Quando Magritte verrà a prendermi io indosserò il mio vestito migliore, fumerò una sigaretta e farò finta di non sorridere. Lui mi porterà a Bruxelles, o forse mi farò trovare già lì, non lo so, dobbiamo ancora decidere. In ogni caso allestiremo una mostra insieme.
Negli anni '50 possiamo ancora fumare nei luoghi al chiuso. Io ho dei tacchi che fanno un eco che rimbomba sordo ogni volta che entro in una stanza, almeno tutti sapranno che sono lì. Parlerò per giorni delle assurdità che sono così normali e noiose, mentre loderò la normalità e le persone che sanno usarla bene.
Non voglio laurearmi in Cinese, e Magritte questo lo sa, per questo sono a Bruxelles con lui. Non sono triste, non più. Non conosco nessuno in questa città, vero. Ma ho la possibilità di farlo dal momento che nemmeno loro conoscono me. Nessuno sa niente, nessuno è curioso. Solo incontri casuali ma piacevoli. Non esistono social network, email, cellulari, promozioni telefoniche che ti permettono di chiamare ad un centesimo al minuto. Cartoline o lettere sporadiche ai pochi che sono rimasti in Italia domandandosi come stia. Scoprire cos'è l'amore, capire che è un compromesso, accettarlo e buttarmi in un amplesso infinito con l'arte.
Grazie René, vuoi una sigaretta?
No, ma porta l'ombrello, questa sera pioveranno uomini dal cappotto nero nel mio appartamento.
lunedì 18 novembre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
Altro Aspetto
Dici che le paranoie creano distanza.
E la distanza creata dalle mie ossessioni quanto è lunga?
Le rare notti passate insieme nel tuo letto sono interrotte da profonde tachicardie perchè mi sento sola senza una precisa ragione.
Sai, sto cercando davvero di capire se sia davvero sola. E non parlo dei pochi amici fidati, della famiglia o di chiunque altro sarà pronto ad aiutarmi nel momento del bisogno. Io parlo di me stessa, non capisco se sono capace di aiutare me.
Come se fosse un regalo più che una tua volontà, mi accarezzi la pancia e inconsapevolmente premi all'altezza dell'ombelico. Sento uno strano male incombere, e quando ho dolori fisici sono contenta perchè ho qualcosa su cui spostare l'attenzione piuttosto che dare adito ai miei tristi pensieri. Tristi pensieri che non so controllare ma che una massa informe di chissà cosa nella mia pancia è più brava di me a gestire.
Sai, io penso di voler essere sola. Perchè in fondo voglio meritarmi solo cose terribili. Voglio punirmi, e per farlo, decido di rimanere incazzata con il mondo per tutto il resto dei miei giorni.
Ma cosa pensavi, che fossi l'angelo quattrocentesco con cui parlare di arte e letteratura mentre le vite vanno a rotoli e faccio finta di non accorgermene?
L'altro giorno mi hai lasciata nuda senza lacrime e ad occhi chiusi. Mi hai tassativamente vietato di mostrarti le mie orbite. Dicevi che il colore del buio dietro le mie palpebre ti tranquillizzava. Io ti ho risposto che era perchè così non mi vedevi. Ma non volerti così male, mi hai detto. Abbiamo fatto un gioco, mi hai fatto pensare a tremila cose tutte in disordine e senza un'apparente ragione di fondo. Ai miei amori, alle mie scopate, alle droghe che ho provato e quelle che proveremo, a tutte le volte che continuerò a non avere il coraggio di avere il coraggio, a quanto mi piace scappare in tutte le città europee e a tutte le volte che poi sento il bisogno di tornare, ai tuoi amori, quelli senza di me, alle tue scopate, alle nostre, ai miei genitori che continuano ad assecondare i miei bisogni di scappare, a quanto mi piacevo qualche anno fa. Mi hai pregato di non urlare perchè quando lo faccio ti ricordo un quadro di Magritte che non ti piace, ma a lui non l'hai mai detto perchè temevi non volesse più parlare con te. E non temi che non voglia più parlare con te nemmeno io?, sciocche, le mie domande. Ma tu non sei Magritte, cara. Taglienti, le tue risposte. Tremavo, ero piena di rabbia e tristezza, non so cosa avrebbe fatto sentirmi meglio, se le mie tristi droghe sintetiche, scappare via o scopare con te. Poi ho pensato all'inflazione di esse presente in ciò che scrivo e ho provato solo tanta tenerezza per me stessa, con un accenno di sorriso che non ti ho voluto mostrare. Mi hai ordinato di smettere di pensare. Aprire immediatamente gli occhi e poi... poi ho visto solo colori. Desideravo affogarci dentro, respirare tutto il verde e mangiare il rosso. Ho riso tutte le cose che avevo pensato fino al momento prima. L'ho fatto così forte che ancora mi fanno male i muscoli facciali. Ridevo di me. E non ero mai stata capace di farlo fino ad allora. Non ho pianto quel giorno. E non ero un angelo quattrocentesco, ma carne messa a macerare. Intinta nei tuoi colori mi ero ripulita di tutto il sangue in eccesso.
Scorre lento e sottile il mio volermi bene.
Adoro il tuo desiderio di incorniciare qualsiasi cosa sia delle più normali.
Ed io non voglio partire e ho la possibilità di scegliere anche se sento di non avere scelta.
Non riesco più a partire dopo essermi fatta un bagno nei tuoi colori.
E continuo a sentirmi sola, continuo, in fondo, a sperare di esserlo. Poichè, in fondo, continuo a pensare di meritarmelo.
Ma non sarebbe tutto più semplice se andassi da un dottore che confermerebbe l'assenza di mali incombenti nella mia pancia e ridergli in faccia di sollievo e non di delusione?
E la distanza creata dalle mie ossessioni quanto è lunga?
Le rare notti passate insieme nel tuo letto sono interrotte da profonde tachicardie perchè mi sento sola senza una precisa ragione.
Sai, sto cercando davvero di capire se sia davvero sola. E non parlo dei pochi amici fidati, della famiglia o di chiunque altro sarà pronto ad aiutarmi nel momento del bisogno. Io parlo di me stessa, non capisco se sono capace di aiutare me.
Come se fosse un regalo più che una tua volontà, mi accarezzi la pancia e inconsapevolmente premi all'altezza dell'ombelico. Sento uno strano male incombere, e quando ho dolori fisici sono contenta perchè ho qualcosa su cui spostare l'attenzione piuttosto che dare adito ai miei tristi pensieri. Tristi pensieri che non so controllare ma che una massa informe di chissà cosa nella mia pancia è più brava di me a gestire.
Sai, io penso di voler essere sola. Perchè in fondo voglio meritarmi solo cose terribili. Voglio punirmi, e per farlo, decido di rimanere incazzata con il mondo per tutto il resto dei miei giorni.
Ma cosa pensavi, che fossi l'angelo quattrocentesco con cui parlare di arte e letteratura mentre le vite vanno a rotoli e faccio finta di non accorgermene?
L'altro giorno mi hai lasciata nuda senza lacrime e ad occhi chiusi. Mi hai tassativamente vietato di mostrarti le mie orbite. Dicevi che il colore del buio dietro le mie palpebre ti tranquillizzava. Io ti ho risposto che era perchè così non mi vedevi. Ma non volerti così male, mi hai detto. Abbiamo fatto un gioco, mi hai fatto pensare a tremila cose tutte in disordine e senza un'apparente ragione di fondo. Ai miei amori, alle mie scopate, alle droghe che ho provato e quelle che proveremo, a tutte le volte che continuerò a non avere il coraggio di avere il coraggio, a quanto mi piace scappare in tutte le città europee e a tutte le volte che poi sento il bisogno di tornare, ai tuoi amori, quelli senza di me, alle tue scopate, alle nostre, ai miei genitori che continuano ad assecondare i miei bisogni di scappare, a quanto mi piacevo qualche anno fa. Mi hai pregato di non urlare perchè quando lo faccio ti ricordo un quadro di Magritte che non ti piace, ma a lui non l'hai mai detto perchè temevi non volesse più parlare con te. E non temi che non voglia più parlare con te nemmeno io?, sciocche, le mie domande. Ma tu non sei Magritte, cara. Taglienti, le tue risposte. Tremavo, ero piena di rabbia e tristezza, non so cosa avrebbe fatto sentirmi meglio, se le mie tristi droghe sintetiche, scappare via o scopare con te. Poi ho pensato all'inflazione di esse presente in ciò che scrivo e ho provato solo tanta tenerezza per me stessa, con un accenno di sorriso che non ti ho voluto mostrare. Mi hai ordinato di smettere di pensare. Aprire immediatamente gli occhi e poi... poi ho visto solo colori. Desideravo affogarci dentro, respirare tutto il verde e mangiare il rosso. Ho riso tutte le cose che avevo pensato fino al momento prima. L'ho fatto così forte che ancora mi fanno male i muscoli facciali. Ridevo di me. E non ero mai stata capace di farlo fino ad allora. Non ho pianto quel giorno. E non ero un angelo quattrocentesco, ma carne messa a macerare. Intinta nei tuoi colori mi ero ripulita di tutto il sangue in eccesso.
Scorre lento e sottile il mio volermi bene.
Adoro il tuo desiderio di incorniciare qualsiasi cosa sia delle più normali.
Ed io non voglio partire e ho la possibilità di scegliere anche se sento di non avere scelta.
Non riesco più a partire dopo essermi fatta un bagno nei tuoi colori.
E continuo a sentirmi sola, continuo, in fondo, a sperare di esserlo. Poichè, in fondo, continuo a pensare di meritarmelo.
Ma non sarebbe tutto più semplice se andassi da un dottore che confermerebbe l'assenza di mali incombenti nella mia pancia e ridergli in faccia di sollievo e non di delusione?
domenica 22 settembre 2013
mercoledì 18 settembre 2013
HAI PRESENTE LA STRACCIATELLA?
solo un taglio con la carta fra le dita e il sangue che cade sulle lettere e le lettere che affogano nel tè bianco
martedì 17 settembre 2013
lunedì 16 settembre 2013
A giorni alterni mi troverai fuori l'ingresso della tua scuola e ci ameremo come solo chi non può stare insieme sa fare.
Un cucchiaino di sguardi nel caffè per evitare lunghi discorsi.
Un amore lungo un giorno, cantava qualcuno.
Un amore lungo un giorno, viveva qualcun altro.
La mia vita come un mattone in caduta libera dal terzo piano dei tuoi pensieri.
Le mie mani schiacciate dalla bellezza del tuo sorriso mentre mi aspetta sette metri più avanti.
Muscoli robotici lubrificati con cura per mostrarti che sono fatta di carne anche io.
Vorrei avere la capacità di scrivere una storia e condividerla con te.
Te che mi chiedi di accompagnarti mentre suoni per le vie di un paese del sud Italia.
Il sud nelle tue vene. Il caldo nei tuoi occhi. Il sole nei tuoi baffi.
Un cucchiaino di sguardi nel caffè per evitare lunghi discorsi.
Un amore lungo un giorno, cantava qualcuno.
Un amore lungo un giorno, viveva qualcun altro.
La mia vita come un mattone in caduta libera dal terzo piano dei tuoi pensieri.
Le mie mani schiacciate dalla bellezza del tuo sorriso mentre mi aspetta sette metri più avanti.
Muscoli robotici lubrificati con cura per mostrarti che sono fatta di carne anche io.
Vorrei avere la capacità di scrivere una storia e condividerla con te.
Te che mi chiedi di accompagnarti mentre suoni per le vie di un paese del sud Italia.
Il sud nelle tue vene. Il caldo nei tuoi occhi. Il sole nei tuoi baffi.
giovedì 5 settembre 2013
(Triste)Mente in festa
lentamente
cado
nell'oblio dei miei smalti scuri
dei miei rossetti rosso sangue
scendo senza il peso dei libri
solo bellezza
la mia
solo bellezza
scendo senza il peso dei libri
dei miei rossetti rosso sangue
nell'oblio dei miei smalti scuri
cado
lentamente
quando faccio finta di dormire ho lunghe fantasie
siamo io, Magritte e Breton
prendiamo in giro Dalì
sebbene con un certo rispetto
accendiamo sigarette che si fumano da sole
ascoltano i miei punti di vista
non temo di dire cose strane
loro sperano io dica cose strane
è così che va la (loro) realtà
è tutto surreale
e va bene così
in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
dondolo su amache tenute su con vene adibite a corde
non si spezzano
mai
che peccato! penso
mangio pezzi di carne umana
scelti con c(pa)ura
(ma) sono buoni
voglio smettere
non ce la faccio
ne voglio sempre di più
e li accompagno con vini fermentati negli stomaci delle mie vittime
in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
un attimo!
è una dimensione poco onirica
molto realistica
poco distopica
ed io
lentamente
cado
ma nessuno sembra divertirsi
cado
nell'oblio dei miei smalti scuri
dei miei rossetti rosso sangue
scendo senza il peso dei libri
solo bellezza
la mia
solo bellezza
scendo senza il peso dei libri
dei miei rossetti rosso sangue
nell'oblio dei miei smalti scuri
cado
lentamente
quando faccio finta di dormire ho lunghe fantasie
siamo io, Magritte e Breton
prendiamo in giro Dalì
sebbene con un certo rispetto
accendiamo sigarette che si fumano da sole
ascoltano i miei punti di vista
non temo di dire cose strane
loro sperano io dica cose strane
è così che va la (loro) realtà
è tutto surreale
e va bene così
in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
dondolo su amache tenute su con vene adibite a corde
non si spezzano
mai
che peccato! penso
mangio pezzi di carne umana
scelti con c(pa)ura
(ma) sono buoni
voglio smettere
non ce la faccio
ne voglio sempre di più
e li accompagno con vini fermentati negli stomaci delle mie vittime
in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
un attimo!
è una dimensione poco onirica
molto realistica
poco distopica
ed io
lentamente
cado
ma nessuno sembra divertirsi
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