mercoledì 21 settembre 2011

Mi manchi. E mi manca avere freddo a Copenhagen insieme a te.

giovedì 14 luglio 2011

Un lungo Cortometraggio

Stanotte leggevo delle stampe inviate a me non si sa come, con testi di canzoni a me sconosciuti e alcune parole erano cerchiate con la matita nera. Ho letto quello che immaginavo questa persona mi dicesse. You renounce, you wrong, hai perso.
Tutti erano sorpresi ma io no, ed ero contenta, perchè qualcuno mi stava ancora odiando. Io non ho perso nulla, e tantomeno nessuno, pensavo. Poi mi giro verso destra e vedo D. che sorride e ho voglia di morire nelle sue braccia come i pomeriggi di quando fa caldo e lui mi abbraccia e mi riscalda.
Allora penso che la mia vita sia perfetta, poi penso che non è perfetta e mi piace per questo. Penso che c'era una donna adulta con i capelli neri con cui sarei andata volentieri a cena quella sera, che poi era un'altra sera, ma un'inondazione ci aveva bloccate su una nave tutti stretti come gli immigrati. Mi sono sentita un'immigrata anche io. Ho pensato che fosse la metafora del mio cuore. Il mio cuore stretto su una nave. Il mio cuore era identico a me. Ed entrambi non avevamo paura di morire, perchè sapevamo che non saremmo mai morti, perlomeno mai fino a quando la mia/nostra morte davvero sarebbe avvenuta. Ma che cosa pensavamo? Boh, io non lo capisco. Ma il mio cuore, come me, non soffre di claustrofobia, al contrario odia spazi aperti in solitudine.
Allora ho pensato che era meglio svegliarsi e lasciare le fobie ai sogni, lascio i diciassette anni, le stampe con parole cerchiate, le persone che mi odiano, anche quelle che mi amano, eccetto una.
Sono una pazza, c'è anche chi me lo urla. Ma sono una pazza innamorata, e a morire ci metterei poco se ne avessi voglia.

martedì 5 luglio 2011

Sei una povera disperata che crede nella tristezza degli psicofarmaci e che ha voluto perdere molte occasioni di essere felice. Ora gradirei tu stessi soffrendo, perchè ti odio con tutto me stesso. No, a me non interessa essere felice adesso, anche se lo sono, davvero. Ma godrei molto di più nel vederti marcire nei tuoi stessi errori perchè è facile alla fine di una vita dare la colpa a qualcun altro. Brucerei viva la tua pelle di porcellana e quel viso in cui sono l'unica persona che vede cattiveria. Tutti ti compatiscono, ti ammirano, ti vogliono bene. Io ti amavo, lo sai questo? Lo sai che mentre gli altri ti lasciavano sola io già ti pensavo? Ma a te non interessa, sei tranquilla con lo xanax nello stomaco e la graffite sulle gambe.
Già, per tutta la vita vorrei vederti felice solo con me. Ed io senza te.




..direbbe qualcuno.

domenica 3 luglio 2011

Plastici in cartone

Sembrava una poesia scritta con il pennarello viola su di un quaderno verde per la troppa noia e l'eccessiva nostalgia di qualcosa che alla fine sarebbe diventato mio.
Solo per poco, ma mio.

giovedì 23 giugno 2011

Gli psicofarmaci ci fanno soffrire.

mercoledì 22 giugno 2011

Sposarci con i cerotti usati

Stasera ho deciso che ti amerò incondizionatamente, me lo suggerisce anche l'aria d'estate sul balcone della mia casa universitaria.
Penso all'omosessualità di cui non si parlava fino a qualche anno fa.
Stasera penso che forse è stato un bene, grandiosa metamorfosi, seppur passata dal male. E' stato un bene per ciò che mi riguarda, certo.
Se penso al resto della popolazione allora credo che se ne debba parlare di più.
Che poi in fondo, avrei capito che mi piacevano le ragazze molto prima dei sedici anni se le ragazzine inutili delle scuole medie non mi avessero preso in giro perchè non avevo un ragazzo da baciare.
Ora un ragazzo da baciare ce l'ho, e non ho dovuto cercarlo tra i banchi tutti disegnati di svastiche fatte male. Fanculo alle dodicenni mignotte, alle limonate sotto i portici e alle ragazze confuse. A Napoli a giugno la sera si muore d'amore e non di caldo, la gente si attiva per togliere la spazzatura e sembra quasi una città pulita, io morirei tra le tue braccia se solo fossi vicino a me.

lunedì 20 giugno 2011

HiPsteria

Caterina tu mi odi e io lo so di non farci bella figura.


Caterina è un nome bello come il figlio che avremo un giorno. Caterina è un nome con cui sognare. Caterina non è il nome con cui scopare. Per scopare abbiamo altri nomi. Ma tu sei innamorata, si vede, e con gli innamorati guai a parlare di scopare. Belli i tuoi pantaloncini a vita alta e ancora da scoprire.
Dì la verità, dillo che stai scrivendo di quando ad innamorarsi erano gli altri e tu trovavi piacevole bucarsi la pelle con piercing troppo grandi e dolorosi. Dillo che eri contenta ma l'hai capito solo ora che hai un'altra felicità. In fondo capita a tutti.
E perchè non parli del senso d'indifferenza di chi era con te in quegli anni?
Perchè non parli degli anni con tre zero?
Invece di scrivere, urla, qualcuno ti apprezzerà.
Non sei pronta, mi dici.
Donerai i tuoi alibi a qualche amante infedele, mi dici.
La verità è che hai troppe verità, mi neghi.


Allora un giorno scappo quando fa caldo ma a sudare sono solo i miei occhi e corro fin quando perdo il fiato nei polmoni grigi poi mi fermo e scriverò sui muri di una città che non è la mia che fa tutto schifo ma quando ci sei tu le cose migliorano. Tu però non lo leggerai mai, ed è per questo che continuerò a pensare che tutto fa schifo, perchè tu non ci sei, e le cose non migliorano mai. Ma poi diventerà sera e io capirò di essere davvero sola e allora non farà più caldo nemmeno nei miei occhi, sanguineranno solo le mie mani che scriveranno di te, di noi che non lo siamo stai mai. Avremo le ore contate anche per guardaci negli occhi. Per guardarTI negli occhi, mentre tu lavorerai con la tua fantasia che ti fa guadagnare quanto basta per non lamentarti. Una volta ho pianto nel camerino tutto nero di un negozio che mi faceva schifo perchè mi sentivo sola e il nero mi consolava, perdevo i sensi e ci affogavo dentro. Non mi hai mai preso la mano se non per metterla nelle tue mutande la prima volta che lavai anche gli occhiali per l'occasione. Sei uomo e donna. Sei falso e vero. Sei cattivo e mi ami. Sei lontano ma mi sussurri all'orecchio che sono bella con gli occhiali neri.


Apri gli occhi, è di nuovo mattina, non devi più andare a scuola, ma devi salvarti.