martedì 17 febbraio 2009

Francobolli vuoti

Lunghi trip. Grazie all'acido. Grazie allo spacciatore di fiducia. No. Solo grazie a te. E continuerò a vedere ovunque quelle immagini. A stringermi la testa tra le mani come fosse un palloncino da voler scoppiare. Ad avere sonno solo per andare a letto e pensarti. Mi rendo conto di essere fragile anch'io. E' tutto maledettamente nuovo. Sfacciatamente intenso. Spaventosamente ossessivo. Vorrei steli di tulipani al posto delle vene. Clorofilla al posto del sangue. Petali gialli al posto dei capelli. Vorrei che tu avessi il braccio teso per raccogliere questo fiore. Ma magari verrò solo raccolta da una piccola bambina che porta fiori alla mamma. Ma mi farò bastare anche quel gesto. Quelle persone. Quell'affetto. Me lo imporrò. Perchè non voglio esser fragile. Voglio sorridere per quello che ho ed esserne fiera. Cos'è che mi manca? E' tutto normale. Come l'hai sempre voluto. La sua università, la tua scuola. I suoi esami, le tue interrogazioni. I sabati sera in macchina cercando un pò di caldo. Quegli inutili e insignificanti pupazzi con i cioccolatini dentro. Il teatro, come una giovane coppia intellettuale. Ma la risposta non è questa. Cos'è che mi manca? Avanti, lo hai sempre voluto. Lui c'è sempre, quando lo chiami per uscire e andare senza meta. Non è un'idea. Cos'è che mi manca? Nulla. Cos'è che mi manca? Una presenza. La sua. E al diavolo tutto.










Promesso. E' l'ultima volta.

giovedì 12 febbraio 2009

Dio E I Suoi Affini Non Sono Qui

Non poteva esserci momento migliore.
Farsene una ragione non è poi così male. Sorrido. Ma si lo faccio. Sto sorridendo. Vedete? Lo faccio. Ho gli occhi lucidi per la gioia. Non devo più aspettare. Non devo ammazzare il tempo. Potrò fare tutto come e quando voglio.
Colpa degli atti impuri?
E ridere di se stessi.E piangere di se stessi. E ridere. E mandarsi gentilmente a quel paese. E fare tutto con se stessi. Tagliarsi i capelli. Non lasciare nulla. Non credere ai superpoteri. Tantomeno al teletrasporto. Rovinarsi quel viola che tanto è stato amato. Tatuarsi nella mente ricordi. Si dice breve ma intenso.
Noi bambine non abbiamo scelta. E il perchè io mi metta ancora nella fascia delle bambine quando mi fa comodo, ancora non lo so. Magari lo sono davvero. O magari no. No. Si. Boh. Forse.
Una mano stanca. Degli occhi che si chiudono. Lunghe ciocche di capelli che andranno via come neve sotto il sole.

Buonanotte.
Anzi, notte.








Bastadevosmetterlativedonontivedotipensositipensoloevitomanonciriescomeloimpongoèlacosamiglioredafarebuonanotteancheateealeichemagarisaràdiunviolamigliore.

lunedì 9 febbraio 2009

Ho il 333, e siamo al 66..

In un posto dimenticato da dio c'è chi aspetta qualcuno. Che magari non arriverà mai. Ma la sola idea di attenderlo crea un sorriso su un viso rigato dalle lacrime. Su un viso che ha occhi solo ed esclusivamente per quel qualcuno. Il problema è che i chilometri non permettono di vedere. Occhi incellofanati. Mente rovinata. Magari si potrebbero barattare questi occhi per pensieri nuovi e puliti. Magari. Forse. Un giorno. Prossimamente. Probabile. Condizioni del cazzo. Non mi servono. Non le voglio. Non voglio nulla. O quasi. E allora mettersi a stilare liste di cose da fare nell'attesa. Tanto per ammazzare il tempo. Tanto per dimezzare lo strazio che travolge.

Le macchine rosse.
I capelli rossi.
Perle di saggezza universitarie.
Il caldo soffocante.
I programmi televisivi finti.
La gente che odia.
Quella che ama.
La confusione.
Gli urli silenziosi.
Il passato.
La debolezza.
L'emozione che si cerca in qualcunaltro.
Le lacrime per una dolce metà.
Le foto.
Gli incantevoli spettri.
L'alcool.
Il fumo.
La merda qui intorno.
La musica 'intellettuale'.
Azioni illegali che faranno passare per buone. Un pò perchè si è minorenni. Un pò perchè il proprio padre è del giro.

Passerà davvero prima il tempo? No.


Deridimi. Un pò è concesso. Un pò ti è concesso. Scusa. Ma non riesco a deviarmi. Si è incastrato il pulsante. E l'unica opzione che posso permettermi sei tu.

Purtroppo e perfortuna.

domenica 8 febbraio 2009

...

La stessa merda.
Senza cuore.
Senza anima.
Senza me.

giovedì 5 febbraio 2009

Il Nulla

Musica gratis. Aperitivi in pieno centro con il costante caos di gente. Sorrisi di chi si sta conoscendo. Due menti che si aspettano chissà cosa. Magari una di più, una di meno. Una normalità che per qualcuno vale davvero. Un'altra normalità che a qualcuno non è mai piaciuta. Una faccia indifferente agli eventi. Perchè il tempo di piangere è finito. Perchè il personaggio 'normale' di turno ce l'ha anche lei. Sonno. Tanto sonno. Storia dell'arte. Un amico che ti vuole bene. E forse non solo bene. Un amico che ti vuole e basta. Una lei che non sa cosa vuole. O meglio, lo sa, ma sarebbe stato meglio non saperlo. Uno pseudo caos che dilaga nella mente. Sonno. Tanto sonno. Delle mani che scrivono su una tastiera ormai consumata. Un sorriso. Sincero. Falso. Boh.

Un 'buonanotte vado a studiare che alla mia media scolastica, non sembra, ma ci tengo.'

martedì 3 febbraio 2009

Il Moet Delle Occasioni Speciali

E scendere le scale e trovare tutto buio. Il tempo di dire 'dove sono tutti?' che si innalza un coro di tanti auguri a te! Il tempo di sorridere davvero contenta, un pò rossa dall'imbarazzo e con gli occhi lucidi perchè davvero non te l'aspettavi. E voler vedere te li in mezzo. Fare il primo brindisi col martini e guardarti negli occhi, augurandoci tanti di questi compleanni insieme. Tutti per noi. Tutti così maledettamente belli, sorridenti, davvero felici. Parli ogni tanto con qualcuno. Ti osservo e penso che li in mezzo, tra quelle persone, non riesco a vedere altri che te. Scarto regali, leggo biglietti. Ringrazio e bacio tutti. Una battuta ogni tanto. Una risata di gusto. E poi via, nell'attesa dell'antipasto salire in camera mia. Ricevere il regalo di cui davvero mi interessa qualcosa. Te. Un tuo bacio. Un tuo abbraccio. Le tue labbra che delicatamente si posano sulle mie sussurrando 'buon compleanno'. Sono 20 ore che sento quelle due parole. E sono 20 ore che rispondo sempre la stessa cosa. Ma tu sei lo schizzo verde sulla mia tavola viola. Ed è come se nessuno, in 17 anni mi avesse mai detto una cosa del genere. Avevo risposto spesso a quell'augurio. Ma con te non avevo parole. Mi inondava una terribile paura di rovinare tutto. Ehi attento, potrei davvero abituarmi a tutto questo. Se non sei fatto per la mia vita, allontanati da ora. Ok no, magari ora resta. C'è la torta, le foto. Gli amici che mi guardano e dicono contenti 'resti comunque la più piccola!' Non voglio essere da sola in tutto questo. Rimani con me. Almeno per stasera. Almeno il giorno del mio compleanno. E tu rimani. Perchè mi vuoi bene. Perchè se mi abbracci non fai altro che stringermi sempre di più per paura che me ne vada. Ma io non me ne vado. Resto qui. A festeggiare, a brindare, a scartare regali, a cadere stremata sul letto a festa finita. Resto qui con l'incessante paura che da un giorno all'altro tu te ne possa andar via. E io ti capirò, davvero. A volte non capisco come non l'abbia già fatto. Ma ogni giorno mi sorprendi, e aumenti in me la paura che tu scompaia come neve sotto il sole. E' il mio compleanno, e l'unica cosa che vorrei sono quattro mura che circondano te. Una prigione fatta di felicità. La nostra. Ti chiamo subito dopo i tuoi auguri, perchè è il mio compleanno, mi concedo di dire quello che non riesco a esprimere in nessun caso. Decido di dirtelo a voce, perchè è più bello, perchè aiuterebbe la mia immaginazione ad avere un'immagine più nitida di te. Ma appena sento la tua voce, a cui non riuscirò mai ad abituarmi, la paura, la vergogna, e l'auto-derisione mi prendono. Come in stazione. E allora davanti a uno specchio, a una me stessa che non sono io, mi guardo e mi fermo. Decido di rimanere silenziosamente complicata spettatrice dei miei pensieri, che non sono poi così tanto confusi, ma che li rendo tali per non darmi pace e cercare qualcosa che mi possa far star meglio. Il mio compleanno è finito. Ora inizierò a godermi il mio ultimo anno da minorenne. Puoi decidere cosa fare. Hai libero arbitrio su tutto. E penso te ne sia accorto.


L'aria da fotomodella vissuta mi sta un pò male.

domenica 1 febbraio 2009

Dicembre

Mi basti svegliarmi con te che dici o scrivi il mio nome la domenica.
Sarei capace di immaginarmi noi due nello stesso letto, sotto lenzuola bianche. Mi divertirebbe sapere che tu mi stia fissando mentre apro gli occhi. E avere un sorriso come quelli che non si vedono spesso, uno di quelli che la gente riserva solo per occasioni speciali e uniche.
Già, mi piace immaginare. Mi piace immaginarti. Immaginarci. Se è quello che ho, me lo faccio bastare. Non voglio chiedere altro, potrebbe solo farmi male non riuscendo ad averlo. Posso anche vederti con altra gente che non sia io e che non ti dia il minimo accenno di me. Va bene. Non posso averti sempre. Però so che ti ho avuto. Che ci sono stati quei pomeriggi, quelle giornate, quelle notti in cui c'ero solo io. E allora va bene. Starò male. Perderò di vista quel sorriso unico e speciale. Ma va bene, so di esserci stata. Mi piacerebbe pensare di essere come il sole a mezzogiorno. Urlarlo, sentirlo davvero quel caldo. Ma per ora riesco solo a sentire i gradi sottozero di questa città che mi ha annoiato, che sa di abitudinario, di medievale, e di terremoti che mettono in ansia la gente. Ogni uomo che incontro cerco di modellarlo a tua immagine. Dirgli 'ehi, che ne dici se ti facessi crescere i capelli!' 'Sai disegnare?' 'Posso accarezzarti la testa e vederti andare in estasi?' Ma alla fine mi limito a prenderci un caffè. Parlare di università. Scuola. Tempi passati. Roba di cui potrei fare benissimo a meno, ma che le circostanze ti impongono.
Ma dopo tutto sto bene, perchè anche se nessuno sa di me, di te, le labbra si aprono fiere come un sipario, e gli occhi guardano il vuoto. Che è riempito da te.


Cerco un cielo blu scuro.