mercoledì 28 gennaio 2009

Loro

E quando avrò voglia di ricordare, quando il presente mi starà stretto o troppo largo, riandrò li. In quel luogo. Noi con la voglia di nascondersi dal mondo. Noi con poche esperienze in mano ma che ci sentivamo i padroni del mondo. Noi un pò vandali. Un pò bambini. Noi che tutto quello che volevamo erano venti sigarette. E tanta voglia di non far nulla. Noi che avevamo anche i momenti seri. Con la politica. La guerra. La paura e la voglia di crescere. Noi che però andavamo sempre a finire nello stupido, nel superficiale. Ma avanti, eravamo pur sempre in fuga dalla scuola. Noi che progettavamo fughe notturne per andare a bere in qualche locale e svegliarsi la mattina chissà dove con gli occhi gonfi e rossi e un mal di testa. Noi che eravamo davvero noi.
Ora sono li. Con la musica nelle orecchie, sola. Che fisso quell'angolo di vita che ha visto e che non dice. Che leggo quella panchina. Quelle date, quelle offese, quelle frasi che ci appartenevano. Come se alla gente che passava di li importasse qualcosa. Sembra che quel posto senta la nostra mancanza. Ed è come se mi chiedesse 'tu la senti la mia?' No. Io non sento la mancanza di nessuno. Ma rifugiarmi in un sorriso passato mi fa star bene. E mi aiuta a sorridere anche nel presente. 'Sei sicura? Davvero non vuoi di nuovo tutto questo?' NO. Mai stata cosi sicura. E allora quando il pensiero inizia a perseguitarmi scappo via. E mi rifugio in un altro ricordo.
Un locale. Una sera. Un bagno. Due birre. Mi basta questo. E pensare e sorridere. E sorridere e pensare. Poi tornare alla realtà e rendersi conto che non è come quella volta. E magari non lo sarà mai più.
E allora forse penso che devo smetterla di ricordare troppo. Perchè dopo tutto mi faccio sempre del male. Continuo a stringere i pugni. A volerli sbattere sul muro e non sentire nemmeno dolore. Continuo a bloccare la mia voce quando è in procinto di urlare e piangere.
Ma dopo tutto, perchè devo privarmi anche di un solo breve sorriso se mi fa star bene anche solo per un attimo?




C'è troppo poco intorno a te che lo rivuoi.

domenica 25 gennaio 2009

Il Mondo In Chiave Statica

In una cella fatta di pelle e carne. Resta li facendo finta che è tutto quello che vorrebbe. Scherza, ride, beve come sempre. Come se volesse dire: 'io non ho problemi. sono felice. sono felice. SONO FELICE. perchè non ho bisogno di niente e nessuno.' Ma nella tequila non c'è la felicità. La tequila non riempie quel vuoto e solitudine che ha dentro. La tequila non riscalda. Non pulisce. Ma ti permette di spegnere il cervello. Perlomeno finchè non ti risvegli dal collasso. E allora giù. Una, due, tre... sette. Ma no. Nemmeno quella serve. L'alcool non serve a nulla se hai qualcosa di più potente che ti fa perdere la ragione e il baricentro. Sono ancora le 23. Che ci sto a fare qui? Non alza lo sguardo nemmeno per cercare chi o cosa vorrebbe. Tanto non c'è. Che cerco a fare. Cosa resto a fare. E via, uscire dal solito monotono locale con la scusa di una sigaretta. Nascondersi in qualche vicolo e piangere. Fare finta di perdersi in quella piccola città in cui nessuno potrebbe perdersi. Tantomeno lei che la conosce in ogni piccola via. Poi la guardo, senza dirle nulla. E mi dice 'non sono la prima'. Vorrei ammazzarla per il suo egocentrismo. Per la sua presunzione di fare del bene a tutti. Ma penso che si stia ammazzando già da sola. Me ne vado con lo stesso silenzio con cui sono arrivata. E continuo a lasciarla in quella cella da sola.



S'il vous plait baciatemi e scordatemi.

venerdì 23 gennaio 2009

Mani Sporche E Cuori Lavati

Intingi le dita nel colore. Te le sporchi cosicchè dopo possa giocare con me, sfiorandomi e macchiandomi. Facendomi diventare un arcobaleno. Usi il blu e fai sentire un pò di dio o dei suoi affini. Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere. Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intrapendenza del sangue. Usi il rosso per le radici. Usi il bianco per accendere la luce. Usi il nero per spegnerla. Per accendere l'ombra. Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità. Un vestito bianco che fa da tela. Capelli raccolti per lasciare libero spazio alla tua immaginazione. Una stanza. Due persone. Io e te. E il mondo che da dietro la porta ci spia. Chiedendosi perchè non sia là fuori con lui. Ad essere a sua completa disposizione. A rimanere in silenzio immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Ma non me ne curo. Resto in quella stanza perchè quattro mura mi bastano se ci sei tu e le tue dita che mi colorano. Poi tocca a me. E inizio a disegnarti piccoli fiori sul corpo. Immagino che siano velenosi. E che io viva di quel veleno. Solo io. Il mio veleno benigno. Per gli altri? Solo dolore e sofferenza. E mi guardi, mentre ti racconto la storia di quei fiori. Mi guardi e sorridi. E non riesci bene a nascondere quell'espressione incerta e un pò terrorizzata dal mio sadismo. Ma in fondo sei felice. Si lo so, me lo sento. E ti prego, non convincermi del contrario. Altrimenti quei fiori potrebbero trasformarsi in lame appuntite che lacerano la pelle. La mia. La tua. Ma non voglio pensarci. Voglio vedere i nostri corpi intatti. Lisci. Colorati. Non voglio sapere cosa tu possa avere in mente al momento. Vorrei non avessi nulla. Ma mi rendo conto del fiume di pensieri che ti scorre in testa. Vorrei esser capace di prosciugarlo. Ma magari sono solo capace di farlo straripare. Non credo in nessuno. Solo nel potere che hanno quei colori su di noi. Che ci fanno venire ancora più voglia di sporcarci, toccarci, deriderci.
I colori si seccano. E bisogna pulirsi. Io non ne ho voglia. Rimarrei li per un'altra eternità. Per sempre colorata. Colorata da te. Ma devi andare. Mi colori per un'ultima volta e vai. Ti ripulisci. Io desidero solo restare li. Stesa in quell'orgia di colori infinita che mi permette di assaporare quello che hai lasciato di te. Ma poi arriva il tempo in cui il mondo si stanca di spiarmi. E mi riprende. Mi pulisce. E rinizia tutto da capo. Io immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Piangerò. Ma potrò finalmente dire di aver vissuto. E allora che il mondo mi riprenda. Mi immobilizzi. Mi lasci cadere le lacrime bollenti senza nemmeno asciugarle. Una Maddalena metropolitana. Fate quel che volete. Chi volevo c'è stato. Non mi serve un per sempre. L'abitudine magari mi ucciderebbe.



Usi il verde per vedermi sorridere.

giovedì 22 gennaio 2009

Doglie Blu

E sembrava che certe cose non la toccassero più. Sembrava che Lei oramai avesse trovato una stabilità, seppur apparente, ma comunque che faceva sorridere. E' giovane, e si è detta 'ne ho fatte di esperienze.' In realtà non ha fatto un cazzo. O meglio, si ha fatto, ma non ha provato nulla. E allora continuare ad autoconvincersi di essere adulta, matura. Di essere avanti per la propria età. Fumare sigarette sentendosi abbastanza grandi da non nascondersi nemmeno più per vicoli. Chiedere superalcoolici senza nemmeno il bisogno di dover più dire la tua età. Uscire di casa senza dover dire con chi, quando e perchè esci. E' questo che fa davvero grande una persona? No. E Lei magari se n'è resa conto troppo tardi. Ha portato all'eccesso quella sensazione di 'grande' che ora la distrugge. Che ora, l'idea di sentirsi come le bambine che Lei ha giudicato, deriso, la ammazza.
Va avanti e va indietro. Peccato che ciò non accada a suo piacimento.
Lunghi discorsi con la sua coscienza. Lunghe vane attese nella speranza che una risposta arrivi. Crisi esistenziale? No, solo voglia di tornare indietro e poter fermare il tempo li, in quel preciso istante in cui quel filo di seta era liscio, leggero e bianco. Ma la seta è delicata, e Lei non ha mai avuto una certa attinenza con la delicatezza.
E' piccola. E' una bambina. E non ha scelta. E magari per il momento continuerà a nascondersi in piccoli vicoli per fumare quelle due o tre sigarette di cui non sentirà nemmeno il sapore. Continuerà a cercare la mamma per farsi coccolare su un divano guardando inutili telefilm. Continuerà a sognare. Solo quello. Perchè il tempo per provare davvero quei sogni ancora deve arrivare. Continuerà a sorridere senza grandi gesti. Per le piccole cose. Un sole. Una primavera. Una cena con le amiche. Piccoli segreti. Piccole cotte.
Niente alcool, niente divertimento eccessivo, niente consultorio, niente uomini più grandi, niente confusione. Solo sorrisi leggeri, abbracci facili, formule matematiche semplici, brividi per uno sfiorato bacio sulle labbra.

AAA. Cercasi disperatamente lobotomizzazione.

mercoledì 21 gennaio 2009

Ses Lèvres Au Sourir Pervers

Stanotte è stato tutto diverso. Non sentivo nulla. Non ricordavo nulla. Ero li, in silenzio, immobile. Davanti a lui che in una strana forma mi amava a modo suo. E il mio silenzio rimaneva. Il mio disprezzo persisteva. La mia figura è fissa nei suoi occhi avidi. E io non parlavo. Sono riuscita a bisbigliare solo un fioco: 'non sulla mia bocca'. E continuava. Come se fossi una statua. Priva di pensiero, di emozioni. Un telefono che squillava a vuoto. Un desiderio logorante di non essere li. Ma un sorriso perchè per un attimo, solo un attimo, ti avevo rivisto. Vieni e vai. Piangevo. Come non facevo da tanto. Quasi mi mancava il respiro. Sentivo solo frasi fatte che rimbombavano nella mia testa. Cercavo di farle mie e di crederci davvero. Ma il disprezzo mi ammazzava. Non posso essere diversa? Un 'no' padroneggiava le mie risposte. E io vorrei davvero cambiare, migliorare, riflettere. Ma gli avvenimenti non me lo permettono. E' che ho paura. Troppa. Inutile. Sciocca. Mi sento sola anche se so che non dovrei. Quell'uomo mi uccide dentro. Ma lo faccio perchè credo che tutto è lecito. Lui non sente le mie lacrime. Le mie richieste d'attenzione. Non sente nulla.


Ti inviterei a piangere con me, ma rischieremo d' affogare.

martedì 20 gennaio 2009

Alcolici Andati A Male

Notti insonni e segreti che dormono. Dov'è quel velo di confessioni che ci copriva dopo la fascia protetta? Dove sono quelle citazioni scontante, ma benigne? Hemingway, Muccino, Verlaine. La voglia di rimanere infanti ma sentirsi sempre e comunque più adulti degli adulti.
Mi ero promessa di non pensare alle mie azioni. Ho deciso di spegnere il cervello un bel pò di tempo fa. E' sempre andata male. Ma non me ne sono mai curata. E invece ora, vedo te che sorridi davanti a una torta. E io che mando giù l'ennesimo bicchiere di vino. Vedo parole inconsistenti che non vogliono dire nulla. Vedo due persone che come loro nessuno mai. E che adesso sono tornate ad essere superficiali. Mi domando sempre cosa voglio. Cosa pretendo. Cosa sei. Chi sei. Perchè.
Chiudo gli occhi e in mente ho solo due nomi. Due volti. Due situazioni così diverse e le mie sensazioni così uguali. Vedo labbra. Sento voci. Modi delicati e sorrisi sinceri.
Desidererei tornare solo per me stessa. Ma poi una frase, un viso, un cuore, una finestra che lampeggia e me stessa passa in secondo piano.
Fumo per inerzia. Studio per dovere. Sorrido perchè è quello che si aspettano. Non dico nulla perchè potrebbero fraintendere la realtà col mio solito sarcasmo. Resto con me stessa. Lunghi monologhi che non aiutano. Che danno solo libero sfogo ai miei pensieri. Ma che restano tra quelle quattro mura verde acido che sanno fin troppo. Muri che assorbono parole, persone, situazioni che vorrei dimenticare con una facilità tale da non rendermi nemmeno conto che siano accadute. Che le abbia vissute.
Lunghi boccoli che cadono. Mani che si stempiano. Occhi rossi e pancia gonfia. Ho fatto tutto quello che dovevo e volevo fare. E ora cosa mi rimane? Un incessante e delirante dubbio. O forse due. Una sensazione di vuoto ma pieno, inspiegabile. Un viola che sta stretto. E delle parole che non sanno di nulla. Una potenza falsa, temporanea, stupida. Stupida. I miei piercing. I miei capelli colorati. Lo smalto scuro e la pelle chiara. Un anno fa sarei stata felice. Con l'essenziale. Ma l'essenziale è invisibile agli occhi, e forse i miei di occhi ancora non riescono a vedere nulla. Forse è per questo che li mantengo aperti il più possibile.

E come dice Miss C. : Dovevo. Potevo. Volevo.

Ho solo freddo. Tutto qui. Ma non chiedo una coperta. Non chiedo nulla. Rimango silenziosa spettatrice degli eventi.
Sorriso per pochi. Indifferenza per molti.
Un serpente e una stella non possono rovinarmi l'esistenza.
Ti chiederei una coperta se solo sapessi con certezza che tu abbia una coperta. Ma non so cosa nascondi nel tuo armadio. Forse meglio. O solo peggio.



Siamo come Achille e la tartaruga. Scegli tu quale parte avere.

giovedì 15 gennaio 2009

La Tua Immagine Nervosa.



Posso piangere come le bambine che cadono e si sfregiano le ginocchia?
Posso urlare senza che nessuno mi ascolti?
Posso evitare di stringere i pugni se ci penso, ti penso?
Posso rimanere in silenzio e uscire di scena come un'attrice che non sa la sua parte?



La tua purezza è nell'essere inconsapevole Art Decò.

martedì 13 gennaio 2009

Incantevoli Spettri.

Gocce d'acqua e schiuma scivolano sui miei fianchi. Arrivano giù, fin sui piedi. Desidererei che i miei pensieri scivolassero così, come quelle goccioline calde e veloci.
Ciocche viola giaciono sul mio petto. Come fiori su di un prato. Magari se le bagno crescono proprio come i fiori. O magari dovrei solo tagliarle.

Mani delicate e lisce mi accarezzano la schiena. Vorrei non andassero mai via. Come lama che vuole tagliarmi, incidermi. Quella lama che nel suo male fa star bene più di qualunque altra cosa.
Ti vedo li, lontano da me. Nella bellezza di sempre. Nella bellezza che a volte non riesce a farmi credere che per un pò di tempo è stata mia. Solo Mia. Nella bellezza che se chiudo gli occhi sento vicina. La melodia di quel silenzio che ci univa. Il sottofondo di quei respiri arrivati in tempi diversi ma con la stessa intonazione. Quando decido di non parlare, di lasciar spegnere la luce, arrivi Tu, mio folle bardo, che riesci a fare della mia figura una splendida esaltazione. Come fai? Ti chiedo. Ma non rispondi, quasi volessi mantenere il segreto. O magari nemmeno Tu lo sai. Magari la risposta dovrei saperla io. Ma questo non è il momento di trovare risposte. Forse trovandole rischieremo di rovinare quel leggero e splendente nastro di seta che ci lega l'uno all'altro. E allora rimaniamo senza risposte serie. Andiamo avanti con quella semplicità con cui riusciamo, in qualche modo, a pensarci e non dimenticarci. L'hai detto tu. Io riesco solo a non biasimarti e a convincermi che dopo tutto, la normalità è soggettiva.
E poi anche i supereori hanno le proprie crisi interiori.

Mi giro, e vedo il latte e la pesca. Bella. Grande nella sua piccola statura. Che quasi non tocco per paura di rovinare. Di farle del male. Di riuscire anche stavolta a rovinare tutto per un pensiero passeggero. Le chiedo scusa. Lei dice che non è colpa mia. Sai, in fondo non ho mai avuto il desiderio di confessare tutto. Mai, in nessuna situazione. Ma con te le cose cambiano. Quel legame particolare, reso nei dettagli significa tutto. Significa che devo condividere con te me stessa e i miei pensieri. Ma significa anche che non meriti me. Non devi meritarmi. Non hai bisogno di me. Vorrei fosse così, ma non lo è. So che ti guarderò, e mi rimangerò tutte queste parole. Ma poi le ricaccerò, non appena altre parole mi annebbieranno il cervello. Ti chiedo scusa. Si, è colpa mia. Desidero impossessarmi di te spesso. Ma non sono nessuno. E non voglio essere nessuno. Perlomeno non con te. Non ora. Ora che vivi, morirei alla sola idea di essere la causa della tua morte. Ho fatto tanto male. Troppo. E ammetto che continuerò a farlo. Magari anche volontariamente. Ma non a te. Sei quello che ho sempre desiderato. Uccidere un mio desiderio, ucciderebbe me stessa. Scusa. Non finirò mai di dirlo.
Magari non prendo nemmeno la strada più facile. Forse è solo quella che desidero davvero.

Ho paura.
Se chiudo gli occhi capita spesso di pensare a un supereroe. Che mi travolge e mi protegge.
Se sogno capita spesso quel legame reso nei dettagli. Che mi fa venir voglia di morire dormendo.
Ho paura.



Mes Petits Verlaine.

lunedì 12 gennaio 2009

Beethoven O Chopin?

L'ambiguità è stata la mia compagna di sempre. Da quando ero piccola.
Ma ora no, ora non la voglio più. Voglio poter parteggiare per qualcuno, per qualcosa, per me.
Invece resto qui, con mille pensieri e paranoie. Studiando Shakespeare. E tentando di capire se anche io potrò mai illuminare il buio a lungo.
La mia luce si sta spegnendo, e non voglio accada. Come vortice sta risucchiando tutto chimeritapiùdime.
Rimarrai in silenzio, senza dirmi nulla. Come se nulla fosse accaduto. E farò finta che davvero non ci sia nulla a cui pensare. Andremo avanti con la pseudo leggerezza che ci caratterizza da sempre. Con mille verità nascoste. Che si celeranno da sole, senza troppi gesti, troppe parole, troppi monologhi.


In fondo recitare è sempre stata la mia passione.

domenica 11 gennaio 2009

Il seno.

Scusa se ti ho fatto perdere le parole. Vorrei aiutarti a ritrovarle, ma non è una buona idea. Allora ti lascerò andare in solitudine. Tu e il tuo io. Le troverai, perchè anche se non è quello che fai vedere, ne hai tante di parole. Una più giusta dell'altra. Ecco il perchè di tutto.
Ti pentirai di aver scelto me per i tuoi segreti. Per le piccole confessioni che fanno male e che fanno bene. Per il cazzeggio gratuito che ci permette di non pensare al resto. Per gli sguardi che vogliono dire troppe cose, che tutte insieme sono devastanti.
Perchè ho fatto una cosa del genere? Non chiederlo. Ma se pensavo che i miei pensieri fossero solo frutto di una noia estiva, ora sono sicura che la noia non c'entra.
Un menage à trois mentale. Vorrei solo che le cose fossero più semplici. Vorrei non esistesse lontananza. Magari cosi non ti avrei mai pensato. Sarebbe davvero stato tutto più facile. Ma passerà, ne sono sicura. Solo che non stasera, non ora. Non posso farmi passare nulla al momento. Ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa per continuare ad essere la me stessa di sempre, e mi servi tu, e anche l'altro. Ma forse, prima di voi due, non ero poi così me stessa. Lo ero, ma non così in fondo.
Mi andrebbe solo di piangere, e magari lo faccio. Non sento lacrime che bruciano gli occhi da troppo. Non si tratta di tristezza. Ma Malinconia. Risentimento. Maledette Ossessioni. Paura. Paranoie. Ricordi laceranti. Piango per tutto e per niente. Ma come al solito faccio progetti. E sto progettando anche il mio pianto. E allora, per l'ennesima volta non piangerò. Ma andrò a letto. Stavolta lo faccio davvero, dormirò come non faccio da giorni. E penserò. Ci penserò. Lo penserò. E giocherò immaginando la mia vita senza aver conosciuto nessuno. Mi immaginerò ora nell'apatia di sempre. Nel nonsentirenulla di sempre. Che ho sempre odiato. Che odio tutt'ora. Ma sono solo capace di confondere. Non sono la persona adatta per un lungo lasso di tempo. Sono quella che confonde e che cazzeggia.
Andrò avanti, e magari cambia la stagione e cambio anche io. Altra gente che mi vorrà bene, che mi dirà 'sei diversa' e che poi andrà via.
Il pessimismo della domenica sera dilaga la mia mente.


Vorrei scappare. Magari lo faccio.
Vorrei non pensare a nulla. Magari non ora.

Capezzoli
come souvenir

venerdì 9 gennaio 2009

Scortami gentilmente in una discoteca sulle stelle.

Panno assorbente e carta velina.

E la spensieratezza di quegli altri due?



Entrare nella mia testa non è un viaggio di poco conto. Magari potrebbe anche essere di non ritorno. Arredarsi un bell'appartamentino al centro dei miei pensieri. Fare lunghe passeggiate nelle parti più intime. Farmi compagnia nelle notti insonni. Assuefarmi sfiorandomi.
E allora ti chiederei, verresti a vivere con me?

Questa notte dedichiamola al non ritorno. Non quello nella mia testa. Ma nella tua. Per chi continui a trovare in ognuno.
Ma preferisco restare in silenzio. Far fare a te. Mettermi in mezzo sarebbe come cambiare gli eventi.



Alti e bassi di storie complicate.
Siamo belli, non siamo perfetti.

giovedì 8 gennaio 2009

Andiamo a vedere i Baustelle insieme.

Mi hai conosciuto in un periodo molto strano della mia vita.
Magari ti avrei amata davvero. Magari appena ti vedrò ti bacerò comunque e poi faremo finta di niente.
Sei quella donna di pesca e latte che cercavo. Ma non ora, ora è tardi. Ora bevo caffè per due.
Ma pur sempre onorata di esser stata la tua prima volta.


Tutto ciò significa scavare in profondità.

Il Mondo Prima Che Arrivassi Te

Maledetta carne. Maledetta libidine. Maledette le mie mani che non vogliono darsi pace. Perchè non posso essere diversa? Perchè Lui non mi rende così diversa? Cosa voglio?
Oggi speravo di tornare a casa stanca, con le mani fredde a causa del gelo che c'è in questi giorni, ma felice, soddisfatta. Contenta per aver pensato alle Sue mani, al Suo sesso. Solo a loro. Invece sono qui che le mie mani le taglierei volentieri.
Posso ancora pensarti? Posso continuare ad assuefarmi leggendo il tuo nome col mio? Posso guardare foto che chiariscono i miei ricordi? Posso solo continuare ad essere 'Lei'?
Magari hanno ragione, sono davvero immatura, superficiale e frivola. Magari quello che mi tocca è rimanere da sola, come un anno fa, divertirmi senza divertimento.
Non lo so, in realtà non so nulla. Per il momento godo di una gelosia infondata che mi logora il pensiero.


Forever and never.

mercoledì 7 gennaio 2009

Noi Bambine Non Abbiamo Scelta

Dei jeans semplici. Delle scarpe basse. Una maglia scollata quel poco che basta per mostrare quelle giovani e piccole curve. Quel poco che basta per farlo impazzire. Niente trucco. Tiene a ricordare di essere ancora una bambina. Fa di tutto per ricordarlo. Non vuole che Lui pensi di passare le notti con una donna, per poi svegliarsi, tornare alla realtà e vedere una piccola e tenera ragazzina. Una chiamata veloce. ' fra 5 minuti sono sotto da te. i tuoi dormono?' 'si' veloce, ermetico. 'A fra poco' Lei non risponde e riattacca.
E come ogni sera lui la rapirà e le prometterà di portarla lontano. E' la sua droga non Le può far male. La rapirà e La nasconderà nella sua macchina per arrivare nell'ignoto. Mentre parleranno di cose semplici, leggere, per nascondere come sempre quelle mille parole da dire. Parleranno mettendo a confronto le loro vite, così diverse, che ogni sera s'incontrano. Lei racconterà della sua scuola, dei professori e delle cazzate con le amiche. Lui parlerà del suo uffico, dei dirigenti e delle responsabilità con l'azienda. Senza giudicarsi. Senza indagare troppo nella vita dell'altro. Quel manto di parole stupide e superficiali così prevedibili. Quel manto a cui aggrapparsi per non dirsi la verità. Non chiedersi cose che potrebbero rovinare quella sottile linea eretta che li mantiene insieme.
Ed ecco qui, un'altra sera. La stessa macchina, le stesse persone. Loro due.
'Com'è andata la giornata?' 'Si, anche a me faticosa ma produttiva.' 'Beh mi fa piacere del tuo 6 in matematica, si vede che t'impegni.' sembri un padre, smettila, cosa fai.
'si, allora mi merito una ricompensa per gli sforzi.' le notti insonni, le giornate piene di studio e le ore fissa nel vuoto a pensarti, ma non è colpa tua. E' mia che mi sono cacciata in questo guaio.
Lui vorrebbe chiedere tante cose. Se è felice. Se è mai stata innamorata. Se lo ama. Se invece si diverte per il semplice fatto di sentirsi un pò Lolita. La sua Lolita. Ma si limita a non domandare, per paura. E' pur sempre una giovane ragazza, un giorno potrebbe stancarsi di tutto questo e dimenticarsi di Lui. E allora godersi questi momenti fino in fondo. Senza parlare. Arrivare nell'ennesimo hotel, e li far finta di avere la stessa età. Di avere la stessa vita. Di non sentirsi un pò padre e un pò figlia. Amarsi lontano da tutto e tutti. E poi rimanere abbracciati come due amanti e non dormire mai. C'è tempo per dormire, perchè farlo ora. Perchè perdersi tutto di Lui per dormire? E allora no, restare li e sentire i respiri caldi, le mani che s'accarezzano, i piedi che s'intrecciano. E non dire nulla. Come sempre. Le parole strozzerebbero tutto.
Chi sei tu? Perchè hai scelto di imprigionare proprio me? Non sono come te, non lo sarò mai. Passerà il tempo, e troverai chi ti merita di più. Qualcuno che ha la tua età, la tua vita. Qualcuno che potrà definirti davvero sua. Qualcuno che non ti porta in camere d'hotel e si limita ad amarti su di un letto, senza parlare. Troverai qualcuno che ti parlerà, e tu sarai così contenta di sentire le parolemaidette che mi disprezzerai, che ti disprezzerai. E io continuerò a rimanere in silenzio, lontano da te, dalla tua vita.
Si alza dal letto, trascinando con se quel lenzuolo bianco che ha visto tanta, troppa gente. Lasciando intrevedere di sè una schiena bianca, liscia, quasi marmo. Semi coperta da quei capelli castano chiaro un pò stravolti. Saltellando a piedi nudi, sorridendo e lasciando cadere sempre di più quel lenzuolo.
Controlla l'ora, sono le 5. E' finito il loro momento. Una giornata di routine li aspetta, interrogazioni, riunioni, compiti, contratti, riempiono di nuovo la mente dei due.
Ma con un ricordo in più. E mille certezze in meno.

lunedì 5 gennaio 2009

Cin Cin

Se scrivo sembra tutto più facile. E poi con te è decisamente più facile. Ho sempre paura di parlarti e dirti qualcosa di sbagliato. Ho paura di rovinare quel sottile filo che in qualche modo mi lega a te. E allora lo faccio qui. In silenzio. Forse i tuoi occhi non si poseranno mai su queste parole. Ma a me è bastato che i tuoi occhi si posassero su di me. Fissandomi. Eccitandomi. Facendomi sorridere. Di me, di te. Ma soprattutto di me.

Le mani scorrono scrivendo veloci, quasi come se le idee fossero loro. Vorrei non fermarmi mai. Scrivere tutto, confessare tutto. Fare come le bambine e le loro letterine d'amore . Quelle con i cuoricini di tutti i colori e grandezze. E magari lo faccio, ti dico tutto senza curarmi delle conseguenze. Ogni volta che ti sento, che ti guardo per quanto mi sia permesso guardarti vorrei farlo. Ma ho paura di rovinare quell'idillio che mi rende felice. A volte capita che mi odio, perchè ti penso troppo. Ti penso come non dovrei. Ti penso come mi ero promessa di non fare. Ma nel momento in cui ho te in mente mi dimentico del resto. E allora fanculo, mi concedo di non concentrarmi solo su me stessa.

Cerco di dimenticare tutto. Che utopia. E allora mi limito a uscire da questa camera. Vedere gente, cercare di togliermi quell'amaro dolce di dosso. Avere un barlume di speranza per un attimo. Fissare altre labbra, altri occhi. Convincermi che quel ragazzo dopo tutto non è così male, anzi non è per niente male. Convincermi anche che mi piaccia davvero. Che fa cose per me che tu non faresti mai. E crederci davvero per un attimo. Immaginarmi con lui come dei normali Lui e Lei. Vicini. Poi però metto le mani tra i suoi capelli. Affondo la mia testa sul suo collo. Sfioro le mie labbra vicino al suo orecchio e cerco d'annebbiarmi la mente con il suo profumo. Non ci sono piccoli ricci ad accarezzarmi le mani. Non riesco ad abbandonarmi, ad essere me stessa. E il profumo è troppo dolce. Non mi è mai piaciuta la troppa dolcezza. E allora mi rendo conto che quel ragazzo è solo uno dei tanti. Che ha la tua età ma che non sei TU. Che mi tiene le mani ma subito dopo me le mette nelle mutande. Che ringrazia che non sia più vergine così non potrà avere sensi di colpa. E' solo uno che non mi stupisce. E allora via, a cercare rifugio in un tuo pensiero. Me con te. I folti capelli. I tuoi. Il profumo. I guanti bianchi. Gli occhi aperti che si fissano. Una macchina parcheggiata davanti a un pubblico. Voler fare come in quella canzone. Un treno. Un respiro che mi scalda. Delle macchie rosse sul collo. E solo allora riesco a trovare pace. Chiudo gli occhi e ti guardo.

Ma magari sono solo arrivata tardi. Come al solito. Magari c'è chi è riuscito meglio di me. C'è chi se l'è davvero meritato di padroneggiare i tuoi pensieri. Magari ora non hai più posto. O magari il posto non me lo merito io. Magari magari magari. Magari dovrei pensare solo a studiare 7 materie in mezza giornata e riconcentrarmi su me stessa. Ma la mia mancanza non la sento. Perlomeno non come la tua.

A cosa mi servirebbe cancellare un tuo ricordo schiacciandoti con gente di poco conto, di cui non vorrò nemmeno sapere il nome? Allora resto qui. Con il quotidiano PensieroAssordante che vorrei scacciare, ma se non se ne va, un motivo ci sarà. Non ho bisogno di avere un amore che vogliono tutti, di poter dire 'ehi, mi sono innamorata!'. E' così maledettamente scontato. Non ho bisogno dell'amore, sarebbe solo un altro ostacolo che potrebbe dividerci di più. Sarebbe solo un modo per etichettarti: l'uomo che amo. Invece tu per me sei tu e basta. Non sei il mio ragazzo, il mio amante, il ragazzo per cui sto in fissa. Quando la gente vede la nostra foto e mi chiede chi è il ragazzo dalla faccia strana che bacio la risposta è sempre quella: Lui è Lui. E ti ho scritto con la lettera maiuscola. Ed è venuto spontaneo. Quasi me ne vergogno.Vorrei cancellarlo. Ma te l'ho detto, scrivo tutto e fanculo.

Chissà, deciderai di allontanarti di più dopo tutto questo. E io mi morderò le dita per aver scritto. Me le farò viola cosicchè non riesca a scrivere più nulla. Ma sai, forse me le sarei dovute mordere in principio.

Sono le 5 del mattino e dovrei dormire. Sono le 5 e continuo a non avere sonno. Sono le 5 e come ogni notte scrivo pensando a te e canzoni affini. Ho fumato e bevuto così tanto stasera nella speranza che tornassi a casa fatta e ubriaca e non avessi nemmeno la forza di pensare. Ma l'unica cosa che riuscivo a sentire era solo un freddo maledetto. Ed ecco che riscrivo. Per l'ennesima sera, le ennesime cose.

Vorrei continuare, ma ho paura di peggiorare le cose.

Ma non andrò a dormire. Continuerò a star sveglia per poi dormire tutto il giorno. Svegliarmi la sera, chiamarti e poi rimettermi a letto sorridendo. Il 6 gennaio mi ha sempre fatto schifo. E di studiare non se ne parla.



Ciao uomo Flash, Wonder woman non si sente poi così wonder...





Cin Cin

domenica 4 gennaio 2009

Io e te nell'appartamento.

Sono le sei. E come ogni giorno da quasi un anno Lei finisce il suo turno in quel piccolo negozio in centro. Ogni giorno vede donne di ogni tipo. Giovani, adulte. Magre, grasse. Bionde, more. Tutte schifosamente costruite, che parlano di mariti perfetti che non ci sono mai. Di botulino. Di abiti costosi che non metteranno mai. Ogni giorno capisce di esser migliore. Ringrazia quelle donne che le permettono di aumentare un egocentrismo che le fa compagnia da sempre. Si adora, si venera. E questo è l'importante.

Lui sa tutto di lei. L'espressione di sollievo quando finisce di lavorare. Il modo in cui mette il cappello. La sua mano che regge la sigaretta. Ha tatuato ogni singolo dettaglio nella sua mente. Non le ha mai parlato. Non è mai riuscito a far sì che quegli occhi di ghiaccio così caldi s'impossessino di lui. Ma oggi no. Oggi è diverso. Dopotutto è il 22 Novembre. Ed è come se a Novembre tutto sia lecito. Sta per finire un altro anno. Sta per iniziare l'inverno freddo. Sta per sentirsi quella dolce aria di natale che fa dimenticare tutto. E allora chi lo sa, potrebbe essere in procinto la nascita di una storia. D'amore. D'amicizia. Di sesso. O qual si voglia.

Ed eccola li, coperta nel suo cappottino nero, con le spalle travolte da lunghi boccoli castano chiaro e con quel cappello che le dà un aria che la rende tenera e sexy nello stesso tempo. Spegne la sigaretta. Uno, due, tre. O adesso o mai più. Corre, spedito, senza rendersi conto a cosa sta andando incontro. Con la leggerezza di un adolescente che ha solo voglia di vivere.
'Ciao. Ti vedo sempre. Ogni pomeriggio qui. Tutto il resto del tempo nella mia mente. non sono un maniaco. no, troppo faticoso. sono solo uno qualunque che vorrebbe parlare con te, studiarti meglio. magari davanti a un caffè. anche adesso, io ci sono. '
'...'
Ma si, questo silenzio è pur concesso. Cosa si aspettava, che andasse li e lo baciasse?
'Lo so, è bizzarro. Sai, faccio il fotografo. adoro i miei soggetti, le mie donne. Di ordinaria bellezza. Belle nella loro semplicità. Semplici, non costruite moderni fondotinta e aumentate da costosissimi mascara. Donne da cui in ognuna traggo un piacevole particolare. Tanti piccoli dettagli che sommati trovo in te. Non invitarti a far parte della mia vita mi avrebbe devastato.'
Lei avrebbe voluto ridere per ore. Pensando di esser stata spiata in ogni sua movenza. e di aver occupato i pensieri di qualcuno senza che lei faccia nulla. niente gesti grandiosi, nessun sorriso diretto. nulla. solo essendo naturale e ignara di tutto. Vorrebbe ridere pensando di trovarsi all'uomo che l'ha resa protagonista dei suoi pensieri. Un uomo buffo e tenero. Con la faccia da finto duro. Con uno stile elegante e casual. Sembra un poeta. Ma pur sempre buffo. Si limita a un sorriso mentre gioca con i suoi capelli e lo guarda cuoriosa.
'Ora, un caffè è tutto quello che voglio.'
E lui quasi non ci crede. Come può tanta femminilità e naturalezza dar retta a uno come lui? Vorrebbe far finta di non aver capito, affinchè lei possa ripetergli la sua risposta. Ma ha paura che sia solo frutto della sua immaginazione. Allora preferisce non dire nulla e continuare a sognare. Dopo tutto l'impulsività non è così deleteria.


Bar che sa di pomeriggio freddo e cioccolata calda. Bar che dà sui toni del beige e del marrone, con i contorni del bordeaux. Bar che dà inizio a Lui e Lei.
'un caffè macchiato'
'anche per me' risponde Lui per paura di dire qualcosa che non possa piacere.
E' li, davanti a lei. E' li che avrebbe solo il desiderio di chiuderla nel suo appartamento. Forever and never. Chopin. Opera 23. E fare sesso. E urlare, ansimare, venire. Riscaldati dai proprio respiri. Lasciando gli altri ignari di tutto. Perdendosi tra quelle quattro mura che tutto sanno e niente dicono. E non trovarsi mai più.
'Vivo qui per studiare. Lavoro per mantenere una casa che odio. Ma è pur sempre una casa. Sono scappata da una città in cui ho vissuto per ben 19 anni. Un acittà di quelle noiose, con gente noiosa. E scapperò di qui appena potrò. Scappare è l'unica cosa che so di per certo saper fare.'
Il suo modo di parlare, la sua bocca, la sua lingua che bagna le labbra che sembrano così morbide lo eccitano. Ma dalle sue parole deduce che nel suo appartamento non vivrebbe a lungo. Ma potrebbe fare di un lasso di tempo un'intera vita. Un marchio indelebile nei ricordi.
'E tu, cosa fai?'
'Fotografo, te l'ho detto. Ma più che un lavoro lo considero un modo per estraniarmi dalla realtà.'
Fossi mia ti fotograferei in ogni istante. Mentre dormi. Mentre mangi. Mentre aspetti un caffè con uno sconosciuto. Mentre cammini per casa semi nuda con una naturalezza tale da farmi impazzire.
'Anch'io un tempo fotografavo. Il soggetto migliore che avevo ero io. Beh si, ho sempre avuto problemi di ego. Ma a me va bene così. Poi è finito tutto. Ho deciso, hanno deciso... si è deciso che per me sarebbe stato meglio qualcosa che potesse darmi più sicurezza. Anche se in fondo chi può dire cosa sia davvero sicuro?'
Arrivano i caffè. Lei amaro. 'Lascio lo zucchero a chi ha bisogno di mascherare i veri sapori. Chi vuole la felicità facile.'
E la domanda si fa retorica. 'tu sei felice?'
'No, ma per il momento non ne ho bisogno.'
'e di cosa avresti bisogno' la fissa curioso e sincero.
'Di un lavoro che non mi faccia vedere tutte quelle facce incipriate ogni giorno. E di capire quanto sia folle a parlare della mia felicità con uno sconosciuto.'
Ha senso tutto questo? Probabilmente si. Forse no. Ma trovare un senso alle cose non è ciò che le interessa. Non lo ha mai fatto. Perchè intraprendere questa strada proprio adesso?
'Sono gli attimi più belli.'
Niente programmi. Solo impulsive emozioni.
'Sono gli attimi che devastano.'
'Uhm'
'Potrei lasciarmi andare. Raccontarti tutto di me. Potresti invitarmi a cena. Dirti di si. E poi su da re per ascoltare della buona musica. Bere un bicchiere del cognac preso nell'ultimo viaggio in inghilterra. E dirti ancora di si. Potrebbe piacermi davvero tutto questo. E allora si che sarebbe devastante. Sbaglio?'
'In realtà oltre alla musica e al cognac ti avrei mostrato anche le mie foto. E poi ti avrei invitato a lasciarti fotografare.'
'Storie scontate di libri di poco conto. Ma i libri ignoti mi son sempre piaciuti.'
Si accendono entrambi una sigaretta. Lasciandosi in silenzio. Assaporando quel gusto di nicotina fino in fondo. Con mille pensieri e desideri. Lei sapeva che Lui non sarebbe stato un futuro. Lui sapeva non sarebbe mai stato un futuro. Ma quello non era il tempo di pensare al futuro. Erano li a fissarsi dritti negli occhi, bevendo un caffè e fumando una marlboro. E volevano solo godersi l'un l'altro giorno per giorno. Finchè non si sarebbe innamorati di cose più importanti. Finchè Milano non sarebbe stata lontana. E loro per il proprio bene si sarebbero dimenticati.


Passano i giorni, le settimane. I mesi. Emozioni, sensazioni, desideri, passioni. Lui e Lei. Un equilibrio precario fatto di notti insonni a discutere di musica, di vernissage, di viaggi, di cultura. Ma anche di argomenti idioti, leggeri. Tanto per dar fiato alla bocca e ridere senza limite. E poi fare sesso. Sempre. E non progettare nulla. Mai. Quell'appartamento che li difendeva dalla città. Una ragazza e un uomo che non sanno nulla del futuro. Un pò egocentrici. Sadici e masochisti. E folli. Ma contenti di essersi trovati. Lontani anni luce da qualcosa che potesse etichettarli. Odiavano definirsi con un 'noi'. Lei era Lei. Lui era Lui. Non erano due persone che si sarebbero potute appartenere per molto tempo. Prima o poi si sarebbero dimenticati. Ma nel frattempo Milano non aveva importanza. Le foto sembravano spunti per dare adito alla loro immaginazione e farsi lunghi trip senza nemmeno il bisogno di un acido. Le sigarette non mancavano mai. Nè quelle nuove e nè quelle già fumate e abbandonate nel posacenere di legno. Quelle di Lei erano facilmente riconoscibili. Avevano un sottile segno di rossetto. Talvolta invece amava usare quelle fini. Per darsi un'aria da attrice passata e vissuta. Lui l'adorava sempre e comunque.
C'erano notti in cui il sonno dimenticava di baciarli e le parole erano in sciopero. Ma Lui e Lei c'erano sempre. E in quelle notti, sul tappeto comprato nell'ultimo viaggio in India, restavano abbracciati. E piangevano. Nell'aria quella sottile canzone che faceva loro spesso compagnia. Cin Cin. Pensieri, paure, pianti. Nessuno parlava. Ma le lacrime valevano più di ogni fottuta parola. Non si amavano. Lei diceva sempre che non aveva bisogno dell'amora avendo conosciuto lui. L'amore è per chi non ha fantasia. Per chi vuole imitare. Per chi ama le cose semplici. Loro non erano semplici. Erano due persone complicate che si erano incontrate. Che si dovevano incontrare. Wonder Woman e L'Uomo Flash. Lei non era wonder e Lui non era flash. Ma a loro piaceva giocare così. Come due bambini. Per non pensare al futuro bisognava concentrarsi sul passato.
E ogni giorno era un ricordo. Un piccolo tatuaggio sulla pelle che faceva male. E faceva bene.
Ma come una tempesta silenziosa l'equilibrio precario terminò. Milano diventò lontana. Le foto rimasero solo pezzi di vita impressi su carta. E le sigarette finirono. Quelle quattro mura divennero troppo strette. Non potevano più respirare.
Lei andò via dall'appartamento senza troppi saluti, troppe parole, troppi gesti. In realtà non si salutarono. Cosa avrebbero dovuto dirsi? Arriverderci. Addio per sempre.Tutti e due in silenzio e lontani si pensano spesso tutt'ora.
Ha avuto un senso tutto questo? Yep. Maybe. No, probabilmente no. E' stato comunque davvero bello.
Nessuno dei due sa che fine abbia fatto l'altro. Ogni tanto pensano a come sarebbe rincontrarsi. Un giorno Lei ritornerà in quella città e andrà nello stesso bar di sempre. Prenderà un caffè macchiato senza zucchero e si fumerà una sigaretta ridendo. Poi prenderà coraggio e ritornerà all'appartamento. E poi chissà. Magari non troverà più Lui. Ma una coppia. Una di quelle che si definisce con un 'noi'. Che si dice 'Ti amo'. Che sente il bisogno di rispecchiarsi in qualcunaltro. Che non inventa nulla perchè inventare è troppo faticoso.

Per il momento Lui e Lei nonostante tutto sorridono. Dicono che la vita è bella anche per i ricordi.