giovedì 19 marzo 2009
Il Pianoforte Rosso E Il Divano Bianco.
Quelle mani lisce sul pianoforte freddo. Scivolano come pattini sul ghiaccio. Note che sanno di jazz e passione occupano quella stanza già riempita da loro due. Un corpo seminudo, quello di lei, immobile su un divano nel centro della stanza. Si gode fino in fondo quelle note che presuntuosamente sa di possedere. Ogni tanto si accende una sigaretta. Tanto per ricordarsi che non è tutto perfetto come crede. Ore e ore e le note vagano ancora nell'aria. Lunghe ciocche castane e viola che cadono morbide su un petto piccolo e sodo. E poi quelle mani, le mani di lui, che suonano una melodia di cui nessuno dei sue si stancherà mai. Perchè sa delle loro vite. Dei loro segreti. Dello smalto rosso e i vestiti inconsapevolmente art-dèco. Delle sigarette fini e gli occhiali vintage. Per dare un'aria raffinata a tutto. E poi come un fotomontaggio quei tasti lisci e bianchi si macchiano. Rosso. Tutto ciò che riguardava loro. Il rosso che ricorda l'incombenza del sangue. La dipendenza dal sangue. Eppure le note continuano a passeggiare nell'aria. Non c'è doloro. Solo piacere. E quando anche lei si rende conto del piccolo fiume che ormai cade e sporca il pavimento, si alza con fare da donna, quasi come se volesse prendersi in giro, e va verso di lui e le sue note. Poggia le sue mani sulle sue, ancorate a quella tastiera rosso e bianca, e le avvolge. Le sente calde, vive, piene di passione e magari, anche un pò d'amore. Le stringe sempre più forte e con la stessa intensità sale lungo le braccia senza parlare. Ma i loro respiri hanno più parole di qualunque altra bocca. E lui smette di suonare. Ma le note continuano a vagare in quell'aria luminosa e pulita. E in un attimo, breve ma intenso, si trovano su un pavimento di legno e sangue. Amandosi. Toccandosi. Travolgendosi. Ansimando. Macchiandosi, di rosso e sorrisi. E magari quel sangue dona loro una sottile linea di abbandono in puù che li fa amare come on succede spesso.
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