lunedì 25 maggio 2009

Viola

Capita che spesso che una ragazza sola è sotto la pioggia. Aspettando la vita di qualcunaltro. Guardando le vite di altri. Capita spesso che un'altra ragazza sola è nella sua casa che vede la pioggia fuori. Senza rendersi conto che c'è chi è li sotto ad aspettarla. Capita raramente che due anime come le loro si incontrano. O meglio, si incontrano. Si amano anche. Ma il giorno tra la gente cancella tutto. Camminano tra le persone. Indifferenti. Psichedeliche. Facendo finta di niente. Facendo una vita che sanno benissimo di non volere. Un ombrello blu le nasconde dall'acqua. Quello stesso ombrello l'ho trovato in strada da solo. Abbadonato a se stesso. Così come la ragazza sola sotto la pioggia. C'è dolore. Vergogna. Senso di colpa. Pentimento. E il parlare di segreti e di ambiti tesori? C'è che l'incontro di due anime come le loro non è per sempre. Per quale motivo?
Sotto la pioggia, in silenzio, la ragazza sola sta ancora cercando di capirlo.




Eravamo davvero noi due?

lunedì 11 maggio 2009

Addio

Guarda il cielo perchè ha deciso che non vale più la pena aspettare qualcuno che non arriverà mai. Lo guarda perchè se abbassa lo sguardo vede solo macerie. Allora preferisce perdersi in quell'azzurro insolito. Da sola con i suoi pensieri. Ogni attimo della giornata si domanda tante, troppe cose. Urla. Ma lo fa in silenzio. Con la consapevolezza che anche buttando via tutta la voce possibile nessuno la sentirà mai. E un pò per paura, un pò per tristezza, nasconde tutto. Guarda le vite di altri. Sorride. E poi piange. Vede una vita, delle emozioni, delle sensazioni e dei sorrisi che avrebbe potuto avere lei, se solo molte cose fossero state diverse. Quando abbassa lo sguardo si rende conto delle cose diverse. Delle persone diverse. Delle vite diverse. Spesso continua a fissare quel pianoforte rosso. Non lo aspetta più. Non aspetta nemmeno più lui. Ha perso le forze anche di sperare. E un pò si punisce, perchè sapeva bene come sarebbero andate le cose. Ma lei non se n'è curata. Allora augura buon divertimento a chi non è come lei. Come un uomo inquieto che non trova pace nel sonno, così si gira tra le lenzuola di questa vita che disdegna e che prima tanto amava, nonostante le varie complicazioni quotidiane. Sceglie il colore dell'apatia. Ma spesso piange in silenzio chiusa nei camerini dei negozi. Perchè sa che nessuno verrà ad aprirle la tenda. Non c'è perlomeno chi lo farebbe a lei. E allora cosa c'è? Ci sono le montagne. Ci sono le crepe. C'è il caldo. C'è il freddo. Ci sono le scosse. Ci sono le macerie. Ci sono le tendopoli. Ci sono le profonde faglie. Ci sono le lacrime. Si, ma cosa c'è davvero? Dice addio a tutto. E non sa a cosa dare il benvenuto. E la cosa più giusta da fare è maledire tutto. Ogni singola cosa. E qualche persona. Per tutto il bene che le ha fatto e che non le farà più.
Addio.

lunedì 4 maggio 2009

3.32

E' da ieri che ho iniziato a vivere di nuovo nella mia casa. Se vogliamo chiamarlo vivere. In realtà non si vive più. Ma a me piace giocare alla vita normale. Per quanto questa fottuta terra me lo conceda. Ho riniziato ad ascoltare di nuovo musica. Ho riniziato a scrivere. Ho RI-iniziato. Per un attimo sembrava davvero un nuovo inizio. Poi mi sono resa conto che in questa città si sono insediate Disperazione e Distruzione. Le scrivo con la lettera maiuscola perchè sono state capaci di tanto. E non mi va di sottovalutarle. E con loro non si riesce a convivere in serenità. In verità lei è scappata da L'Aquila il 6 aprile. Ha avuto paura anche lei del terremoto.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.

Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.


Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.