Guarda il cielo perchè ha deciso che non vale più la pena aspettare qualcuno che non arriverà mai. Lo guarda perchè se abbassa lo sguardo vede solo macerie. Allora preferisce perdersi in quell'azzurro insolito. Da sola con i suoi pensieri. Ogni attimo della giornata si domanda tante, troppe cose. Urla. Ma lo fa in silenzio. Con la consapevolezza che anche buttando via tutta la voce possibile nessuno la sentirà mai. E un pò per paura, un pò per tristezza, nasconde tutto. Guarda le vite di altri. Sorride. E poi piange. Vede una vita, delle emozioni, delle sensazioni e dei sorrisi che avrebbe potuto avere lei, se solo molte cose fossero state diverse. Quando abbassa lo sguardo si rende conto delle cose diverse. Delle persone diverse. Delle vite diverse. Spesso continua a fissare quel pianoforte rosso. Non lo aspetta più. Non aspetta nemmeno più lui. Ha perso le forze anche di sperare. E un pò si punisce, perchè sapeva bene come sarebbero andate le cose. Ma lei non se n'è curata. Allora augura buon divertimento a chi non è come lei. Come un uomo inquieto che non trova pace nel sonno, così si gira tra le lenzuola di questa vita che disdegna e che prima tanto amava, nonostante le varie complicazioni quotidiane. Sceglie il colore dell'apatia. Ma spesso piange in silenzio chiusa nei camerini dei negozi. Perchè sa che nessuno verrà ad aprirle la tenda. Non c'è perlomeno chi lo farebbe a lei. E allora cosa c'è? Ci sono le montagne. Ci sono le crepe. C'è il caldo. C'è il freddo. Ci sono le scosse. Ci sono le macerie. Ci sono le tendopoli. Ci sono le profonde faglie. Ci sono le lacrime. Si, ma cosa c'è davvero? Dice addio a tutto. E non sa a cosa dare il benvenuto. E la cosa più giusta da fare è maledire tutto. Ogni singola cosa. E qualche persona. Per tutto il bene che le ha fatto e che non le farà più.
Addio.
lunedì 11 maggio 2009
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