domenica 4 gennaio 2009

Io e te nell'appartamento.

Sono le sei. E come ogni giorno da quasi un anno Lei finisce il suo turno in quel piccolo negozio in centro. Ogni giorno vede donne di ogni tipo. Giovani, adulte. Magre, grasse. Bionde, more. Tutte schifosamente costruite, che parlano di mariti perfetti che non ci sono mai. Di botulino. Di abiti costosi che non metteranno mai. Ogni giorno capisce di esser migliore. Ringrazia quelle donne che le permettono di aumentare un egocentrismo che le fa compagnia da sempre. Si adora, si venera. E questo è l'importante.

Lui sa tutto di lei. L'espressione di sollievo quando finisce di lavorare. Il modo in cui mette il cappello. La sua mano che regge la sigaretta. Ha tatuato ogni singolo dettaglio nella sua mente. Non le ha mai parlato. Non è mai riuscito a far sì che quegli occhi di ghiaccio così caldi s'impossessino di lui. Ma oggi no. Oggi è diverso. Dopotutto è il 22 Novembre. Ed è come se a Novembre tutto sia lecito. Sta per finire un altro anno. Sta per iniziare l'inverno freddo. Sta per sentirsi quella dolce aria di natale che fa dimenticare tutto. E allora chi lo sa, potrebbe essere in procinto la nascita di una storia. D'amore. D'amicizia. Di sesso. O qual si voglia.

Ed eccola li, coperta nel suo cappottino nero, con le spalle travolte da lunghi boccoli castano chiaro e con quel cappello che le dà un aria che la rende tenera e sexy nello stesso tempo. Spegne la sigaretta. Uno, due, tre. O adesso o mai più. Corre, spedito, senza rendersi conto a cosa sta andando incontro. Con la leggerezza di un adolescente che ha solo voglia di vivere.
'Ciao. Ti vedo sempre. Ogni pomeriggio qui. Tutto il resto del tempo nella mia mente. non sono un maniaco. no, troppo faticoso. sono solo uno qualunque che vorrebbe parlare con te, studiarti meglio. magari davanti a un caffè. anche adesso, io ci sono. '
'...'
Ma si, questo silenzio è pur concesso. Cosa si aspettava, che andasse li e lo baciasse?
'Lo so, è bizzarro. Sai, faccio il fotografo. adoro i miei soggetti, le mie donne. Di ordinaria bellezza. Belle nella loro semplicità. Semplici, non costruite moderni fondotinta e aumentate da costosissimi mascara. Donne da cui in ognuna traggo un piacevole particolare. Tanti piccoli dettagli che sommati trovo in te. Non invitarti a far parte della mia vita mi avrebbe devastato.'
Lei avrebbe voluto ridere per ore. Pensando di esser stata spiata in ogni sua movenza. e di aver occupato i pensieri di qualcuno senza che lei faccia nulla. niente gesti grandiosi, nessun sorriso diretto. nulla. solo essendo naturale e ignara di tutto. Vorrebbe ridere pensando di trovarsi all'uomo che l'ha resa protagonista dei suoi pensieri. Un uomo buffo e tenero. Con la faccia da finto duro. Con uno stile elegante e casual. Sembra un poeta. Ma pur sempre buffo. Si limita a un sorriso mentre gioca con i suoi capelli e lo guarda cuoriosa.
'Ora, un caffè è tutto quello che voglio.'
E lui quasi non ci crede. Come può tanta femminilità e naturalezza dar retta a uno come lui? Vorrebbe far finta di non aver capito, affinchè lei possa ripetergli la sua risposta. Ma ha paura che sia solo frutto della sua immaginazione. Allora preferisce non dire nulla e continuare a sognare. Dopo tutto l'impulsività non è così deleteria.


Bar che sa di pomeriggio freddo e cioccolata calda. Bar che dà sui toni del beige e del marrone, con i contorni del bordeaux. Bar che dà inizio a Lui e Lei.
'un caffè macchiato'
'anche per me' risponde Lui per paura di dire qualcosa che non possa piacere.
E' li, davanti a lei. E' li che avrebbe solo il desiderio di chiuderla nel suo appartamento. Forever and never. Chopin. Opera 23. E fare sesso. E urlare, ansimare, venire. Riscaldati dai proprio respiri. Lasciando gli altri ignari di tutto. Perdendosi tra quelle quattro mura che tutto sanno e niente dicono. E non trovarsi mai più.
'Vivo qui per studiare. Lavoro per mantenere una casa che odio. Ma è pur sempre una casa. Sono scappata da una città in cui ho vissuto per ben 19 anni. Un acittà di quelle noiose, con gente noiosa. E scapperò di qui appena potrò. Scappare è l'unica cosa che so di per certo saper fare.'
Il suo modo di parlare, la sua bocca, la sua lingua che bagna le labbra che sembrano così morbide lo eccitano. Ma dalle sue parole deduce che nel suo appartamento non vivrebbe a lungo. Ma potrebbe fare di un lasso di tempo un'intera vita. Un marchio indelebile nei ricordi.
'E tu, cosa fai?'
'Fotografo, te l'ho detto. Ma più che un lavoro lo considero un modo per estraniarmi dalla realtà.'
Fossi mia ti fotograferei in ogni istante. Mentre dormi. Mentre mangi. Mentre aspetti un caffè con uno sconosciuto. Mentre cammini per casa semi nuda con una naturalezza tale da farmi impazzire.
'Anch'io un tempo fotografavo. Il soggetto migliore che avevo ero io. Beh si, ho sempre avuto problemi di ego. Ma a me va bene così. Poi è finito tutto. Ho deciso, hanno deciso... si è deciso che per me sarebbe stato meglio qualcosa che potesse darmi più sicurezza. Anche se in fondo chi può dire cosa sia davvero sicuro?'
Arrivano i caffè. Lei amaro. 'Lascio lo zucchero a chi ha bisogno di mascherare i veri sapori. Chi vuole la felicità facile.'
E la domanda si fa retorica. 'tu sei felice?'
'No, ma per il momento non ne ho bisogno.'
'e di cosa avresti bisogno' la fissa curioso e sincero.
'Di un lavoro che non mi faccia vedere tutte quelle facce incipriate ogni giorno. E di capire quanto sia folle a parlare della mia felicità con uno sconosciuto.'
Ha senso tutto questo? Probabilmente si. Forse no. Ma trovare un senso alle cose non è ciò che le interessa. Non lo ha mai fatto. Perchè intraprendere questa strada proprio adesso?
'Sono gli attimi più belli.'
Niente programmi. Solo impulsive emozioni.
'Sono gli attimi che devastano.'
'Uhm'
'Potrei lasciarmi andare. Raccontarti tutto di me. Potresti invitarmi a cena. Dirti di si. E poi su da re per ascoltare della buona musica. Bere un bicchiere del cognac preso nell'ultimo viaggio in inghilterra. E dirti ancora di si. Potrebbe piacermi davvero tutto questo. E allora si che sarebbe devastante. Sbaglio?'
'In realtà oltre alla musica e al cognac ti avrei mostrato anche le mie foto. E poi ti avrei invitato a lasciarti fotografare.'
'Storie scontate di libri di poco conto. Ma i libri ignoti mi son sempre piaciuti.'
Si accendono entrambi una sigaretta. Lasciandosi in silenzio. Assaporando quel gusto di nicotina fino in fondo. Con mille pensieri e desideri. Lei sapeva che Lui non sarebbe stato un futuro. Lui sapeva non sarebbe mai stato un futuro. Ma quello non era il tempo di pensare al futuro. Erano li a fissarsi dritti negli occhi, bevendo un caffè e fumando una marlboro. E volevano solo godersi l'un l'altro giorno per giorno. Finchè non si sarebbe innamorati di cose più importanti. Finchè Milano non sarebbe stata lontana. E loro per il proprio bene si sarebbero dimenticati.


Passano i giorni, le settimane. I mesi. Emozioni, sensazioni, desideri, passioni. Lui e Lei. Un equilibrio precario fatto di notti insonni a discutere di musica, di vernissage, di viaggi, di cultura. Ma anche di argomenti idioti, leggeri. Tanto per dar fiato alla bocca e ridere senza limite. E poi fare sesso. Sempre. E non progettare nulla. Mai. Quell'appartamento che li difendeva dalla città. Una ragazza e un uomo che non sanno nulla del futuro. Un pò egocentrici. Sadici e masochisti. E folli. Ma contenti di essersi trovati. Lontani anni luce da qualcosa che potesse etichettarli. Odiavano definirsi con un 'noi'. Lei era Lei. Lui era Lui. Non erano due persone che si sarebbero potute appartenere per molto tempo. Prima o poi si sarebbero dimenticati. Ma nel frattempo Milano non aveva importanza. Le foto sembravano spunti per dare adito alla loro immaginazione e farsi lunghi trip senza nemmeno il bisogno di un acido. Le sigarette non mancavano mai. Nè quelle nuove e nè quelle già fumate e abbandonate nel posacenere di legno. Quelle di Lei erano facilmente riconoscibili. Avevano un sottile segno di rossetto. Talvolta invece amava usare quelle fini. Per darsi un'aria da attrice passata e vissuta. Lui l'adorava sempre e comunque.
C'erano notti in cui il sonno dimenticava di baciarli e le parole erano in sciopero. Ma Lui e Lei c'erano sempre. E in quelle notti, sul tappeto comprato nell'ultimo viaggio in India, restavano abbracciati. E piangevano. Nell'aria quella sottile canzone che faceva loro spesso compagnia. Cin Cin. Pensieri, paure, pianti. Nessuno parlava. Ma le lacrime valevano più di ogni fottuta parola. Non si amavano. Lei diceva sempre che non aveva bisogno dell'amora avendo conosciuto lui. L'amore è per chi non ha fantasia. Per chi vuole imitare. Per chi ama le cose semplici. Loro non erano semplici. Erano due persone complicate che si erano incontrate. Che si dovevano incontrare. Wonder Woman e L'Uomo Flash. Lei non era wonder e Lui non era flash. Ma a loro piaceva giocare così. Come due bambini. Per non pensare al futuro bisognava concentrarsi sul passato.
E ogni giorno era un ricordo. Un piccolo tatuaggio sulla pelle che faceva male. E faceva bene.
Ma come una tempesta silenziosa l'equilibrio precario terminò. Milano diventò lontana. Le foto rimasero solo pezzi di vita impressi su carta. E le sigarette finirono. Quelle quattro mura divennero troppo strette. Non potevano più respirare.
Lei andò via dall'appartamento senza troppi saluti, troppe parole, troppi gesti. In realtà non si salutarono. Cosa avrebbero dovuto dirsi? Arriverderci. Addio per sempre.Tutti e due in silenzio e lontani si pensano spesso tutt'ora.
Ha avuto un senso tutto questo? Yep. Maybe. No, probabilmente no. E' stato comunque davvero bello.
Nessuno dei due sa che fine abbia fatto l'altro. Ogni tanto pensano a come sarebbe rincontrarsi. Un giorno Lei ritornerà in quella città e andrà nello stesso bar di sempre. Prenderà un caffè macchiato senza zucchero e si fumerà una sigaretta ridendo. Poi prenderà coraggio e ritornerà all'appartamento. E poi chissà. Magari non troverà più Lui. Ma una coppia. Una di quelle che si definisce con un 'noi'. Che si dice 'Ti amo'. Che sente il bisogno di rispecchiarsi in qualcunaltro. Che non inventa nulla perchè inventare è troppo faticoso.

Per il momento Lui e Lei nonostante tutto sorridono. Dicono che la vita è bella anche per i ricordi.

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