mercoledì 20 aprile 2011

Pigiama party in Ritardo

La paura di sentirsi soli supera di gran lunga la solitudine stessa.
E ieri erano le diciotto e quarantasette e vederti piangere mi ha fatto morire. Ma ero morta anche la mattina. Anche alle diciassette e cinquantatre morivo.
A mezzanotte ho capito che ora posso solo morire dentro, perchè ci sono troppi motivi, o forse solo due, per cui bisogna esser vivi.

martedì 12 aprile 2011

Una malattia più grande di noi ma più piccola di tanti altri.

giovedì 7 aprile 2011

I tuoi Quadri infranti

Oggi i tuoi occhi erano più rossi del solito.
Vorrei esserti d'aiuto come nessuno può. Vorrei abbracciarti ogni giorno perchè anche tu hai un buon profumo. Sorridi di tristezza mentre mi mostri foto del passato, alcune quasi scolorite. Mi parli, mi parli tanto, mi parli da mesi ormai, e io piango quando ti penso perchè lo sento davvero quello che hai dentro, anche se hai qualche anno in più dei miei, e io di come vanno le cose non ci ho mica capito nulla. Mia madre dice che sono come te, ma almeno io dovrei cercare di essere diversa. Non è possibile, non lo sarà mai. Abbiamo la stessa poca voglia di volerci bene. Intanto le foto sono tante, e dietro ognuna hai scritto un momento. C'è una con dietro 'estate '89->indimenticabile!' Ti ho visto mentre scrivevi con la penna arancione dietro quella foto, ti sei divertita tanto. Poi hai preso decisioni così sbagliate che te le porti ancora dietro, insieme al peso del silenzio e degli schiaffi, anche quelli silenziosi.
Mi hai detto che alcune foto le hai tolte dagli album, e le avevi tenute da parte. E avevi diciotto anni e le hai ancora da parte e ci pensi ancora a quelle foto. Usi esclamazioni come le mie per dirmi è tutto il contrario di ciò che ti dico, ma ormai è passato troppo tempo. E questo non è un film, non è un libro, non è un cazzo se non la vera realtà dove 'non è mai troppo tardi' non esiste.
Ma anche tu avevi diciannove anni.
Anche tu hai perso la testa.
E sei bella, ma non lo capiscono. I tuoi occhi di fronte al sole hanno mille colori. Colori che vanno bene in tutte le stagioni.
I tuoi quadri infranti.
Poi c'è tua madre che ti abbraccia mentre sei piccola e nuda su di una spiaggia. Anche tua madre è bella. Tua madre è come la mia. Perfetta con tutti i difetti. Tua madre io l'ho anche vista in video, era il millenovecentosessanta credo, non aveva ancora figli ed era perfetta anche quando camminava. La videocamera di un tempo mi fa pensare che gli affetti erano molto più veri allora che adesso. Tua madre quando sorride mi fa pensare alla mia. Anche la sua pelle abbronzata fa pensare alla mia mamma. La mia è una storia di donne piccole ma immense dentro.
Sfogliando ci siamo anche io e mia sorella. Mia sorella è biondissima, avrà tre anni, ha le guance rosse e gli occhi azzurri, brillano. Io sono più grande, ho un bel vestito grigio e bianco con la gonna che quando giro si gonfia.
Andando ancora indietro hai ventidue anni, e mentre io ho qualche mese e rido per la torta mio padre ha i baffi, mi guarda e con gli occhi dice che è felice di avermi. Poi non so perchè, ma ha smesso di chiamarmi solo per abbracciarmi e darmi un bacio. E si, ho tutto, ma non i suoi abbracci.
Ancora c'è il duomo di Amalfi, ho fatto le foto perchè ho sempre detto di volermi sposare li, alla fine A l'ha fatto anche senza me. Avevi diciannove anni. Avevo quarant'anni.
Ti ho vista star male una notte alle due e qualche minuto fumando una sigaretta, io e D eravamo con te, ridevi solo in quelle notti in bianco per metà. Odiavo starti lontana ma non riuscivo a starti troppo vicina.
Ti ho vista felice sulla sabbia di Positano seduta con i tuoi figli e le nuvole che se ne andavano via. Potessi avrei fermato il tempo, e avrei continuato a correre con loro e il sole che si faceva sempre più caldo.
Sai, forse nessuno riesce a capirti perchè non hanno diciannove anni come noi.

giovedì 24 marzo 2011

L'abitudine.
Così me la chiami nei martedì sera mentre mezza nuda nella mia enorme stanza napoletana ascolto le tue parole.
Faccio paragoni inutili.
Propongo soluzioni scarse.
Parlo troppo.
Penso poco.
Una cosa è che i capelli lunghi mi stavano bene, e nessuno voleva me li tagliassi. Forse anche per questo li ho tagliati. Li ho tagliati quando avevo la certezza di lasciarli nello stesso istante lunghi. Quando ho capito che non era così hanno smesso di crescere. Io ho smesso di Sparlare. Fumavo in continuazione e di studio ben poco.
Stamattina ero con G e sono uscite fuori le parole. L'infamia, la mia e quella altrui. Allora penso che oggi è un anniversario al contrario, ma penso anche che sia l'ultima possibilità concessa.
Per il resto non penso nulla, ho in mente D e i caratteri cinesi da imparare che aumentano a dismisura ogni giorno.
Altre città italiane non mi toccano.

sabato 19 marzo 2011

I nostri fegati prima o poi si arrenderanno.
E stamattina ho i piedi caldi e le mani fredde, e c'è D che dorme completamente travolto dalle coperte. Mi fa richieste strane mentre cerca invano di svegliarsi. Rido. E mi supplico di non far più domande a me stessa.

lunedì 14 marzo 2011

Diaframmi in estinzione

C'è che dormire tra le tue braccia anche se non me lo merito è la cosa più bella di quest'ultimi anni.

mercoledì 9 marzo 2011

Oggi è nove Marzo e io pensavo che invece il primo Marzo di un anno fa eravamo al mare in cinque e io ero contenta e non sapevo ancora niente. Penso che ad Aprile e Maggio di un anno fa c'erano due vite parallele. A Giugno le vite si son unite ed è successo un bordello.
Mi chiedono spesso di ricordare cosa sia successo quest'estate, con un cortile e un albero. Io ho capito, proprio ora, che devo andare a vedere con i miei occhi di cosa si tratti. Indagare nella mente parallela di altri, pur sapendo -perlomeno per sentito dire- di averla anch'io -e sottolineo mente, non più vita-. Ma non è tempo per la mia mente. Oggi c'è il sole, io ho un paio di jeans nuovi e la casa vuota, data dal fatto che in questa famiglia c'è chi va e c'è chi viene -ma con la consapevolezza di dover tornare sempre. Già, anche se essendo al corrente di questa consapevolezza dovrei pulire un pò la casa.
Stanotte ho sognato che un uomo grigio che profumava di sigarette e letteratura seguiva una ragazza sfacciatamente bella, ma non bella fuori, bella dentro e fuori, bella che non si spiega, affermando poi che c'era qualcuno più fortunato di lui, un certo ragazzo dai capelli mori e gli occhi verdi, che aveva la fortuna di averla. Il modo in cui raccontava la sua storia era così reale che mi son svegliata, lasciando quell'uomo solo nelle sue parole. Ho provato a riaddormentarmi, ma lei non vedeva più bene con i suoi occhi, e quell'uomo grigio era seduto sui sedili posteriori di una macchina e una volta salutata l'aveva baciata, avevo capito che il sogno era finito un sonno fa.
Ci sono tanti motivi per cui io debba correre in quel cortile, il primo è per trovare un albero. In realtà anche il secondo è simile.
Devo trovare quell'albero per vedere quante me sono appese li sopra.