mercoledì 29 settembre 2010

I tempi del Kerosene

Erano mesi che non ti pensavo.
So solo che ho la tua stessa voglia di tornare indietro e restare lì, nell'età che ci piaceva, che mi invidiavi, che invidierò.

domenica 26 settembre 2010

La Donna, l'amo.

Stamattina mi sono svegliata con l'idea di voler respirare libertà.
Oggi comunque, non si pensa a nulla, è il compleanno della Donna. La miapersempre Donna.
Tanti auguri mamma. (:
Auguri a te e al profumo che porti da quando sono nata.

sabato 25 settembre 2010

Tu, la ragazza l'ami?

Sono le cinque e ventuno di mattina e dovrei dormire ma invece no, mi sono appena svegliata ma è come se non avessi dormito perchè non ero stanca, ma solo troppo fatta. Ho deciso che se non mi metto a scrivere ora quando lo faccio? No mai più in effetti. Mi piace usare la penna, fa meno rumore della tastiera e l'odore d'inchiostro mi consola. Sono rimasta fino alle cinque e diciotto, o forse e diciassette non lo so tento di dimenticarlo quel numero allora occhei erano le cinque e diciotto sul divano verde comprato nei giorni di pericolo, non ricordo se vicino a me c'era qualcuno. Non ricordo molto, in effetti. Ma ero stupita dal fatto che non avessi freddo. No, non ce l'avevo. Avevo le converse rovinate dal tempo e dall'affetto che provo per loro, perchè mi piace volere bene ai miei vestiti, riflettendoci loro vivono le stesse cose che magari a volte vorrei durassero in eterno. E' come se fossimo in due (o in tre o in quattro e così via) a segregare un ricordo, ho la sicurezza che alcuni avvenimenti non li dimenticherò mai. Come il cardigan giallo che mettevo quando uscivo con lei, perchè in quei giorni ero colorata, ed anche il mio cuore lo Era. Perchè amavo la ragazza più bella del mondo che era solo mia e aveva il collo bianco latte e a me il latte è sempre piaciuto, non come a lei. Fortunatamente la mia pelle non era bianco latte così le potevo piacere di più. Insomma, quelle converse rovinate non mi facevano sentire freddo. Ci sarei rimasta tutta la notte su quel divano ma la tivù mi dava fastidio e io volevo solo un'altra canna. L'uomo che era con me, che non è più un uomo qualunque -l'ho capito quando ad agosto faceva caldo sugli scogli ma io piangevo e mi coprivo e non sudavo avevo sempre più freddo- mi ha risposto di no, forse per mantenere quel poco di senso di responsabilità che uno dovrebbe avere dopo i venticinque anni. Ora che sono a letto e scrivo spero non faccia una scossa, ma mi sento abbastanza lucida dopo quindici ore che non posso dormire. Penso a cosa mettermi domani sera alla presentazione del libro di Matteo. Ma che m'importa. Ma che m'importa? Dico, in generale, che vita faccio? A me piace. Piace da piangere quando sono lucida. Infatti un pò mi va adesso. E' che non sono pronta per sognare, non ne ho voglia. Sogno i miei fantasmi ancora vivi e vegeti e li odio perchè sono tutto quello che non volevo mi accadesse. E gli incubi che non faccio la notte, accadono il giorno. Eppure nessuno se ne accorge, nemmeno coloro che recitano di ascoltarmi. C'è B. che va ad alcuni incontri di ascolto, o roba del genere, dice che ha disturbi d'ansia, il medico è convinto che debba drogarsi di meno. Ma dimmi di che ti fai tu? Non mi risponde ma mi indica un tizio obeso con la voce in falsetto e mi dice che quello si è fatto anche il cervello. Cosa vuole dirmi, che dovrei cambiare vita così la smetterò con i miei incubi? B. non mi dice nulla, parla, blatera, ma in fondo non mi dice nulla. Però mi dà un bellissimo bacio sulla guancia destra, e io decido che sorridergli per ora va bene. Prendiamo la macchina e c'è il sole caldo di maggio, ma tanto fra cinque minuti moriremo tutti dal freddo un'altra volta, non ci importa, vogliamo solo il tè alla menta. E ora sono le cinque e quarantasette e si è aperta la valvola dei ricordi, quelli belli alla Flaubert, dove ti ricordi ogni particolare, allora mi butto sotto le coperte con le mie orecchie coperte dai Non Voglio Che Clara e ricordo. Ricordo tutto, senza tempo nè spazio, senza ordine, senza gerarchie sentimentali. Tutti uguali stavolta, i miei ricordi.
Tutte uguali, le persone.

mercoledì 22 settembre 2010

Aspettative (ri)Pagate

Ieri notte eravamo in macchina tornando dalle condoglianze precoci e c'era silenzio sulle nostre bocche e i King of Convenience nello stereo. Mentre loro cantavano e tu guidavi e sbagliavi strada io mi immaginavo ballando sulle spiagge che a te piacciono d'estate e anche d'inverno, anche se d'inverno non ci vive nessuno lì. I King chiedono hey baby, what is love? Io dentro di me rido. Mi sento sola, lo ammetto. Ho iniziato a sentirmi sola quando C. mi ha detto che si sente sola, e la mia impotenza ha straripato nelle mie vene. Ma ridevo comunque perchè eri bello, e sei la prima bellezza di cui mi rendo conto dopo tempo. Forse anche troppo tardi. Aspettiamo l'inverno perchè a me piace il freddo e tu non hai mai freddo, allora mi piace ancora di più perchè soffrirò solo io ma sono felice. Anzi, mi rattrista andare a studiare in una città dove c'è sempre il sole e la neve non esiste. Abbiamo deciso che per i miei diciannove anni (che davvero sono solo miei) andremo ad Amsterdam perchè altrimenti tu invecchi troppo e finiremo solo per bere tè nei coffee shop. Ci va di passare il capodanno a Vienna, ma sai benissimo che per il lavoro che non faccio resteremo in Italia ma va bene comunque, ci consoleremo con cinque mostre in una settimana tutte in città diverse.

martedì 21 settembre 2010

Zuccheri Onirici

T'immagini, facciamo un figlio e scappiamo l'uno dall'altra? Tu mi dici che i figli non li vuoi, che siamo troppo egocentrici, e che per questo motivo non ci amiamo nemmeno. Ma scapperesti con me la notte per cercare di capire se abbiamo davvero un figlio? Un figlio. Hai ragione, siamo troppo egocentrici. La notte noi dormiamo, o facciamo finta di dormire nascondendoci sotto le lenzuola. Non abbiamo tempo di correre. Siamo ancora figli noi. Ma dico, più ti ho e più passerei quest'inferno con te. Un figlio.
Ma stiamo solo bevendo caffè amaro al riparo dalla pioggia. E dai figli.
Portami dove non sanno che nevica e facciamo finta di essere due sconosciuti.
Ho iniziato male, lo ammetto. Volevo di nuovo i miei diciassette anni. Ma pare sia impossibile.
Allora me ne vado al sud nella città più bella e buona a studiare una lingua che non sono sicura voglia davvero fare ma che dicono che devifareèlanuovalinguadelmercato. E condizionali varie. Tu comunque fai il pieno che partiamo eh. Senza aspettare i miei diciannove anni. Senza aspettare che Frankie torni da Tokyo o che Massimo e Michela si trasferiscano nella nuova casa. Faremo colazione con il caffè danese e la cannella a tutte le ore. Penserò a mia madre, perchè la penso sempre. Ha l'unico profumo che riesce a farmi piangere ogni volta. La pelle liscia. E il sorriso anche quando è triste, e sai, non capisco bene il perchè ma lo è spesso ultimamente. Lo dico a te, perchè è con te che a me va di parlare di Lei. Ma sai solo quello che vedi. Perchè di mia madre ci sono cose che nessuno vede. I suoi pensieri di due morti troppo precoci. I ricordi di quando piccola e con la tutina verde acqua mia nonna mi chiamava fragolina e si mise in aspettativa per stare insieme a quella fragolina. Mia madre, è l'unica persona che mi scaccia via la misantropia. Perchè ce ne sono motivi per essere misantropi. Mia madre. Partiremo io e te ma lasciami pensare almeno ancora un pò a Lei. A tutte le volte che l'ho fatta piangere. A tutte le volte che ricorda quei pianti con dei sorrisi, adesso. A tutte le volte che dalla mansarda della mia casa sento i rumori dei suoi baci a mia sorella, e provo un pò di invidia allora corro sotto e mi intrometto e ce n'è anche per me. Alle canne spente sul mio balcone e le sue aspettative pagate con settanta non voluto. Ai miei sensi di colpa e la mia voglia di rimediare ora che andrò al sud. A tutte le volte che comunque vada non la sopporterò e non mi sopporterà. Ieri sera era così che mi sentivo, in mia madre. Anche se dormiva e io invece avevo paura di dormire perchè non volevo sognare più, perchè sognare è diventato cattivo e lo sarà finchè la mia mente non si pulisce. Ma questo mia madre non lo sa, non lo sa nessuno.
D'accordo ora possiamo partire. Porterò maglie colorate per distinguermi nella neve.

sabato 18 settembre 2010

C R L A E e continua tu.

Stamattina mi trapassa una spessa linea di misantropia.
Perchè fanno ridere, tutti. Massì anche io. Anche noi.
Tutti.
Ho un sacco di cose da dirti ma non so da dove iniziare, e forse, non so nemmeno se ho voglia di farlo. Avevo deciso che io e te ci saremmo nascoste nelle macchine che non sono nostre quest'inverno. Odio chi ti sta intorno, forse per invidia, che poi invidia non deve essere, dato che fai finta con tutti. Non pensare che le cose siano belle per tutto il resto del mondo. Non puoi saperlo. Non sai nulla. E lui, lui preferisce le paure nascoste dietro smiles inutili nei pomeriggi americani di infradito e felpa. Ma questo sai, io non posso più saperlo.
Stamattina in realtà stavo bene mentre passavo l'aspirapolvere sul secondo piano di casa mia e mia madre rideva perchè sapeva il fatto suo. Non mi andava nessuno, nemmeno G.



Si. Vi odio. Come voi odiate me.