Gocce d'acqua e schiuma scivolano sui miei fianchi. Arrivano giù, fin sui piedi. Desidererei che i miei pensieri scivolassero così, come quelle goccioline calde e veloci.
Ciocche viola giaciono sul mio petto. Come fiori su di un prato. Magari se le bagno crescono proprio come i fiori. O magari dovrei solo tagliarle.
Mani delicate e lisce mi accarezzano la schiena. Vorrei non andassero mai via. Come lama che vuole tagliarmi, incidermi. Quella lama che nel suo male fa star bene più di qualunque altra cosa.
Ti vedo li, lontano da me. Nella bellezza di sempre. Nella bellezza che a volte non riesce a farmi credere che per un pò di tempo è stata mia. Solo Mia. Nella bellezza che se chiudo gli occhi sento vicina. La melodia di quel silenzio che ci univa. Il sottofondo di quei respiri arrivati in tempi diversi ma con la stessa intonazione. Quando decido di non parlare, di lasciar spegnere la luce, arrivi Tu, mio folle bardo, che riesci a fare della mia figura una splendida esaltazione. Come fai? Ti chiedo. Ma non rispondi, quasi volessi mantenere il segreto. O magari nemmeno Tu lo sai. Magari la risposta dovrei saperla io. Ma questo non è il momento di trovare risposte. Forse trovandole rischieremo di rovinare quel leggero e splendente nastro di seta che ci lega l'uno all'altro. E allora rimaniamo senza risposte serie. Andiamo avanti con quella semplicità con cui riusciamo, in qualche modo, a pensarci e non dimenticarci. L'hai detto tu. Io riesco solo a non biasimarti e a convincermi che dopo tutto, la normalità è soggettiva.
E poi anche i supereori hanno le proprie crisi interiori.
Mi giro, e vedo il latte e la pesca. Bella. Grande nella sua piccola statura. Che quasi non tocco per paura di rovinare. Di farle del male. Di riuscire anche stavolta a rovinare tutto per un pensiero passeggero. Le chiedo scusa. Lei dice che non è colpa mia. Sai, in fondo non ho mai avuto il desiderio di confessare tutto. Mai, in nessuna situazione. Ma con te le cose cambiano. Quel legame particolare, reso nei dettagli significa tutto. Significa che devo condividere con te me stessa e i miei pensieri. Ma significa anche che non meriti me. Non devi meritarmi. Non hai bisogno di me. Vorrei fosse così, ma non lo è. So che ti guarderò, e mi rimangerò tutte queste parole. Ma poi le ricaccerò, non appena altre parole mi annebbieranno il cervello. Ti chiedo scusa. Si, è colpa mia. Desidero impossessarmi di te spesso. Ma non sono nessuno. E non voglio essere nessuno. Perlomeno non con te. Non ora. Ora che vivi, morirei alla sola idea di essere la causa della tua morte. Ho fatto tanto male. Troppo. E ammetto che continuerò a farlo. Magari anche volontariamente. Ma non a te. Sei quello che ho sempre desiderato. Uccidere un mio desiderio, ucciderebbe me stessa. Scusa. Non finirò mai di dirlo.
Magari non prendo nemmeno la strada più facile. Forse è solo quella che desidero davvero.
Ho paura.
Se chiudo gli occhi capita spesso di pensare a un supereroe. Che mi travolge e mi protegge.
Se sogno capita spesso quel legame reso nei dettagli. Che mi fa venir voglia di morire dormendo.
Ho paura.
Mes Petits Verlaine.
martedì 13 gennaio 2009
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