. Nemmeno quella serve. L'alcool non serve a nulla se hai qualcosa di più potente che ti fa perdere la ragione e il baricentro. Sono ancora le 23. Che ci sto a fare qui? Non alza lo sguardo nemmeno per cercare chi o cosa vorrebbe. Tanto non c'è. Che cerco a fare. Cosa resto a fare. E via, uscire dal solito monotono locale con la scusa di una sigaretta. Nascondersi in qualche vicolo e piangere. Fare finta di perdersi in quella piccola città in cui nessuno potrebbe perdersi. Tantomeno lei che la conosce in ogni piccola via. Poi la guardo, senza dirle nulla. E mi dice 'non sono la prima'. Vorrei ammazzarla per il suo egocentrismo. Per la sua presunzione di fare del bene a tutti. Ma penso che si stia ammazzando già da sola. Me ne vado con lo stesso silenzio con cui sono arrivata. E continuo a lasciarla in quella cella da sola.
S'il vous plait baciatemi e scordatemi.
S'il vous plait baciatemi e scordatemi.
venerdì 23 gennaio 2009
Mani Sporche E Cuori Lavati
Intingi le dita nel colore. Te le sporchi cosicchè dopo possa giocare con me, sfiorandomi e macchiandomi. Facendomi diventare un arcobaleno. Usi il blu e fai sentire un pò di dio o dei suoi affini. Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere. Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intrapendenza del sangue. Usi il rosso per le radici. Usi il bianco per accendere la luce. Usi il nero per spegnerla. Per accendere l'ombra. Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità. Un vestito bianco che fa da tela. Capelli raccolti per lasciare libero spazio alla tua immaginazione. Una stanza. Due persone. Io e te. E il mondo che da dietro la porta ci spia. Chiedendosi perchè non sia là fuori con lui. Ad essere a sua completa disposizione. A rimanere in silenzio immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Ma non me ne curo. Resto in quella stanza perchè quattro mura mi bastano se ci sei tu e le tue dita che mi colorano. Poi tocca a me. E inizio a disegnarti piccoli fiori sul corpo. Immagino che siano velenosi. E che io viva di quel veleno. Solo io. Il mio veleno benigno. Per gli altri? Solo dolore e sofferenza. E mi guardi, mentre ti racconto la storia di quei fiori. Mi guardi e sorridi. E non riesci bene a nascondere quell'espressione incerta e un pò terrorizzata dal mio sadismo. Ma in fondo sei felice. Si lo so, me lo sento. E ti prego, non convincermi del contrario. Altrimenti quei fiori potrebbero trasformarsi in lame appuntite che lacerano la pelle. La mia. La tua. Ma non voglio pensarci. Voglio vedere i nostri corpi intatti. Lisci. Colorati. Non voglio sapere cosa tu possa avere in mente al momento. Vorrei non avessi nulla. Ma mi rendo conto del fiume di pensieri che ti scorre in testa. Vorrei esser capace di prosciugarlo. Ma magari sono solo capace di farlo straripare. Non credo in nessuno. Solo nel potere che hanno quei colori su di noi. Che ci fanno venire ancora più voglia di sporcarci, toccarci, deriderci.
I colori si seccano. E bisogna pulirsi. Io non ne ho voglia. Rimarrei li per un'altra eternità. Per sempre colorata. Colorata da te. Ma devi andare. Mi colori per un'ultima volta e vai. Ti ripulisci. Io desidero solo restare li. Stesa in quell'orgia di colori infinita che mi permette di assaporare quello che hai lasciato di te. Ma poi arriva il tempo in cui il mondo si stanca di spiarmi. E mi riprende. Mi pulisce. E rinizia tutto da capo. Io immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Piangerò. Ma potrò finalmente dire di aver vissuto. E allora che il mondo mi riprenda. Mi immobilizzi. Mi lasci cadere le lacrime bollenti senza nemmeno asciugarle. Una Maddalena metropolitana. Fate quel che volete. Chi volevo c'è stato. Non mi serve un per sempre. L'abitudine magari mi ucciderebbe.
Usi il verde per vedermi sorridere.
I colori si seccano. E bisogna pulirsi. Io non ne ho voglia. Rimarrei li per un'altra eternità. Per sempre colorata. Colorata da te. Ma devi andare. Mi colori per un'ultima volta e vai. Ti ripulisci. Io desidero solo restare li. Stesa in quell'orgia di colori infinita che mi permette di assaporare quello che hai lasciato di te. Ma poi arriva il tempo in cui il mondo si stanca di spiarmi. E mi riprende. Mi pulisce. E rinizia tutto da capo. Io immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Piangerò. Ma potrò finalmente dire di aver vissuto. E allora che il mondo mi riprenda. Mi immobilizzi. Mi lasci cadere le lacrime bollenti senza nemmeno asciugarle. Una Maddalena metropolitana. Fate quel che volete. Chi volevo c'è stato. Non mi serve un per sempre. L'abitudine magari mi ucciderebbe.
Usi il verde per vedermi sorridere.
giovedì 22 gennaio 2009
Doglie Blu
E sembrava che certe cose non la toccassero più. Sembrava che Lei oramai avesse trovato una stabilità, seppur apparente, ma comunque che faceva sorridere. E' giovane, e si è detta 'ne ho fatte di esperienze.' In realtà non ha fatto un cazzo. O meglio, si ha fatto, ma non ha provato nulla. E allora continuare ad autoconvincersi di essere adulta, matura. Di essere avanti per la propria età. Fumare sigarette sentendosi abbastanza grandi da non nascondersi nemmeno più per vicoli. Chiedere superalcoolici senza nemmeno il bisogno di dover più dire la tua età. Uscire di casa senza dover dire con chi, quando e perchè esci. E' questo che fa davvero grande una persona? No. E Lei magari se n'è resa conto troppo tardi. Ha portato all'eccesso quella sensazione di 'grande' che ora la distrugge. Che ora, l'idea di sentirsi come le bambine che Lei ha giudicato, deriso, la ammazza.
Va avanti e va indietro. Peccato che ciò non accada a suo piacimento.
Lunghi discorsi con la sua coscienza. Lunghe vane attese nella speranza che una risposta arrivi. Crisi esistenziale? No, solo voglia di tornare indietro e poter fermare il tempo li, in quel preciso istante in cui quel filo di seta era liscio, leggero e bianco. Ma la seta è delicata, e Lei non ha mai avuto una certa attinenza con la delicatezza.
E' piccola. E' una bambina. E non ha scelta. E magari per il momento continuerà a nascondersi in piccoli vicoli per fumare quelle due o tre sigarette di cui non sentirà nemmeno il sapore. Continuerà a cercare la mamma per farsi coccolare su un divano guardando inutili telefilm. Continuerà a sognare. Solo quello. Perchè il tempo per provare davvero quei sogni ancora deve arrivare. Continuerà a sorridere senza grandi gesti. Per le piccole cose. Un sole. Una primavera. Una cena con le amiche. Piccoli segreti. Piccole cotte.
Niente alcool, niente divertimento eccessivo, niente consultorio, niente uomini più grandi, niente confusione. Solo sorrisi leggeri, abbracci facili, formule matematiche semplici, brividi per uno sfiorato bacio sulle labbra.
AAA. Cercasi disperatamente lobotomizzazione.
Va avanti e va indietro. Peccato che ciò non accada a suo piacimento.
Lunghi discorsi con la sua coscienza. Lunghe vane attese nella speranza che una risposta arrivi. Crisi esistenziale? No, solo voglia di tornare indietro e poter fermare il tempo li, in quel preciso istante in cui quel filo di seta era liscio, leggero e bianco. Ma la seta è delicata, e Lei non ha mai avuto una certa attinenza con la delicatezza.
E' piccola. E' una bambina. E non ha scelta. E magari per il momento continuerà a nascondersi in piccoli vicoli per fumare quelle due o tre sigarette di cui non sentirà nemmeno il sapore. Continuerà a cercare la mamma per farsi coccolare su un divano guardando inutili telefilm. Continuerà a sognare. Solo quello. Perchè il tempo per provare davvero quei sogni ancora deve arrivare. Continuerà a sorridere senza grandi gesti. Per le piccole cose. Un sole. Una primavera. Una cena con le amiche. Piccoli segreti. Piccole cotte.
Niente alcool, niente divertimento eccessivo, niente consultorio, niente uomini più grandi, niente confusione. Solo sorrisi leggeri, abbracci facili, formule matematiche semplici, brividi per uno sfiorato bacio sulle labbra.
AAA. Cercasi disperatamente lobotomizzazione.
mercoledì 21 gennaio 2009
Ses Lèvres Au Sourir Pervers
Stanotte è stato tutto diverso. Non sentivo nulla. Non ricordavo nulla. Ero li, in silenzio, immobile. Davanti a lui che in una strana forma mi amava a modo suo. E il mio silenzio rimaneva. Il mio disprezzo persisteva. La mia figura è fissa nei suoi occhi avidi. E io non parlavo. Sono riuscita a bisbigliare solo un fioco: 'non sulla mia bocca'. E continuava. Come se fossi una statua. Priva di pensiero, di emozioni. Un telefono che squillava a vuoto. Un desiderio logorante di non essere li. Ma un sorriso perchè per un attimo, solo un attimo, ti avevo rivisto. Vieni e vai. Piangevo. Come non facevo da tanto. Quasi mi mancava il respiro. Sentivo solo frasi fatte che rimbombavano nella mia testa. Cercavo di farle mie e di crederci davvero. Ma il disprezzo mi ammazzava. Non posso essere diversa? Un 'no' padroneggiava le mie risposte. E io vorrei davvero cambiare, migliorare, riflettere. Ma gli avvenimenti non me lo permettono. E' che ho paura. Troppa. Inutile. Sciocca. Mi sento sola anche se so che non dovrei. Quell'uomo mi uccide dentro. Ma lo faccio perchè credo che tutto è lecito. Lui non sente le mie lacrime. Le mie richieste d'attenzione. Non sente nulla.
Ti inviterei a piangere con me, ma rischieremo d' affogare.
Ti inviterei a piangere con me, ma rischieremo d' affogare.
martedì 20 gennaio 2009
Alcolici Andati A Male
Notti insonni e segreti che dormono. Dov'è quel velo di confessioni che ci copriva dopo la fascia protetta? Dove sono quelle citazioni scontante, ma benigne? Hemingway, Muccino, Verlaine. La voglia di rimanere infanti ma sentirsi sempre e comunque più adulti degli adulti.
Mi ero promessa di non pensare alle mie azioni. Ho deciso di spegnere il cervello un bel pò di tempo fa. E' sempre andata male. Ma non me ne sono mai curata. E invece ora, vedo te che sorridi davanti a una torta. E io che mando giù l'ennesimo bicchiere di vino. Vedo parole inconsistenti che non vogliono dire nulla. Vedo due persone che come loro nessuno mai. E che adesso sono tornate ad essere superficiali. Mi domando sempre cosa voglio. Cosa pretendo. Cosa sei. Chi sei. Perchè.
Chiudo gli occhi e in mente ho solo due nomi. Due volti. Due situazioni così diverse e le mie sensazioni così uguali. Vedo labbra. Sento voci. Modi delicati e sorrisi sinceri.
Desidererei tornare solo per me stessa. Ma poi una frase, un viso, un cuore, una finestra che lampeggia e me stessa passa in secondo piano.
Fumo per inerzia. Studio per dovere. Sorrido perchè è quello che si aspettano. Non dico nulla perchè potrebbero fraintendere la realtà col mio solito sarcasmo. Resto con me stessa. Lunghi monologhi che non aiutano. Che danno solo libero sfogo ai miei pensieri. Ma che restano tra quelle quattro mura verde acido che sanno fin troppo. Muri che assorbono parole, persone, situazioni che vorrei dimenticare con una facilità tale da non rendermi nemmeno conto che siano accadute. Che le abbia vissute.
Lunghi boccoli che cadono. Mani che si stempiano. Occhi rossi e pancia gonfia. Ho fatto tutto quello che dovevo e volevo fare. E ora cosa mi rimane? Un incessante e delirante dubbio. O forse due. Una sensazione di vuoto ma pieno, inspiegabile. Un viola che sta stretto. E delle parole che non sanno di nulla. Una potenza falsa, temporanea, stupida. Stupida. I miei piercing. I miei capelli colorati. Lo smalto scuro e la pelle chiara. Un anno fa sarei stata felice. Con l'essenziale. Ma l'essenziale è invisibile agli occhi, e forse i miei di occhi ancora non riescono a vedere nulla. Forse è per questo che li mantengo aperti il più possibile.
E come dice Miss C. : Dovevo. Potevo. Volevo.
Ho solo freddo. Tutto qui. Ma non chiedo una coperta. Non chiedo nulla. Rimango silenziosa spettatrice degli eventi.
Sorriso per pochi. Indifferenza per molti.
Un serpente e una stella non possono rovinarmi l'esistenza.
Ti chiederei una coperta se solo sapessi con certezza che tu abbia una coperta. Ma non so cosa nascondi nel tuo armadio. Forse meglio. O solo peggio.
Siamo come Achille e la tartaruga. Scegli tu quale parte avere.
Mi ero promessa di non pensare alle mie azioni. Ho deciso di spegnere il cervello un bel pò di tempo fa. E' sempre andata male. Ma non me ne sono mai curata. E invece ora, vedo te che sorridi davanti a una torta. E io che mando giù l'ennesimo bicchiere di vino. Vedo parole inconsistenti che non vogliono dire nulla. Vedo due persone che come loro nessuno mai. E che adesso sono tornate ad essere superficiali. Mi domando sempre cosa voglio. Cosa pretendo. Cosa sei. Chi sei. Perchè.
Chiudo gli occhi e in mente ho solo due nomi. Due volti. Due situazioni così diverse e le mie sensazioni così uguali. Vedo labbra. Sento voci. Modi delicati e sorrisi sinceri.
Desidererei tornare solo per me stessa. Ma poi una frase, un viso, un cuore, una finestra che lampeggia e me stessa passa in secondo piano.
Fumo per inerzia. Studio per dovere. Sorrido perchè è quello che si aspettano. Non dico nulla perchè potrebbero fraintendere la realtà col mio solito sarcasmo. Resto con me stessa. Lunghi monologhi che non aiutano. Che danno solo libero sfogo ai miei pensieri. Ma che restano tra quelle quattro mura verde acido che sanno fin troppo. Muri che assorbono parole, persone, situazioni che vorrei dimenticare con una facilità tale da non rendermi nemmeno conto che siano accadute. Che le abbia vissute.
Lunghi boccoli che cadono. Mani che si stempiano. Occhi rossi e pancia gonfia. Ho fatto tutto quello che dovevo e volevo fare. E ora cosa mi rimane? Un incessante e delirante dubbio. O forse due. Una sensazione di vuoto ma pieno, inspiegabile. Un viola che sta stretto. E delle parole che non sanno di nulla. Una potenza falsa, temporanea, stupida. Stupida. I miei piercing. I miei capelli colorati. Lo smalto scuro e la pelle chiara. Un anno fa sarei stata felice. Con l'essenziale. Ma l'essenziale è invisibile agli occhi, e forse i miei di occhi ancora non riescono a vedere nulla. Forse è per questo che li mantengo aperti il più possibile.
E come dice Miss C. : Dovevo. Potevo. Volevo.
Ho solo freddo. Tutto qui. Ma non chiedo una coperta. Non chiedo nulla. Rimango silenziosa spettatrice degli eventi.
Sorriso per pochi. Indifferenza per molti.
Un serpente e una stella non possono rovinarmi l'esistenza.
Ti chiederei una coperta se solo sapessi con certezza che tu abbia una coperta. Ma non so cosa nascondi nel tuo armadio. Forse meglio. O solo peggio.
Siamo come Achille e la tartaruga. Scegli tu quale parte avere.
giovedì 15 gennaio 2009
La Tua Immagine Nervosa.
Posso piangere come le bambine che cadono e si sfregiano le ginocchia?
Posso urlare senza che nessuno mi ascolti?
Posso evitare di stringere i pugni se ci penso, ti penso?
Posso rimanere in silenzio e uscire di scena come un'attrice che non sa la sua parte?
La tua purezza è nell'essere inconsapevole Art Decò.
martedì 13 gennaio 2009
Incantevoli Spettri.
Gocce d'acqua e schiuma scivolano sui miei fianchi. Arrivano giù, fin sui piedi. Desidererei che i miei pensieri scivolassero così, come quelle goccioline calde e veloci.
Ciocche viola giaciono sul mio petto. Come fiori su di un prato. Magari se le bagno crescono proprio come i fiori. O magari dovrei solo tagliarle.
Mani delicate e lisce mi accarezzano la schiena. Vorrei non andassero mai via. Come lama che vuole tagliarmi, incidermi. Quella lama che nel suo male fa star bene più di qualunque altra cosa.
Ti vedo li, lontano da me. Nella bellezza di sempre. Nella bellezza che a volte non riesce a farmi credere che per un pò di tempo è stata mia. Solo Mia. Nella bellezza che se chiudo gli occhi sento vicina. La melodia di quel silenzio che ci univa. Il sottofondo di quei respiri arrivati in tempi diversi ma con la stessa intonazione. Quando decido di non parlare, di lasciar spegnere la luce, arrivi Tu, mio folle bardo, che riesci a fare della mia figura una splendida esaltazione. Come fai? Ti chiedo. Ma non rispondi, quasi volessi mantenere il segreto. O magari nemmeno Tu lo sai. Magari la risposta dovrei saperla io. Ma questo non è il momento di trovare risposte. Forse trovandole rischieremo di rovinare quel leggero e splendente nastro di seta che ci lega l'uno all'altro. E allora rimaniamo senza risposte serie. Andiamo avanti con quella semplicità con cui riusciamo, in qualche modo, a pensarci e non dimenticarci. L'hai detto tu. Io riesco solo a non biasimarti e a convincermi che dopo tutto, la normalità è soggettiva.
E poi anche i supereori hanno le proprie crisi interiori.
Mi giro, e vedo il latte e la pesca. Bella. Grande nella sua piccola statura. Che quasi non tocco per paura di rovinare. Di farle del male. Di riuscire anche stavolta a rovinare tutto per un pensiero passeggero. Le chiedo scusa. Lei dice che non è colpa mia. Sai, in fondo non ho mai avuto il desiderio di confessare tutto. Mai, in nessuna situazione. Ma con te le cose cambiano. Quel legame particolare, reso nei dettagli significa tutto. Significa che devo condividere con te me stessa e i miei pensieri. Ma significa anche che non meriti me. Non devi meritarmi. Non hai bisogno di me. Vorrei fosse così, ma non lo è. So che ti guarderò, e mi rimangerò tutte queste parole. Ma poi le ricaccerò, non appena altre parole mi annebbieranno il cervello. Ti chiedo scusa. Si, è colpa mia. Desidero impossessarmi di te spesso. Ma non sono nessuno. E non voglio essere nessuno. Perlomeno non con te. Non ora. Ora che vivi, morirei alla sola idea di essere la causa della tua morte. Ho fatto tanto male. Troppo. E ammetto che continuerò a farlo. Magari anche volontariamente. Ma non a te. Sei quello che ho sempre desiderato. Uccidere un mio desiderio, ucciderebbe me stessa. Scusa. Non finirò mai di dirlo.
Magari non prendo nemmeno la strada più facile. Forse è solo quella che desidero davvero.
Ho paura.
Se chiudo gli occhi capita spesso di pensare a un supereroe. Che mi travolge e mi protegge.
Se sogno capita spesso quel legame reso nei dettagli. Che mi fa venir voglia di morire dormendo.
Ho paura.
Mes Petits Verlaine.
Ciocche viola giaciono sul mio petto. Come fiori su di un prato. Magari se le bagno crescono proprio come i fiori. O magari dovrei solo tagliarle.
Mani delicate e lisce mi accarezzano la schiena. Vorrei non andassero mai via. Come lama che vuole tagliarmi, incidermi. Quella lama che nel suo male fa star bene più di qualunque altra cosa.
Ti vedo li, lontano da me. Nella bellezza di sempre. Nella bellezza che a volte non riesce a farmi credere che per un pò di tempo è stata mia. Solo Mia. Nella bellezza che se chiudo gli occhi sento vicina. La melodia di quel silenzio che ci univa. Il sottofondo di quei respiri arrivati in tempi diversi ma con la stessa intonazione. Quando decido di non parlare, di lasciar spegnere la luce, arrivi Tu, mio folle bardo, che riesci a fare della mia figura una splendida esaltazione. Come fai? Ti chiedo. Ma non rispondi, quasi volessi mantenere il segreto. O magari nemmeno Tu lo sai. Magari la risposta dovrei saperla io. Ma questo non è il momento di trovare risposte. Forse trovandole rischieremo di rovinare quel leggero e splendente nastro di seta che ci lega l'uno all'altro. E allora rimaniamo senza risposte serie. Andiamo avanti con quella semplicità con cui riusciamo, in qualche modo, a pensarci e non dimenticarci. L'hai detto tu. Io riesco solo a non biasimarti e a convincermi che dopo tutto, la normalità è soggettiva.
E poi anche i supereori hanno le proprie crisi interiori.
Mi giro, e vedo il latte e la pesca. Bella. Grande nella sua piccola statura. Che quasi non tocco per paura di rovinare. Di farle del male. Di riuscire anche stavolta a rovinare tutto per un pensiero passeggero. Le chiedo scusa. Lei dice che non è colpa mia. Sai, in fondo non ho mai avuto il desiderio di confessare tutto. Mai, in nessuna situazione. Ma con te le cose cambiano. Quel legame particolare, reso nei dettagli significa tutto. Significa che devo condividere con te me stessa e i miei pensieri. Ma significa anche che non meriti me. Non devi meritarmi. Non hai bisogno di me. Vorrei fosse così, ma non lo è. So che ti guarderò, e mi rimangerò tutte queste parole. Ma poi le ricaccerò, non appena altre parole mi annebbieranno il cervello. Ti chiedo scusa. Si, è colpa mia. Desidero impossessarmi di te spesso. Ma non sono nessuno. E non voglio essere nessuno. Perlomeno non con te. Non ora. Ora che vivi, morirei alla sola idea di essere la causa della tua morte. Ho fatto tanto male. Troppo. E ammetto che continuerò a farlo. Magari anche volontariamente. Ma non a te. Sei quello che ho sempre desiderato. Uccidere un mio desiderio, ucciderebbe me stessa. Scusa. Non finirò mai di dirlo.
Magari non prendo nemmeno la strada più facile. Forse è solo quella che desidero davvero.
Ho paura.
Se chiudo gli occhi capita spesso di pensare a un supereroe. Che mi travolge e mi protegge.
Se sogno capita spesso quel legame reso nei dettagli. Che mi fa venir voglia di morire dormendo.
Ho paura.
Mes Petits Verlaine.
lunedì 12 gennaio 2009
Beethoven O Chopin?
L'ambiguità è stata la mia compagna di sempre. Da quando ero piccola.
Ma ora no, ora non la voglio più. Voglio poter parteggiare per qualcuno, per qualcosa, per me.
Invece resto qui, con mille pensieri e paranoie. Studiando Shakespeare. E tentando di capire se anche io potrò mai illuminare il buio a lungo.
La mia luce si sta spegnendo, e non voglio accada. Come vortice sta risucchiando tutto chimeritapiùdime.
Rimarrai in silenzio, senza dirmi nulla. Come se nulla fosse accaduto. E farò finta che davvero non ci sia nulla a cui pensare. Andremo avanti con la pseudo leggerezza che ci caratterizza da sempre. Con mille verità nascoste. Che si celeranno da sole, senza troppi gesti, troppe parole, troppi monologhi.
In fondo recitare è sempre stata la mia passione.
Ma ora no, ora non la voglio più. Voglio poter parteggiare per qualcuno, per qualcosa, per me.
Invece resto qui, con mille pensieri e paranoie. Studiando Shakespeare. E tentando di capire se anche io potrò mai illuminare il buio a lungo.
La mia luce si sta spegnendo, e non voglio accada. Come vortice sta risucchiando tutto chimeritapiùdime.
Rimarrai in silenzio, senza dirmi nulla. Come se nulla fosse accaduto. E farò finta che davvero non ci sia nulla a cui pensare. Andremo avanti con la pseudo leggerezza che ci caratterizza da sempre. Con mille verità nascoste. Che si celeranno da sole, senza troppi gesti, troppe parole, troppi monologhi.
In fondo recitare è sempre stata la mia passione.
domenica 11 gennaio 2009
Il seno.
Scusa se ti ho fatto perdere le parole. Vorrei aiutarti a ritrovarle, ma non è una buona idea. Allora ti lascerò andare in solitudine. Tu e il tuo io. Le troverai, perchè anche se non è quello che fai vedere, ne hai tante di parole. Una più giusta dell'altra. Ecco il perchè di tutto.
Ti pentirai di aver scelto me per i tuoi segreti. Per le piccole confessioni che fanno male e che fanno bene. Per il cazzeggio gratuito che ci permette di non pensare al resto. Per gli sguardi che vogliono dire troppe cose, che tutte insieme sono devastanti.
Perchè ho fatto una cosa del genere? Non chiederlo. Ma se pensavo che i miei pensieri fossero solo frutto di una noia estiva, ora sono sicura che la noia non c'entra.
Un menage à trois mentale. Vorrei solo che le cose fossero più semplici. Vorrei non esistesse lontananza. Magari cosi non ti avrei mai pensato. Sarebbe davvero stato tutto più facile. Ma passerà, ne sono sicura. Solo che non stasera, non ora. Non posso farmi passare nulla al momento. Ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa per continuare ad essere la me stessa di sempre, e mi servi tu, e anche l'altro. Ma forse, prima di voi due, non ero poi così me stessa. Lo ero, ma non così in fondo.
Mi andrebbe solo di piangere, e magari lo faccio. Non sento lacrime che bruciano gli occhi da troppo. Non si tratta di tristezza. Ma Malinconia. Risentimento. Maledette Ossessioni. Paura. Paranoie. Ricordi laceranti. Piango per tutto e per niente. Ma come al solito faccio progetti. E sto progettando anche il mio pianto. E allora, per l'ennesima volta non piangerò. Ma andrò a letto. Stavolta lo faccio davvero, dormirò come non faccio da giorni. E penserò. Ci penserò. Lo penserò. E giocherò immaginando la mia vita senza aver conosciuto nessuno. Mi immaginerò ora nell'apatia di sempre. Nel nonsentirenulla di sempre. Che ho sempre odiato. Che odio tutt'ora. Ma sono solo capace di confondere. Non sono la persona adatta per un lungo lasso di tempo. Sono quella che confonde e che cazzeggia.
Andrò avanti, e magari cambia la stagione e cambio anche io. Altra gente che mi vorrà bene, che mi dirà 'sei diversa' e che poi andrà via.
Il pessimismo della domenica sera dilaga la mia mente.
Vorrei scappare. Magari lo faccio.
Vorrei non pensare a nulla. Magari non ora.
Ti pentirai di aver scelto me per i tuoi segreti. Per le piccole confessioni che fanno male e che fanno bene. Per il cazzeggio gratuito che ci permette di non pensare al resto. Per gli sguardi che vogliono dire troppe cose, che tutte insieme sono devastanti.
Perchè ho fatto una cosa del genere? Non chiederlo. Ma se pensavo che i miei pensieri fossero solo frutto di una noia estiva, ora sono sicura che la noia non c'entra.
Un menage à trois mentale. Vorrei solo che le cose fossero più semplici. Vorrei non esistesse lontananza. Magari cosi non ti avrei mai pensato. Sarebbe davvero stato tutto più facile. Ma passerà, ne sono sicura. Solo che non stasera, non ora. Non posso farmi passare nulla al momento. Ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa per continuare ad essere la me stessa di sempre, e mi servi tu, e anche l'altro. Ma forse, prima di voi due, non ero poi così me stessa. Lo ero, ma non così in fondo.
Mi andrebbe solo di piangere, e magari lo faccio. Non sento lacrime che bruciano gli occhi da troppo. Non si tratta di tristezza. Ma Malinconia. Risentimento. Maledette Ossessioni. Paura. Paranoie. Ricordi laceranti. Piango per tutto e per niente. Ma come al solito faccio progetti. E sto progettando anche il mio pianto. E allora, per l'ennesima volta non piangerò. Ma andrò a letto. Stavolta lo faccio davvero, dormirò come non faccio da giorni. E penserò. Ci penserò. Lo penserò. E giocherò immaginando la mia vita senza aver conosciuto nessuno. Mi immaginerò ora nell'apatia di sempre. Nel nonsentirenulla di sempre. Che ho sempre odiato. Che odio tutt'ora. Ma sono solo capace di confondere. Non sono la persona adatta per un lungo lasso di tempo. Sono quella che confonde e che cazzeggia.
Andrò avanti, e magari cambia la stagione e cambio anche io. Altra gente che mi vorrà bene, che mi dirà 'sei diversa' e che poi andrà via.
Il pessimismo della domenica sera dilaga la mia mente.
Vorrei scappare. Magari lo faccio.
Vorrei non pensare a nulla. Magari non ora.
Capezzoli
come souvenir
venerdì 9 gennaio 2009
Scortami gentilmente in una discoteca sulle stelle.
Panno assorbente e carta velina.
E la spensieratezza di quegli altri due?
Entrare nella mia testa non è un viaggio di poco conto. Magari potrebbe anche essere di non ritorno. Arredarsi un bell'appartamentino al centro dei miei pensieri. Fare lunghe passeggiate nelle parti più intime. Farmi compagnia nelle notti insonni. Assuefarmi sfiorandomi.
E allora ti chiederei, verresti a vivere con me?
Questa notte dedichiamola al non ritorno. Non quello nella mia testa. Ma nella tua. Per chi continui a trovare in ognuno.
Ma preferisco restare in silenzio. Far fare a te. Mettermi in mezzo sarebbe come cambiare gli eventi.
Alti e bassi di storie complicate.
Siamo belli, non siamo perfetti.
E la spensieratezza di quegli altri due?
Entrare nella mia testa non è un viaggio di poco conto. Magari potrebbe anche essere di non ritorno. Arredarsi un bell'appartamentino al centro dei miei pensieri. Fare lunghe passeggiate nelle parti più intime. Farmi compagnia nelle notti insonni. Assuefarmi sfiorandomi.
E allora ti chiederei, verresti a vivere con me?
Questa notte dedichiamola al non ritorno. Non quello nella mia testa. Ma nella tua. Per chi continui a trovare in ognuno.
Ma preferisco restare in silenzio. Far fare a te. Mettermi in mezzo sarebbe come cambiare gli eventi.
Alti e bassi di storie complicate.
Siamo belli, non siamo perfetti.
giovedì 8 gennaio 2009
Andiamo a vedere i Baustelle insieme.
Mi hai conosciuto in un periodo molto strano della mia vita.
Magari ti avrei amata davvero. Magari appena ti vedrò ti bacerò comunque e poi faremo finta di niente.
Sei quella donna di pesca e latte che cercavo. Ma non ora, ora è tardi. Ora bevo caffè per due.
Ma pur sempre onorata di esser stata la tua prima volta.
Tutto ciò significa scavare in profondità.
Magari ti avrei amata davvero. Magari appena ti vedrò ti bacerò comunque e poi faremo finta di niente.
Sei quella donna di pesca e latte che cercavo. Ma non ora, ora è tardi. Ora bevo caffè per due.
Ma pur sempre onorata di esser stata la tua prima volta.
Tutto ciò significa scavare in profondità.
Il Mondo Prima Che Arrivassi Te
Maledetta carne. Maledetta libidine. Maledette le mie mani che non vogliono darsi pace. Perchè non posso essere diversa? Perchè Lui non mi rende così diversa? Cosa voglio?
Oggi speravo di tornare a casa stanca, con le mani fredde a causa del gelo che c'è in questi giorni, ma felice, soddisfatta. Contenta per aver pensato alle Sue mani, al Suo sesso. Solo a loro. Invece sono qui che le mie mani le taglierei volentieri.
Posso ancora pensarti? Posso continuare ad assuefarmi leggendo il tuo nome col mio? Posso guardare foto che chiariscono i miei ricordi? Posso solo continuare ad essere 'Lei'?
Magari hanno ragione, sono davvero immatura, superficiale e frivola. Magari quello che mi tocca è rimanere da sola, come un anno fa, divertirmi senza divertimento.
Non lo so, in realtà non so nulla. Per il momento godo di una gelosia infondata che mi logora il pensiero.
Forever and never.
Oggi speravo di tornare a casa stanca, con le mani fredde a causa del gelo che c'è in questi giorni, ma felice, soddisfatta. Contenta per aver pensato alle Sue mani, al Suo sesso. Solo a loro. Invece sono qui che le mie mani le taglierei volentieri.
Posso ancora pensarti? Posso continuare ad assuefarmi leggendo il tuo nome col mio? Posso guardare foto che chiariscono i miei ricordi? Posso solo continuare ad essere 'Lei'?
Magari hanno ragione, sono davvero immatura, superficiale e frivola. Magari quello che mi tocca è rimanere da sola, come un anno fa, divertirmi senza divertimento.
Non lo so, in realtà non so nulla. Per il momento godo di una gelosia infondata che mi logora il pensiero.
Forever and never.
mercoledì 7 gennaio 2009
Noi Bambine Non Abbiamo Scelta
Dei jeans semplici. Delle scarpe basse. Una maglia scollata quel poco che basta per mostrare quelle giovani e piccole curve. Quel poco che basta per farlo impazzire. Niente trucco. Tiene a ricordare di essere ancora una bambina. Fa di tutto per ricordarlo. Non vuole che Lui pensi di passare le notti con una donna, per poi svegliarsi, tornare alla realtà e vedere una piccola e tenera ragazzina. Una chiamata veloce. ' fra 5 minuti sono sotto da te. i tuoi dormono?' 'si' veloce, ermetico. 'A fra poco' Lei non risponde e riattacca.
E come ogni sera lui la rapirà e le prometterà di portarla lontano. E' la sua droga non Le può far male. La rapirà e La nasconderà nella sua macchina per arrivare nell'ignoto. Mentre parleranno di cose semplici, leggere, per nascondere come sempre quelle mille parole da dire. Parleranno mettendo a confronto le loro vite, così diverse, che ogni sera s'incontrano. Lei racconterà della sua scuola, dei professori e delle cazzate con le amiche. Lui parlerà del suo uffico, dei dirigenti e delle responsabilità con l'azienda. Senza giudicarsi. Senza indagare troppo nella vita dell'altro. Quel manto di parole stupide e superficiali così prevedibili. Quel manto a cui aggrapparsi per non dirsi la verità. Non chiedersi cose che potrebbero rovinare quella sottile linea eretta che li mantiene insieme.
Ed ecco qui, un'altra sera. La stessa macchina, le stesse persone. Loro due.
'Com'è andata la giornata?' 'Si, anche a me faticosa ma produttiva.' 'Beh mi fa piacere del tuo 6 in matematica, si vede che t'impegni.' sembri un padre, smettila, cosa fai.
'si, allora mi merito una ricompensa per gli sforzi.' le notti insonni, le giornate piene di studio e le ore fissa nel vuoto a pensarti, ma non è colpa tua. E' mia che mi sono cacciata in questo guaio.
Lui vorrebbe chiedere tante cose. Se è felice. Se è mai stata innamorata. Se lo ama. Se invece si diverte per il semplice fatto di sentirsi un pò Lolita. La sua Lolita. Ma si limita a non domandare, per paura. E' pur sempre una giovane ragazza, un giorno potrebbe stancarsi di tutto questo e dimenticarsi di Lui. E allora godersi questi momenti fino in fondo. Senza parlare. Arrivare nell'ennesimo hotel, e li far finta di avere la stessa età. Di avere la stessa vita. Di non sentirsi un pò padre e un pò figlia. Amarsi lontano da tutto e tutti. E poi rimanere abbracciati come due amanti e non dormire mai. C'è tempo per dormire, perchè farlo ora. Perchè perdersi tutto di Lui per dormire? E allora no, restare li e sentire i respiri caldi, le mani che s'accarezzano, i piedi che s'intrecciano. E non dire nulla. Come sempre. Le parole strozzerebbero tutto.
Chi sei tu? Perchè hai scelto di imprigionare proprio me? Non sono come te, non lo sarò mai. Passerà il tempo, e troverai chi ti merita di più. Qualcuno che ha la tua età, la tua vita. Qualcuno che potrà definirti davvero sua. Qualcuno che non ti porta in camere d'hotel e si limita ad amarti su di un letto, senza parlare. Troverai qualcuno che ti parlerà, e tu sarai così contenta di sentire le parolemaidette che mi disprezzerai, che ti disprezzerai. E io continuerò a rimanere in silenzio, lontano da te, dalla tua vita.
Si alza dal letto, trascinando con se quel lenzuolo bianco che ha visto tanta, troppa gente. Lasciando intrevedere di sè una schiena bianca, liscia, quasi marmo. Semi coperta da quei capelli castano chiaro un pò stravolti. Saltellando a piedi nudi, sorridendo e lasciando cadere sempre di più quel lenzuolo.
Controlla l'ora, sono le 5. E' finito il loro momento. Una giornata di routine li aspetta, interrogazioni, riunioni, compiti, contratti, riempiono di nuovo la mente dei due.
Ma con un ricordo in più. E mille certezze in meno.
E come ogni sera lui la rapirà e le prometterà di portarla lontano. E' la sua droga non Le può far male. La rapirà e La nasconderà nella sua macchina per arrivare nell'ignoto. Mentre parleranno di cose semplici, leggere, per nascondere come sempre quelle mille parole da dire. Parleranno mettendo a confronto le loro vite, così diverse, che ogni sera s'incontrano. Lei racconterà della sua scuola, dei professori e delle cazzate con le amiche. Lui parlerà del suo uffico, dei dirigenti e delle responsabilità con l'azienda. Senza giudicarsi. Senza indagare troppo nella vita dell'altro. Quel manto di parole stupide e superficiali così prevedibili. Quel manto a cui aggrapparsi per non dirsi la verità. Non chiedersi cose che potrebbero rovinare quella sottile linea eretta che li mantiene insieme.
Ed ecco qui, un'altra sera. La stessa macchina, le stesse persone. Loro due.
'Com'è andata la giornata?' 'Si, anche a me faticosa ma produttiva.' 'Beh mi fa piacere del tuo 6 in matematica, si vede che t'impegni.' sembri un padre, smettila, cosa fai.
'si, allora mi merito una ricompensa per gli sforzi.' le notti insonni, le giornate piene di studio e le ore fissa nel vuoto a pensarti, ma non è colpa tua. E' mia che mi sono cacciata in questo guaio.
Lui vorrebbe chiedere tante cose. Se è felice. Se è mai stata innamorata. Se lo ama. Se invece si diverte per il semplice fatto di sentirsi un pò Lolita. La sua Lolita. Ma si limita a non domandare, per paura. E' pur sempre una giovane ragazza, un giorno potrebbe stancarsi di tutto questo e dimenticarsi di Lui. E allora godersi questi momenti fino in fondo. Senza parlare. Arrivare nell'ennesimo hotel, e li far finta di avere la stessa età. Di avere la stessa vita. Di non sentirsi un pò padre e un pò figlia. Amarsi lontano da tutto e tutti. E poi rimanere abbracciati come due amanti e non dormire mai. C'è tempo per dormire, perchè farlo ora. Perchè perdersi tutto di Lui per dormire? E allora no, restare li e sentire i respiri caldi, le mani che s'accarezzano, i piedi che s'intrecciano. E non dire nulla. Come sempre. Le parole strozzerebbero tutto.
Chi sei tu? Perchè hai scelto di imprigionare proprio me? Non sono come te, non lo sarò mai. Passerà il tempo, e troverai chi ti merita di più. Qualcuno che ha la tua età, la tua vita. Qualcuno che potrà definirti davvero sua. Qualcuno che non ti porta in camere d'hotel e si limita ad amarti su di un letto, senza parlare. Troverai qualcuno che ti parlerà, e tu sarai così contenta di sentire le parolemaidette che mi disprezzerai, che ti disprezzerai. E io continuerò a rimanere in silenzio, lontano da te, dalla tua vita.
Si alza dal letto, trascinando con se quel lenzuolo bianco che ha visto tanta, troppa gente. Lasciando intrevedere di sè una schiena bianca, liscia, quasi marmo. Semi coperta da quei capelli castano chiaro un pò stravolti. Saltellando a piedi nudi, sorridendo e lasciando cadere sempre di più quel lenzuolo.
Controlla l'ora, sono le 5. E' finito il loro momento. Una giornata di routine li aspetta, interrogazioni, riunioni, compiti, contratti, riempiono di nuovo la mente dei due.
Ma con un ricordo in più. E mille certezze in meno.
lunedì 5 gennaio 2009
Cin Cin
Se scrivo sembra tutto più facile. E poi con te è decisamente più facile. Ho sempre paura di parlarti e dirti qualcosa di sbagliato. Ho paura di rovinare quel sottile filo che in qualche modo mi lega a te. E allora lo faccio qui. In silenzio. Forse i tuoi occhi non si poseranno mai su queste parole. Ma a me è bastato che i tuoi occhi si posassero su di me. Fissandomi. Eccitandomi. Facendomi sorridere. Di me, di te. Ma soprattutto di me.
Le mani scorrono scrivendo veloci, quasi come se le idee fossero loro. Vorrei non fermarmi mai. Scrivere tutto, confessare tutto. Fare come le bambine e le loro letterine d'amore . Quelle con i cuoricini di tutti i colori e grandezze. E magari lo faccio, ti dico tutto senza curarmi delle conseguenze. Ogni volta che ti sento, che ti guardo per quanto mi sia permesso guardarti vorrei farlo. Ma ho paura di rovinare quell'idillio che mi rende felice. A volte capita che mi odio, perchè ti penso troppo. Ti penso come non dovrei. Ti penso come mi ero promessa di non fare. Ma nel momento in cui ho te in mente mi dimentico del resto. E allora fanculo, mi concedo di non concentrarmi solo su me stessa.
Cerco di dimenticare tutto. Che utopia. E allora mi limito a uscire da questa camera. Vedere gente, cercare di togliermi quell'amaro dolce di dosso. Avere un barlume di speranza per un attimo. Fissare altre labbra, altri occhi. Convincermi che quel ragazzo dopo tutto non è così male, anzi non è per niente male. Convincermi anche che mi piaccia davvero. Che fa cose per me che tu non faresti mai. E crederci davvero per un attimo. Immaginarmi con lui come dei normali Lui e Lei. Vicini. Poi però metto le mani tra i suoi capelli. Affondo la mia testa sul suo collo. Sfioro le mie labbra vicino al suo orecchio e cerco d'annebbiarmi la mente con il suo profumo. Non ci sono piccoli ricci ad accarezzarmi le mani. Non riesco ad abbandonarmi, ad essere me stessa. E il profumo è troppo dolce. Non mi è mai piaciuta la troppa dolcezza. E allora mi rendo conto che quel ragazzo è solo uno dei tanti. Che ha la tua età ma che non sei TU. Che mi tiene le mani ma subito dopo me le mette nelle mutande. Che ringrazia che non sia più vergine così non potrà avere sensi di colpa. E' solo uno che non mi stupisce. E allora via, a cercare rifugio in un tuo pensiero. Me con te. I folti capelli. I tuoi. Il profumo. I guanti bianchi. Gli occhi aperti che si fissano. Una macchina parcheggiata davanti a un pubblico. Voler fare come in quella canzone. Un treno. Un respiro che mi scalda. Delle macchie rosse sul collo. E solo allora riesco a trovare pace. Chiudo gli occhi e ti guardo.
Ma magari sono solo arrivata tardi. Come al solito. Magari c'è chi è riuscito meglio di me. C'è chi se l'è davvero meritato di padroneggiare i tuoi pensieri. Magari ora non hai più posto. O magari il posto non me lo merito io. Magari magari magari. Magari dovrei pensare solo a studiare 7 materie in mezza giornata e riconcentrarmi su me stessa. Ma la mia mancanza non la sento. Perlomeno non come la tua.
A cosa mi servirebbe cancellare un tuo ricordo schiacciandoti con gente di poco conto, di cui non vorrò nemmeno sapere il nome? Allora resto qui. Con il quotidiano PensieroAssordante che vorrei scacciare, ma se non se ne va, un motivo ci sarà. Non ho bisogno di avere un amore che vogliono tutti, di poter dire 'ehi, mi sono innamorata!'. E' così maledettamente scontato. Non ho bisogno dell'amore, sarebbe solo un altro ostacolo che potrebbe dividerci di più. Sarebbe solo un modo per etichettarti: l'uomo che amo. Invece tu per me sei tu e basta. Non sei il mio ragazzo, il mio amante, il ragazzo per cui sto in fissa. Quando la gente vede la nostra foto e mi chiede chi è il ragazzo dalla faccia strana che bacio la risposta è sempre quella: Lui è Lui. E ti ho scritto con la lettera maiuscola. Ed è venuto spontaneo. Quasi me ne vergogno.Vorrei cancellarlo. Ma te l'ho detto, scrivo tutto e fanculo.
Chissà, deciderai di allontanarti di più dopo tutto questo. E io mi morderò le dita per aver scritto. Me le farò viola cosicchè non riesca a scrivere più nulla. Ma sai, forse me le sarei dovute mordere in principio.
Sono le 5 del mattino e dovrei dormire. Sono le 5 e continuo a non avere sonno. Sono le 5 e come ogni notte scrivo pensando a te e canzoni affini. Ho fumato e bevuto così tanto stasera nella speranza che tornassi a casa fatta e ubriaca e non avessi nemmeno la forza di pensare. Ma l'unica cosa che riuscivo a sentire era solo un freddo maledetto. Ed ecco che riscrivo. Per l'ennesima sera, le ennesime cose.
Vorrei continuare, ma ho paura di peggiorare le cose.
Ma non andrò a dormire. Continuerò a star sveglia per poi dormire tutto il giorno. Svegliarmi la sera, chiamarti e poi rimettermi a letto sorridendo. Il 6 gennaio mi ha sempre fatto schifo. E di studiare non se ne parla.
Ciao uomo Flash, Wonder woman non si sente poi così wonder...
Cin Cin
Le mani scorrono scrivendo veloci, quasi come se le idee fossero loro. Vorrei non fermarmi mai. Scrivere tutto, confessare tutto. Fare come le bambine e le loro letterine d'amore . Quelle con i cuoricini di tutti i colori e grandezze. E magari lo faccio, ti dico tutto senza curarmi delle conseguenze. Ogni volta che ti sento, che ti guardo per quanto mi sia permesso guardarti vorrei farlo. Ma ho paura di rovinare quell'idillio che mi rende felice. A volte capita che mi odio, perchè ti penso troppo. Ti penso come non dovrei. Ti penso come mi ero promessa di non fare. Ma nel momento in cui ho te in mente mi dimentico del resto. E allora fanculo, mi concedo di non concentrarmi solo su me stessa.
Cerco di dimenticare tutto. Che utopia. E allora mi limito a uscire da questa camera. Vedere gente, cercare di togliermi quell'amaro dolce di dosso. Avere un barlume di speranza per un attimo. Fissare altre labbra, altri occhi. Convincermi che quel ragazzo dopo tutto non è così male, anzi non è per niente male. Convincermi anche che mi piaccia davvero. Che fa cose per me che tu non faresti mai. E crederci davvero per un attimo. Immaginarmi con lui come dei normali Lui e Lei. Vicini. Poi però metto le mani tra i suoi capelli. Affondo la mia testa sul suo collo. Sfioro le mie labbra vicino al suo orecchio e cerco d'annebbiarmi la mente con il suo profumo. Non ci sono piccoli ricci ad accarezzarmi le mani. Non riesco ad abbandonarmi, ad essere me stessa. E il profumo è troppo dolce. Non mi è mai piaciuta la troppa dolcezza. E allora mi rendo conto che quel ragazzo è solo uno dei tanti. Che ha la tua età ma che non sei TU. Che mi tiene le mani ma subito dopo me le mette nelle mutande. Che ringrazia che non sia più vergine così non potrà avere sensi di colpa. E' solo uno che non mi stupisce. E allora via, a cercare rifugio in un tuo pensiero. Me con te. I folti capelli. I tuoi. Il profumo. I guanti bianchi. Gli occhi aperti che si fissano. Una macchina parcheggiata davanti a un pubblico. Voler fare come in quella canzone. Un treno. Un respiro che mi scalda. Delle macchie rosse sul collo. E solo allora riesco a trovare pace. Chiudo gli occhi e ti guardo.
Ma magari sono solo arrivata tardi. Come al solito. Magari c'è chi è riuscito meglio di me. C'è chi se l'è davvero meritato di padroneggiare i tuoi pensieri. Magari ora non hai più posto. O magari il posto non me lo merito io. Magari magari magari. Magari dovrei pensare solo a studiare 7 materie in mezza giornata e riconcentrarmi su me stessa. Ma la mia mancanza non la sento. Perlomeno non come la tua.
A cosa mi servirebbe cancellare un tuo ricordo schiacciandoti con gente di poco conto, di cui non vorrò nemmeno sapere il nome? Allora resto qui. Con il quotidiano PensieroAssordante che vorrei scacciare, ma se non se ne va, un motivo ci sarà. Non ho bisogno di avere un amore che vogliono tutti, di poter dire 'ehi, mi sono innamorata!'. E' così maledettamente scontato. Non ho bisogno dell'amore, sarebbe solo un altro ostacolo che potrebbe dividerci di più. Sarebbe solo un modo per etichettarti: l'uomo che amo. Invece tu per me sei tu e basta. Non sei il mio ragazzo, il mio amante, il ragazzo per cui sto in fissa. Quando la gente vede la nostra foto e mi chiede chi è il ragazzo dalla faccia strana che bacio la risposta è sempre quella: Lui è Lui. E ti ho scritto con la lettera maiuscola. Ed è venuto spontaneo. Quasi me ne vergogno.Vorrei cancellarlo. Ma te l'ho detto, scrivo tutto e fanculo.
Chissà, deciderai di allontanarti di più dopo tutto questo. E io mi morderò le dita per aver scritto. Me le farò viola cosicchè non riesca a scrivere più nulla. Ma sai, forse me le sarei dovute mordere in principio.
Sono le 5 del mattino e dovrei dormire. Sono le 5 e continuo a non avere sonno. Sono le 5 e come ogni notte scrivo pensando a te e canzoni affini. Ho fumato e bevuto così tanto stasera nella speranza che tornassi a casa fatta e ubriaca e non avessi nemmeno la forza di pensare. Ma l'unica cosa che riuscivo a sentire era solo un freddo maledetto. Ed ecco che riscrivo. Per l'ennesima sera, le ennesime cose.
Vorrei continuare, ma ho paura di peggiorare le cose.
Ma non andrò a dormire. Continuerò a star sveglia per poi dormire tutto il giorno. Svegliarmi la sera, chiamarti e poi rimettermi a letto sorridendo. Il 6 gennaio mi ha sempre fatto schifo. E di studiare non se ne parla.
Ciao uomo Flash, Wonder woman non si sente poi così wonder...
Cin Cin
domenica 4 gennaio 2009
Io e te nell'appartamento.
Sono le sei. E come ogni giorno da quasi un anno Lei finisce il suo turno in quel piccolo negozio in centro. Ogni giorno vede donne di ogni tipo. Giovani, adulte. Magre, grasse. Bionde, more. Tutte schifosamente costruite, che parlano di mariti perfetti che non ci sono mai. Di botulino. Di abiti costosi che non metteranno mai. Ogni giorno capisce di esser migliore. Ringrazia quelle donne che le permettono di aumentare un egocentrismo che le fa compagnia da sempre. Si adora, si venera. E questo è l'importante.
Lui sa tutto di lei. L'espressione di sollievo quando finisce di lavorare. Il modo in cui mette il cappello. La sua mano che regge la sigaretta. Ha tatuato ogni singolo dettaglio nella sua mente. Non le ha mai parlato. Non è mai riuscito a far sì che quegli occhi di ghiaccio così caldi s'impossessino di lui. Ma oggi no. Oggi è diverso. Dopotutto è il 22 Novembre. Ed è come se a Novembre tutto sia lecito. Sta per finire un altro anno. Sta per iniziare l'inverno freddo. Sta per sentirsi quella dolce aria di natale che fa dimenticare tutto. E allora chi lo sa, potrebbe essere in procinto la nascita di una storia. D'amore. D'amicizia. Di sesso. O qual si voglia.
Ed eccola li, coperta nel suo cappottino nero, con le spalle travolte da lunghi boccoli castano chiaro e con quel cappello che le dà un aria che la rende tenera e sexy nello stesso tempo. Spegne la sigaretta. Uno, due, tre. O adesso o mai più. Corre, spedito, senza rendersi conto a cosa sta andando incontro. Con la leggerezza di un adolescente che ha solo voglia di vivere.
'Ciao. Ti vedo sempre. Ogni pomeriggio qui. Tutto il resto del tempo nella mia mente. non sono un maniaco. no, troppo faticoso. sono solo uno qualunque che vorrebbe parlare con te, studiarti meglio. magari davanti a un caffè. anche adesso, io ci sono. '
'...'
Ma si, questo silenzio è pur concesso. Cosa si aspettava, che andasse li e lo baciasse?
'Lo so, è bizzarro. Sai, faccio il fotografo. adoro i miei soggetti, le mie donne. Di ordinaria bellezza. Belle nella loro semplicità. Semplici, non costruite moderni fondotinta e aumentate da costosissimi mascara. Donne da cui in ognuna traggo un piacevole particolare. Tanti piccoli dettagli che sommati trovo in te. Non invitarti a far parte della mia vita mi avrebbe devastato.'
Lei avrebbe voluto ridere per ore. Pensando di esser stata spiata in ogni sua movenza. e di aver occupato i pensieri di qualcuno senza che lei faccia nulla. niente gesti grandiosi, nessun sorriso diretto. nulla. solo essendo naturale e ignara di tutto. Vorrebbe ridere pensando di trovarsi all'uomo che l'ha resa protagonista dei suoi pensieri. Un uomo buffo e tenero. Con la faccia da finto duro. Con uno stile elegante e casual. Sembra un poeta. Ma pur sempre buffo. Si limita a un sorriso mentre gioca con i suoi capelli e lo guarda cuoriosa.
'Ora, un caffè è tutto quello che voglio.'
E lui quasi non ci crede. Come può tanta femminilità e naturalezza dar retta a uno come lui? Vorrebbe far finta di non aver capito, affinchè lei possa ripetergli la sua risposta. Ma ha paura che sia solo frutto della sua immaginazione. Allora preferisce non dire nulla e continuare a sognare. Dopo tutto l'impulsività non è così deleteria.
Bar che sa di pomeriggio freddo e cioccolata calda. Bar che dà sui toni del beige e del marrone, con i contorni del bordeaux. Bar che dà inizio a Lui e Lei.
'un caffè macchiato'
'anche per me' risponde Lui per paura di dire qualcosa che non possa piacere.
E' li, davanti a lei. E' li che avrebbe solo il desiderio di chiuderla nel suo appartamento. Forever and never. Chopin. Opera 23. E fare sesso. E urlare, ansimare, venire. Riscaldati dai proprio respiri. Lasciando gli altri ignari di tutto. Perdendosi tra quelle quattro mura che tutto sanno e niente dicono. E non trovarsi mai più.
'Vivo qui per studiare. Lavoro per mantenere una casa che odio. Ma è pur sempre una casa. Sono scappata da una città in cui ho vissuto per ben 19 anni. Un acittà di quelle noiose, con gente noiosa. E scapperò di qui appena potrò. Scappare è l'unica cosa che so di per certo saper fare.'
Il suo modo di parlare, la sua bocca, la sua lingua che bagna le labbra che sembrano così morbide lo eccitano. Ma dalle sue parole deduce che nel suo appartamento non vivrebbe a lungo. Ma potrebbe fare di un lasso di tempo un'intera vita. Un marchio indelebile nei ricordi.
'E tu, cosa fai?'
'Fotografo, te l'ho detto. Ma più che un lavoro lo considero un modo per estraniarmi dalla realtà.'
Fossi mia ti fotograferei in ogni istante. Mentre dormi. Mentre mangi. Mentre aspetti un caffè con uno sconosciuto. Mentre cammini per casa semi nuda con una naturalezza tale da farmi impazzire.
'Anch'io un tempo fotografavo. Il soggetto migliore che avevo ero io. Beh si, ho sempre avuto problemi di ego. Ma a me va bene così. Poi è finito tutto. Ho deciso, hanno deciso... si è deciso che per me sarebbe stato meglio qualcosa che potesse darmi più sicurezza. Anche se in fondo chi può dire cosa sia davvero sicuro?'
Arrivano i caffè. Lei amaro. 'Lascio lo zucchero a chi ha bisogno di mascherare i veri sapori. Chi vuole la felicità facile.'
E la domanda si fa retorica. 'tu sei felice?'
'No, ma per il momento non ne ho bisogno.'
'e di cosa avresti bisogno' la fissa curioso e sincero.
'Di un lavoro che non mi faccia vedere tutte quelle facce incipriate ogni giorno. E di capire quanto sia folle a parlare della mia felicità con uno sconosciuto.'
Ha senso tutto questo? Probabilmente si. Forse no. Ma trovare un senso alle cose non è ciò che le interessa. Non lo ha mai fatto. Perchè intraprendere questa strada proprio adesso?
'Sono gli attimi più belli.'
Niente programmi. Solo impulsive emozioni.
'Sono gli attimi che devastano.'
'Uhm'
'Potrei lasciarmi andare. Raccontarti tutto di me. Potresti invitarmi a cena. Dirti di si. E poi su da re per ascoltare della buona musica. Bere un bicchiere del cognac preso nell'ultimo viaggio in inghilterra. E dirti ancora di si. Potrebbe piacermi davvero tutto questo. E allora si che sarebbe devastante. Sbaglio?'
'In realtà oltre alla musica e al cognac ti avrei mostrato anche le mie foto. E poi ti avrei invitato a lasciarti fotografare.'
'Storie scontate di libri di poco conto. Ma i libri ignoti mi son sempre piaciuti.'
Si accendono entrambi una sigaretta. Lasciandosi in silenzio. Assaporando quel gusto di nicotina fino in fondo. Con mille pensieri e desideri. Lei sapeva che Lui non sarebbe stato un futuro. Lui sapeva non sarebbe mai stato un futuro. Ma quello non era il tempo di pensare al futuro. Erano li a fissarsi dritti negli occhi, bevendo un caffè e fumando una marlboro. E volevano solo godersi l'un l'altro giorno per giorno. Finchè non si sarebbe innamorati di cose più importanti. Finchè Milano non sarebbe stata lontana. E loro per il proprio bene si sarebbero dimenticati.
Passano i giorni, le settimane. I mesi. Emozioni, sensazioni, desideri, passioni. Lui e Lei. Un equilibrio precario fatto di notti insonni a discutere di musica, di vernissage, di viaggi, di cultura. Ma anche di argomenti idioti, leggeri. Tanto per dar fiato alla bocca e ridere senza limite. E poi fare sesso. Sempre. E non progettare nulla. Mai. Quell'appartamento che li difendeva dalla città. Una ragazza e un uomo che non sanno nulla del futuro. Un pò egocentrici. Sadici e masochisti. E folli. Ma contenti di essersi trovati. Lontani anni luce da qualcosa che potesse etichettarli. Odiavano definirsi con un 'noi'. Lei era Lei. Lui era Lui. Non erano due persone che si sarebbero potute appartenere per molto tempo. Prima o poi si sarebbero dimenticati. Ma nel frattempo Milano non aveva importanza. Le foto sembravano spunti per dare adito alla loro immaginazione e farsi lunghi trip senza nemmeno il bisogno di un acido. Le sigarette non mancavano mai. Nè quelle nuove e nè quelle già fumate e abbandonate nel posacenere di legno. Quelle di Lei erano facilmente riconoscibili. Avevano un sottile segno di rossetto. Talvolta invece amava usare quelle fini. Per darsi un'aria da attrice passata e vissuta. Lui l'adorava sempre e comunque.
C'erano notti in cui il sonno dimenticava di baciarli e le parole erano in sciopero. Ma Lui e Lei c'erano sempre. E in quelle notti, sul tappeto comprato nell'ultimo viaggio in India, restavano abbracciati. E piangevano. Nell'aria quella sottile canzone che faceva loro spesso compagnia. Cin Cin. Pensieri, paure, pianti. Nessuno parlava. Ma le lacrime valevano più di ogni fottuta parola. Non si amavano. Lei diceva sempre che non aveva bisogno dell'amora avendo conosciuto lui. L'amore è per chi non ha fantasia. Per chi vuole imitare. Per chi ama le cose semplici. Loro non erano semplici. Erano due persone complicate che si erano incontrate. Che si dovevano incontrare. Wonder Woman e L'Uomo Flash. Lei non era wonder e Lui non era flash. Ma a loro piaceva giocare così. Come due bambini. Per non pensare al futuro bisognava concentrarsi sul passato.
E ogni giorno era un ricordo. Un piccolo tatuaggio sulla pelle che faceva male. E faceva bene.
Ma come una tempesta silenziosa l'equilibrio precario terminò. Milano diventò lontana. Le foto rimasero solo pezzi di vita impressi su carta. E le sigarette finirono. Quelle quattro mura divennero troppo strette. Non potevano più respirare.
Lei andò via dall'appartamento senza troppi saluti, troppe parole, troppi gesti. In realtà non si salutarono. Cosa avrebbero dovuto dirsi? Arriverderci. Addio per sempre.Tutti e due in silenzio e lontani si pensano spesso tutt'ora.
Ha avuto un senso tutto questo? Yep. Maybe. No, probabilmente no. E' stato comunque davvero bello.
Nessuno dei due sa che fine abbia fatto l'altro. Ogni tanto pensano a come sarebbe rincontrarsi. Un giorno Lei ritornerà in quella città e andrà nello stesso bar di sempre. Prenderà un caffè macchiato senza zucchero e si fumerà una sigaretta ridendo. Poi prenderà coraggio e ritornerà all'appartamento. E poi chissà. Magari non troverà più Lui. Ma una coppia. Una di quelle che si definisce con un 'noi'. Che si dice 'Ti amo'. Che sente il bisogno di rispecchiarsi in qualcunaltro. Che non inventa nulla perchè inventare è troppo faticoso.
Per il momento Lui e Lei nonostante tutto sorridono. Dicono che la vita è bella anche per i ricordi.
Lui sa tutto di lei. L'espressione di sollievo quando finisce di lavorare. Il modo in cui mette il cappello. La sua mano che regge la sigaretta. Ha tatuato ogni singolo dettaglio nella sua mente. Non le ha mai parlato. Non è mai riuscito a far sì che quegli occhi di ghiaccio così caldi s'impossessino di lui. Ma oggi no. Oggi è diverso. Dopotutto è il 22 Novembre. Ed è come se a Novembre tutto sia lecito. Sta per finire un altro anno. Sta per iniziare l'inverno freddo. Sta per sentirsi quella dolce aria di natale che fa dimenticare tutto. E allora chi lo sa, potrebbe essere in procinto la nascita di una storia. D'amore. D'amicizia. Di sesso. O qual si voglia.
Ed eccola li, coperta nel suo cappottino nero, con le spalle travolte da lunghi boccoli castano chiaro e con quel cappello che le dà un aria che la rende tenera e sexy nello stesso tempo. Spegne la sigaretta. Uno, due, tre. O adesso o mai più. Corre, spedito, senza rendersi conto a cosa sta andando incontro. Con la leggerezza di un adolescente che ha solo voglia di vivere.
'Ciao. Ti vedo sempre. Ogni pomeriggio qui. Tutto il resto del tempo nella mia mente. non sono un maniaco. no, troppo faticoso. sono solo uno qualunque che vorrebbe parlare con te, studiarti meglio. magari davanti a un caffè. anche adesso, io ci sono. '
'...'
Ma si, questo silenzio è pur concesso. Cosa si aspettava, che andasse li e lo baciasse?
'Lo so, è bizzarro. Sai, faccio il fotografo. adoro i miei soggetti, le mie donne. Di ordinaria bellezza. Belle nella loro semplicità. Semplici, non costruite moderni fondotinta e aumentate da costosissimi mascara. Donne da cui in ognuna traggo un piacevole particolare. Tanti piccoli dettagli che sommati trovo in te. Non invitarti a far parte della mia vita mi avrebbe devastato.'
Lei avrebbe voluto ridere per ore. Pensando di esser stata spiata in ogni sua movenza. e di aver occupato i pensieri di qualcuno senza che lei faccia nulla. niente gesti grandiosi, nessun sorriso diretto. nulla. solo essendo naturale e ignara di tutto. Vorrebbe ridere pensando di trovarsi all'uomo che l'ha resa protagonista dei suoi pensieri. Un uomo buffo e tenero. Con la faccia da finto duro. Con uno stile elegante e casual. Sembra un poeta. Ma pur sempre buffo. Si limita a un sorriso mentre gioca con i suoi capelli e lo guarda cuoriosa.
'Ora, un caffè è tutto quello che voglio.'
E lui quasi non ci crede. Come può tanta femminilità e naturalezza dar retta a uno come lui? Vorrebbe far finta di non aver capito, affinchè lei possa ripetergli la sua risposta. Ma ha paura che sia solo frutto della sua immaginazione. Allora preferisce non dire nulla e continuare a sognare. Dopo tutto l'impulsività non è così deleteria.
Bar che sa di pomeriggio freddo e cioccolata calda. Bar che dà sui toni del beige e del marrone, con i contorni del bordeaux. Bar che dà inizio a Lui e Lei.
'un caffè macchiato'
'anche per me' risponde Lui per paura di dire qualcosa che non possa piacere.
E' li, davanti a lei. E' li che avrebbe solo il desiderio di chiuderla nel suo appartamento. Forever and never. Chopin. Opera 23. E fare sesso. E urlare, ansimare, venire. Riscaldati dai proprio respiri. Lasciando gli altri ignari di tutto. Perdendosi tra quelle quattro mura che tutto sanno e niente dicono. E non trovarsi mai più.
'Vivo qui per studiare. Lavoro per mantenere una casa che odio. Ma è pur sempre una casa. Sono scappata da una città in cui ho vissuto per ben 19 anni. Un acittà di quelle noiose, con gente noiosa. E scapperò di qui appena potrò. Scappare è l'unica cosa che so di per certo saper fare.'
Il suo modo di parlare, la sua bocca, la sua lingua che bagna le labbra che sembrano così morbide lo eccitano. Ma dalle sue parole deduce che nel suo appartamento non vivrebbe a lungo. Ma potrebbe fare di un lasso di tempo un'intera vita. Un marchio indelebile nei ricordi.
'E tu, cosa fai?'
'Fotografo, te l'ho detto. Ma più che un lavoro lo considero un modo per estraniarmi dalla realtà.'
Fossi mia ti fotograferei in ogni istante. Mentre dormi. Mentre mangi. Mentre aspetti un caffè con uno sconosciuto. Mentre cammini per casa semi nuda con una naturalezza tale da farmi impazzire.
'Anch'io un tempo fotografavo. Il soggetto migliore che avevo ero io. Beh si, ho sempre avuto problemi di ego. Ma a me va bene così. Poi è finito tutto. Ho deciso, hanno deciso... si è deciso che per me sarebbe stato meglio qualcosa che potesse darmi più sicurezza. Anche se in fondo chi può dire cosa sia davvero sicuro?'
Arrivano i caffè. Lei amaro. 'Lascio lo zucchero a chi ha bisogno di mascherare i veri sapori. Chi vuole la felicità facile.'
E la domanda si fa retorica. 'tu sei felice?'
'No, ma per il momento non ne ho bisogno.'
'e di cosa avresti bisogno' la fissa curioso e sincero.
'Di un lavoro che non mi faccia vedere tutte quelle facce incipriate ogni giorno. E di capire quanto sia folle a parlare della mia felicità con uno sconosciuto.'
Ha senso tutto questo? Probabilmente si. Forse no. Ma trovare un senso alle cose non è ciò che le interessa. Non lo ha mai fatto. Perchè intraprendere questa strada proprio adesso?
'Sono gli attimi più belli.'
Niente programmi. Solo impulsive emozioni.
'Sono gli attimi che devastano.'
'Uhm'
'Potrei lasciarmi andare. Raccontarti tutto di me. Potresti invitarmi a cena. Dirti di si. E poi su da re per ascoltare della buona musica. Bere un bicchiere del cognac preso nell'ultimo viaggio in inghilterra. E dirti ancora di si. Potrebbe piacermi davvero tutto questo. E allora si che sarebbe devastante. Sbaglio?'
'In realtà oltre alla musica e al cognac ti avrei mostrato anche le mie foto. E poi ti avrei invitato a lasciarti fotografare.'
'Storie scontate di libri di poco conto. Ma i libri ignoti mi son sempre piaciuti.'
Si accendono entrambi una sigaretta. Lasciandosi in silenzio. Assaporando quel gusto di nicotina fino in fondo. Con mille pensieri e desideri. Lei sapeva che Lui non sarebbe stato un futuro. Lui sapeva non sarebbe mai stato un futuro. Ma quello non era il tempo di pensare al futuro. Erano li a fissarsi dritti negli occhi, bevendo un caffè e fumando una marlboro. E volevano solo godersi l'un l'altro giorno per giorno. Finchè non si sarebbe innamorati di cose più importanti. Finchè Milano non sarebbe stata lontana. E loro per il proprio bene si sarebbero dimenticati.
Passano i giorni, le settimane. I mesi. Emozioni, sensazioni, desideri, passioni. Lui e Lei. Un equilibrio precario fatto di notti insonni a discutere di musica, di vernissage, di viaggi, di cultura. Ma anche di argomenti idioti, leggeri. Tanto per dar fiato alla bocca e ridere senza limite. E poi fare sesso. Sempre. E non progettare nulla. Mai. Quell'appartamento che li difendeva dalla città. Una ragazza e un uomo che non sanno nulla del futuro. Un pò egocentrici. Sadici e masochisti. E folli. Ma contenti di essersi trovati. Lontani anni luce da qualcosa che potesse etichettarli. Odiavano definirsi con un 'noi'. Lei era Lei. Lui era Lui. Non erano due persone che si sarebbero potute appartenere per molto tempo. Prima o poi si sarebbero dimenticati. Ma nel frattempo Milano non aveva importanza. Le foto sembravano spunti per dare adito alla loro immaginazione e farsi lunghi trip senza nemmeno il bisogno di un acido. Le sigarette non mancavano mai. Nè quelle nuove e nè quelle già fumate e abbandonate nel posacenere di legno. Quelle di Lei erano facilmente riconoscibili. Avevano un sottile segno di rossetto. Talvolta invece amava usare quelle fini. Per darsi un'aria da attrice passata e vissuta. Lui l'adorava sempre e comunque.
C'erano notti in cui il sonno dimenticava di baciarli e le parole erano in sciopero. Ma Lui e Lei c'erano sempre. E in quelle notti, sul tappeto comprato nell'ultimo viaggio in India, restavano abbracciati. E piangevano. Nell'aria quella sottile canzone che faceva loro spesso compagnia. Cin Cin. Pensieri, paure, pianti. Nessuno parlava. Ma le lacrime valevano più di ogni fottuta parola. Non si amavano. Lei diceva sempre che non aveva bisogno dell'amora avendo conosciuto lui. L'amore è per chi non ha fantasia. Per chi vuole imitare. Per chi ama le cose semplici. Loro non erano semplici. Erano due persone complicate che si erano incontrate. Che si dovevano incontrare. Wonder Woman e L'Uomo Flash. Lei non era wonder e Lui non era flash. Ma a loro piaceva giocare così. Come due bambini. Per non pensare al futuro bisognava concentrarsi sul passato.
E ogni giorno era un ricordo. Un piccolo tatuaggio sulla pelle che faceva male. E faceva bene.
Ma come una tempesta silenziosa l'equilibrio precario terminò. Milano diventò lontana. Le foto rimasero solo pezzi di vita impressi su carta. E le sigarette finirono. Quelle quattro mura divennero troppo strette. Non potevano più respirare.
Lei andò via dall'appartamento senza troppi saluti, troppe parole, troppi gesti. In realtà non si salutarono. Cosa avrebbero dovuto dirsi? Arriverderci. Addio per sempre.Tutti e due in silenzio e lontani si pensano spesso tutt'ora.
Ha avuto un senso tutto questo? Yep. Maybe. No, probabilmente no. E' stato comunque davvero bello.
Nessuno dei due sa che fine abbia fatto l'altro. Ogni tanto pensano a come sarebbe rincontrarsi. Un giorno Lei ritornerà in quella città e andrà nello stesso bar di sempre. Prenderà un caffè macchiato senza zucchero e si fumerà una sigaretta ridendo. Poi prenderà coraggio e ritornerà all'appartamento. E poi chissà. Magari non troverà più Lui. Ma una coppia. Una di quelle che si definisce con un 'noi'. Che si dice 'Ti amo'. Che sente il bisogno di rispecchiarsi in qualcunaltro. Che non inventa nulla perchè inventare è troppo faticoso.
Per il momento Lui e Lei nonostante tutto sorridono. Dicono che la vita è bella anche per i ricordi.
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