venerdì 20 dicembre 2013

Banalità

Ciao F,
volevo solo dirti che questo natale mi stanno tutti sorridendo, ho voglia di volare per tornare, ma forse voglio tornare perchè so che poco dopo me ne andrò. Perdonami se non so prendere una decisione, non so mai come sentirsi bene se non per poche centinaia di ore. Però ho voglia di vederti, di abbracciarti. E ne ho voglia perchè non ci sono motivi che tengano. Vai oltre tutte le ragioni. Vai anche oltre il Natale. Vai oltre Dio, e fidati che dove vivo adesso non c'è nulla oltre lui. Sei la mia religione moderna, il mio credo. E se dovessi pregarti lo farei volentieri, dalla mattina alla sera. So di essere poco creativa, alquanto banale, perlomeno dai, siamo onesti, ho scritto cose molto più piacevoli alla lettura. Ma non ho bisogno di parole auliche, ricercate o di metafore pensate durante notti insonni mentre immagino un'altra vita. Io una vita sento di averla, sebbene non per molto. E tremo, dio se tremo. Sono così in bilico se dovessi girarmi indietro potrei perdere l'equilibrio.
Non me ne volere quando partirò di nuovo. Ci sarà un tempo in cui partirò, senza più tornare.


Sogno i tuoi abbracci quando congelo mentre aspetto l'autobus al mattino.
Tua (per sempre),
Effe

mercoledì 18 dicembre 2013

Grecità(mo)

Mi piace morire tre volte al dì
Particolarmente a metà mattina, quando ho bisogno del dramma nella mia vita
Poi forse il pomeriggio
O magari muoio tre volte tutte in una volta
Allora li ci vorrebbe Aristotele a studiare lo sviluppo della (mia) tragedia greca
Azione e tempo, in tal caso, raggiungono l'unità
E rido
Ossì se rido
Faccio l'amore con gli anni trenta
Mi tuffo in piscina con Sharon Tate poco prima di essere accoltellata
Sono nuda
Ti piaccio
Mi sento un feto abbandonato dallo stesso utero e chiuso in un barattolo per essere studiato
Un verme farebbe meno orrore
Ma non a te, no
Tu mi prendi, mi pulisci, succhi via dal mio organismo la massa polposa di marcio che ho accumulato con il tempo all'interno della mia provetta
E adesso, non marcirai anche tu?
Ennò mia cara, non sono come te
Striscio tra l'erba dei giardini dell'Eden che hai sistemato nella tua camera da letto per quando sarei tornata
Una catarsi primordiale che non riesco a spiegare se non lasciandomi andare a baci bagnati
Quando perdo litri di liquidi mentre strizzi il mio seno piccolo e dolorante

lunedì 16 dicembre 2013

Le tue gambe lente tra mille video performance

Guarda che il male ti assale quando vuole, anche quando sei convinta di esser scappata.
Non scapperai mai. Nemmeno con un aereo che vola dove fa più freddo.
Quindi inginocchiati al dio delle verità che sono molto più in superficie di quanto pensi.
E smettila di ammazzarti, gli ematomi sul tuo cuore non ti rendono giustizia. Sei così bella quando hai sorrisi all'acqua ossigenata e i tuoi baci hanno lo stesso sapore degli antibiotici: amari, ma guariscono. 


mercoledì 11 dicembre 2013

Lo s(ar)o(')

Ieri ho aggiunto un'altra bellezza nella mia vita quotidiana: il rumore che fanno i miei tacchi quando sono in un museo.
Mi immagino Georgette.
Mi immagino felice. Lo sono.
Ho camminato per ore in mezzo a scatole di cartone con iscrizioni ungheresi a me sconosciute.
Provavo a leggerle, scarsi successi.
Mi immaginavo felice. Ma lo ero!
Quando non camminavo mi rattristavo. E allora su e giù, un palazzo nero ed io che vi nuotavo dentro. Un cielo blu acceso e una città coperta di luci notturne. I colori dell'ungheria mi ricordano i quadri di Magritte, dove tutto è normale ma solo a prima vista.
Ma che novità!, mi direbbe qualcuno.
Sono ripetitiva, vero, ma che ci posso fare se rimarrà sempre il mio amore sofferto e mai consumato?
E' una tua scelta, direbbe adesso Magritte.
E' un tuo diritto non farti rovinare la vita da me, gli risponderei.
Ma chi sei tu per dirlo?
Il mio peggiore incubo. Tachicardia, attacchi di panico, continuo a camminare incessantemente per tutti i musei della mia vita.
Mi immaginavo felice!

lunedì 18 novembre 2013

Depaisement

Quando Magritte verrà a prendermi io indosserò il mio vestito migliore, fumerò una sigaretta e farò finta di non sorridere. Lui mi porterà a Bruxelles, o forse mi farò trovare già lì, non lo so, dobbiamo ancora decidere. In ogni caso allestiremo una mostra insieme.

Negli anni '50 possiamo ancora fumare nei luoghi al chiuso. Io ho dei tacchi che fanno un eco che rimbomba sordo ogni volta che entro in una stanza, almeno tutti sapranno che sono lì. Parlerò per giorni delle assurdità che sono così normali e noiose, mentre loderò la normalità e le persone che sanno usarla bene.

Non voglio laurearmi in Cinese, e Magritte questo lo sa, per questo sono a Bruxelles con lui. Non sono triste, non più. Non conosco nessuno in questa città, vero. Ma ho la possibilità di farlo dal momento che nemmeno loro conoscono me. Nessuno sa niente, nessuno è curioso. Solo incontri casuali ma piacevoli. Non esistono social network, email, cellulari, promozioni telefoniche che ti permettono di chiamare ad un centesimo al minuto. Cartoline o lettere sporadiche ai pochi che sono rimasti in Italia domandandosi come stia. Scoprire cos'è l'amore, capire che è un compromesso, accettarlo e buttarmi in un amplesso infinito con l'arte.

Grazie René, vuoi una sigaretta?
No, ma porta l'ombrello, questa sera pioveranno uomini dal cappotto nero nel mio appartamento.


giovedì 17 ottobre 2013

Altro Aspetto

Dici che le paranoie creano distanza.
E la distanza creata dalle mie ossessioni quanto è lunga?
Le rare notti passate insieme nel tuo letto sono interrotte da profonde tachicardie perchè mi sento sola senza una precisa ragione.
Sai, sto cercando davvero di capire se sia davvero sola. E non parlo dei pochi amici fidati, della famiglia o di chiunque altro sarà pronto ad aiutarmi nel momento del bisogno. Io parlo di me stessa, non capisco se sono capace di aiutare me.
Come se fosse un regalo più che una tua volontà, mi accarezzi la pancia e inconsapevolmente premi all'altezza dell'ombelico. Sento uno strano male incombere, e quando ho dolori fisici sono contenta perchè ho qualcosa su cui spostare l'attenzione piuttosto che dare adito ai miei tristi pensieri. Tristi pensieri che non so controllare ma che una massa informe di chissà cosa nella mia pancia è più brava di me a gestire.
Sai, io penso di voler essere sola. Perchè in fondo voglio meritarmi solo cose terribili. Voglio punirmi, e per farlo, decido di rimanere incazzata con il mondo per tutto il resto dei miei giorni.
Ma cosa pensavi, che fossi l'angelo quattrocentesco con cui parlare di arte e letteratura mentre le vite vanno a rotoli e faccio finta di non accorgermene?
L'altro giorno mi hai lasciata nuda senza lacrime e ad occhi chiusi. Mi hai tassativamente vietato di mostrarti le mie orbite. Dicevi che il colore del buio dietro le mie palpebre ti tranquillizzava. Io ti ho risposto che era perchè così non mi vedevi. Ma non volerti così male, mi hai detto. Abbiamo fatto un gioco, mi hai fatto pensare a tremila cose tutte in disordine e senza un'apparente ragione di fondo. Ai miei amori, alle mie scopate, alle droghe che ho provato e quelle che proveremo, a tutte le volte che continuerò a non avere il coraggio di avere il coraggio, a quanto mi piace scappare in tutte le città europee e a tutte le volte che poi sento il bisogno di tornare, ai tuoi amori, quelli senza di me, alle tue scopate, alle nostre, ai miei genitori che continuano ad assecondare i miei bisogni di scappare, a quanto mi piacevo qualche anno fa. Mi hai pregato di non urlare perchè quando lo faccio ti ricordo un quadro di Magritte che non ti piace, ma a lui non l'hai mai detto perchè temevi non volesse più parlare con te. E non temi che non voglia più parlare con te nemmeno io?, sciocche, le mie domande. Ma tu non sei Magritte, cara. Taglienti, le tue risposte. Tremavo, ero piena di rabbia e tristezza, non so cosa avrebbe fatto sentirmi meglio, se le mie tristi droghe sintetiche, scappare via o scopare con te. Poi ho pensato all'inflazione di esse presente in ciò che scrivo e ho provato solo tanta tenerezza per me stessa, con un accenno di sorriso che non ti ho voluto mostrare. Mi hai ordinato di smettere di pensare. Aprire immediatamente gli occhi e poi... poi ho visto solo colori. Desideravo affogarci dentro, respirare tutto il verde e mangiare il rosso. Ho riso tutte le cose che avevo pensato fino al momento prima. L'ho fatto così forte che ancora mi fanno male i muscoli facciali. Ridevo di me. E non ero mai stata capace di farlo fino ad allora. Non ho pianto quel giorno. E non ero un angelo quattrocentesco, ma carne messa a macerare. Intinta nei tuoi colori mi ero ripulita di tutto il sangue in eccesso.
Scorre lento e sottile il mio volermi bene.
Adoro il tuo desiderio di incorniciare qualsiasi cosa sia delle più normali.
Ed io non voglio partire e ho la possibilità di scegliere anche se sento di non avere scelta.
Non riesco più a partire dopo essermi fatta un bagno nei tuoi colori.
E continuo a sentirmi sola, continuo, in fondo, a sperare di esserlo. Poichè, in fondo, continuo a pensare di meritarmelo.
Ma non sarebbe tutto più semplice se andassi da un dottore che confermerebbe l'assenza di mali incombenti nella mia pancia e ridergli in faccia di sollievo e non di delusione?

domenica 22 settembre 2013

( ) ?

Oh, portami (?) via di qua (?) sto male