giovedì 10 febbraio 2011

Ventiquattroretinedipersonediverseinunsoloocchio

Sono le quattordici e trentatrè e non sono in biblioteca oggi, no. Fra un'ora prendo il treno e me ne torno a casa. Già, non a L'Aquila, ma a casa. Perchè se la mia casa fosse qui, e ci fosse dentro sanche D io potrei non desiderare nulla di più.
Ho le valige pronte ma i libri ancora sul tavolo per poter dire di aver studiato fino all'ultimo. Sono contenta perchè i miei capelli sono particolarmente belli, a parte per una bionda ciocca bruciata. Indosso la maglia dei Baustelle comprata all'ultimo concerto a Naples, quando ero con D, e c'era anche P con S che poi vallo a pensare che S sarebbe stato il mio ulteriore zio ma questo shh nessuno lo sa, nemmeno loro due. Ho la sciarpa che G mi ha regalato per il compleanno con un biglietto allegato dove c'è scritto che mi vuole bene. Era la prima volta che me lo diceva, io ho smesso di dirlo. Ma quando certe cose le fa lei mi viene da sorrider perchè a lei non l'ho detto, ma io le voglio bene dalla prima lezione di cinese a cui siamo andate insieme.
E non so perchè mi stia descrivendo, mi andava. Faorse perchè stamattina mi sento be(-lla)ne. Forse anche grazie alla profesoressa di SDC che mi risponde gentilmente alle mail dicendomi di ricordarle all'appello di poter fare l'esame prima.
Ora sono le quattordici e trentanove e penso che mi piace stare qui, e mi dispiace un pò partire. Ma insomma, vado a Casa.
Stanotte ho parlato con una persona importante che non mi rispondeva, ma mi ascoltava, lo notavo anche se non la vedevo bene, anzi proprio per niente. Le ho promesso che mi comporterò bene, anche se poi ho pensato che è una promessa fatta tante volte, ma mai fatta ad una persona del genere. Sorrido.
C'è anche il sole qui e mi piace mettere gli occhiali da sole d'inverno.
Mi piace abbracciare e dare baci a mia nonna, che fuma di nascosto lasciando le sigarette a metà. Eppure io sapevo che faceva male.
Mi piace deturparmi le tempie, bruciarmi la pelle anche mentre cammino per la strada. Anche se tutti mi sgridano.
Penso sempre a quella persona che ad altri ha detto di chiedermi cosa fosse successo quest'estate. Mi hanno nominato un portone ed un albero. Ci penso spesso. Questa persona ha anche detto che non è fondamentale che io risponda, l'importante è che sappia che c'è chi mi aiuta. Mi sento difesa dal mondo, più forte. E sorrido.
Sorrido forse perchè alla resa dei conti di importante ne è rimasto ben poco (e ben pochi), ma non mi accontento, no. Ne gioisco proprio.

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