Era una stagione vuota. Dove si contavano i minuti, attendendo con ansia la fine. La sua pelle sempre più luminosa sotto i raggi del sole sembrava fatta di seta. E quel vestito non dava molto spazio all'immaginazione. Candido e trasparente.
Quello era un tempo in cui buttarsi via era più facile di quanto potesse sembrare. Mentre dimenticare si faceva sempre più complicato. Anche più del trovare risposte difficili a domande inutili.
Faceva troppo caldo quella mattina. Ma non per questo quella spiaggia non ospitò due sagome. Piene di sentimenti e lacrime. Di silenzi forzati. Di freddo. Di poesia. Di passione nascosta o passata in un tempo in cui sembrava di vivere un'altra vita.
Cosa c'è di tanto bello in quell'uomo così misterioso e inaspettato?
'Perchè tu sei qui?'
'Per far finta di non pensare. Tu?'
'Per non fare finta. Almeno qui. Almeno con questo mare davanti ai miei occhi.'
'Tutto quello che facciamo non serve a nulla.'
Non avrebbe mai saputo di una donna dai lunghi capelli neri e viola che amava passare la notte davanti a quell'immensità di cielo e acqua. Che amava dormire il giorno sotto le note di Chopin. Che amava passeggiare in quella casa nuda e innocente, vestita solo dei suoi capelli. Che amava il bianco degli oleandri. Che amava il rosso del sangue. Che amava Lui. Che amava partire senza mai annunciare un ritorno, e a volte, senza mai tornare. No, Lei non lo avrebbe mai saputo.
Nel centro della stanza si trovava un pianoforte anch'esso bianco. Ma con delle macchie rosse. Di un rosso scuro. Di un rosso che abbiamo dentro.
'Cosa sono?'
'Sai, credo che il verbo dimenticare non esista. Altrimenti sarebbe tutto più semplice.'
'E' questo il bello. Esiste, ma è così irragiungibile da rivelarsi un'utopia. E' sangue?'
'E' il mio sangue.'
Giù l'ultimo sorso di cognac. Un sapore di fuoco che li distraeva da loro stessi.
Lui si avvicina a quel divano che ha su di se una donna malinconica come una sirena strappata al suo mare. Si siede. Resta ad ammirarLa.
'Forse hai ragione. Dimenticare non esiste. Altrimenti noi due ci saremmo potuti amare.'
La voce di Lei si spezza e il suo respiro si fa ovattato. Ma non piange. Non lo fa da quando la donna che ama(va) è andata via. Non lo fa da quella notte. 'Perchè noi umani abbiamo bisogno di qualcuno vicino? E perchè fa così male se non riusciamo ad averlo?'
'Perchè siamo fragili.'
Già. Pensava ma non diceva nulla. Il mare nero le catturava l'anima.
Un amplesso fatto di sguardi fissi. Baci non dati. Respiri profondi. Ricordi che fanno male. Un amplesso di due anime che avevano smesso di dare il loro amore. Perchè l'amore è univoco. E la seconda volta è un premio di consolazione.
martedì 8 settembre 2009
mercoledì 17 giugno 2009
lunedì 25 maggio 2009
Viola
Capita che spesso che una ragazza sola è sotto la pioggia. Aspettando la vita di qualcunaltro. Guardando le vite di altri. Capita spesso che un'altra ragazza sola è nella sua casa che vede la pioggia fuori. Senza rendersi conto che c'è chi è li sotto ad aspettarla. Capita raramente che due anime come le loro si incontrano. O meglio, si incontrano. Si amano anche. Ma il giorno tra la gente cancella tutto. Camminano tra le persone. Indifferenti. Psichedeliche. Facendo finta di niente. Facendo una vita che sanno benissimo di non volere. Un ombrello blu le nasconde dall'acqua. Quello stesso ombrello l'ho trovato in strada da solo. Abbadonato a se stesso. Così come la ragazza sola sotto la pioggia. C'è dolore. Vergogna. Senso di colpa. Pentimento. E il parlare di segreti e di ambiti tesori? C'è che l'incontro di due anime come le loro non è per sempre. Per quale motivo?
Sotto la pioggia, in silenzio, la ragazza sola sta ancora cercando di capirlo.
Sotto la pioggia, in silenzio, la ragazza sola sta ancora cercando di capirlo.
Eravamo davvero noi due?
lunedì 11 maggio 2009
Addio
Guarda il cielo perchè ha deciso che non vale più la pena aspettare qualcuno che non arriverà mai. Lo guarda perchè se abbassa lo sguardo vede solo macerie. Allora preferisce perdersi in quell'azzurro insolito. Da sola con i suoi pensieri. Ogni attimo della giornata si domanda tante, troppe cose. Urla. Ma lo fa in silenzio. Con la consapevolezza che anche buttando via tutta la voce possibile nessuno la sentirà mai. E un pò per paura, un pò per tristezza, nasconde tutto. Guarda le vite di altri. Sorride. E poi piange. Vede una vita, delle emozioni, delle sensazioni e dei sorrisi che avrebbe potuto avere lei, se solo molte cose fossero state diverse. Quando abbassa lo sguardo si rende conto delle cose diverse. Delle persone diverse. Delle vite diverse. Spesso continua a fissare quel pianoforte rosso. Non lo aspetta più. Non aspetta nemmeno più lui. Ha perso le forze anche di sperare. E un pò si punisce, perchè sapeva bene come sarebbero andate le cose. Ma lei non se n'è curata. Allora augura buon divertimento a chi non è come lei. Come un uomo inquieto che non trova pace nel sonno, così si gira tra le lenzuola di questa vita che disdegna e che prima tanto amava, nonostante le varie complicazioni quotidiane. Sceglie il colore dell'apatia. Ma spesso piange in silenzio chiusa nei camerini dei negozi. Perchè sa che nessuno verrà ad aprirle la tenda. Non c'è perlomeno chi lo farebbe a lei. E allora cosa c'è? Ci sono le montagne. Ci sono le crepe. C'è il caldo. C'è il freddo. Ci sono le scosse. Ci sono le macerie. Ci sono le tendopoli. Ci sono le profonde faglie. Ci sono le lacrime. Si, ma cosa c'è davvero? Dice addio a tutto. E non sa a cosa dare il benvenuto. E la cosa più giusta da fare è maledire tutto. Ogni singola cosa. E qualche persona. Per tutto il bene che le ha fatto e che non le farà più.
Addio.
Addio.
lunedì 4 maggio 2009
3.32
E' da ieri che ho iniziato a vivere di nuovo nella mia casa. Se vogliamo chiamarlo vivere. In realtà non si vive più. Ma a me piace giocare alla vita normale. Per quanto questa fottuta terra me lo conceda. Ho riniziato ad ascoltare di nuovo musica. Ho riniziato a scrivere. Ho RI-iniziato. Per un attimo sembrava davvero un nuovo inizio. Poi mi sono resa conto che in questa città si sono insediate Disperazione e Distruzione. Le scrivo con la lettera maiuscola perchè sono state capaci di tanto. E non mi va di sottovalutarle. E con loro non si riesce a convivere in serenità. In verità lei è scappata da L'Aquila il 6 aprile. Ha avuto paura anche lei del terremoto.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.
Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.
Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.
Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.
Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.
giovedì 23 aprile 2009
Walk Away
Fa male. Fa male vedere la propria vita tramite flashback di 5 secondi ognuno.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
Hello New York!
domenica 5 aprile 2009
Buon Viaggio
Non puoi chiedermi di dormire con te accanto. Sarebbe un'eresia. Non posso perdermi il tuo respiro e le tue movenze inconscie. E allora resto a guardarti, mentre sei li, tra quelle lenzuola bianche che ti cadono addosso come una seconda pelle. Sei nudo. Siamo nudi. Sei maledettamente bello. Oggi sei stato mio. E lo sei ancora. Ma per quanto altro tempo? Domani finirà tutto. Partirai. Dici che le cose non cambieranno, Comunque vada, rimarremo sempre noi. Non ti credo. Vorrei, ma non è così. Ma biasimarti mi farebbe male.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
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