In una cella fatta di pelle e carne. Resta li facendo finta che è tutto quello che vorrebbe. Scherza, ride, beve come sempre. Come se volesse dire: 'io non ho problemi. sono felice. sono felice. SONO FELICE. perchè non ho bisogno di niente e nessuno.' Ma nella tequila non c'è la felicità. La tequila non riempie quel vuoto e solitudine che ha dentro. La tequila non riscalda. Non pulisce. Ma ti permette di spegnere il cervello. Perlomeno finchè non ti risvegli dal collasso. E allora giù. Una, due, tre... sette. Ma no. Nemmeno quella serve. L'alcool non serve a nulla se hai qualcosa di più potente che ti fa perdere la ragione e il baricentro. Sono ancora le 23. Che ci sto a fare qui? Non alza lo sguardo nemmeno per cercare chi o cosa vorrebbe. Tanto non c'è. Che cerco a fare. Cosa resto a fare. E via, uscire dal solito monotono locale con la scusa di una sigaretta. Nascondersi in qualche vicolo e piangere. Fare finta di perdersi in quella piccola città in cui nessuno potrebbe perdersi. Tantomeno lei che la conosce in ogni piccola via. Poi la guardo, senza dirle nulla. E mi dice 'non sono la prima'. Vorrei ammazzarla per il suo egocentrismo. Per la sua presunzione di fare del bene a tutti. Ma penso che si stia ammazzando già da sola. Me ne vado con lo stesso silenzio con cui sono arrivata. E continuo a lasciarla in quella cella da sola.
S'il vous plait baciatemi e scordatemi.
domenica 25 gennaio 2009
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