E' da ieri che ho iniziato a vivere di nuovo nella mia casa. Se vogliamo chiamarlo vivere. In realtà non si vive più. Ma a me piace giocare alla vita normale. Per quanto questa fottuta terra me lo conceda. Ho riniziato ad ascoltare di nuovo musica. Ho riniziato a scrivere. Ho RI-iniziato. Per un attimo sembrava davvero un nuovo inizio. Poi mi sono resa conto che in questa città si sono insediate Disperazione e Distruzione. Le scrivo con la lettera maiuscola perchè sono state capaci di tanto. E non mi va di sottovalutarle. E con loro non si riesce a convivere in serenità. In verità lei è scappata da L'Aquila il 6 aprile. Ha avuto paura anche lei del terremoto.
Faccio un giro con la macchina, quasi come fosse un safari. Come una mano che stringe una lattina così il mio stomaco. Il mio cuore. Il mio cervello. Vedo la mia vita nelle case inagibili. Nelle pareti sventrate. Nelle strade ricoperte di macerie. Mi domando se i vigili del fuoco siano capaci di recuperare anche i Ricordi di tutti noi. Poi mi rendo conto che le gru raccoglieranno con i sassi anche quelli. E ne rimarrà solo il pensiero. Vite vissute alla grande perlomeno.
Vedo la mia adolescenza finita. Non che sia diventata matura, assolutamente. Parlo dell'adolescenza fatta di fughe mattutine, di sfattanze notturne, di caffè all'Arcobaleno, di sigarette a Cioccolandia, di serate al Picchio, di inciuccate al Cassius, di attese a Piazza Palazzo. Di pseudo shopping per il corso. Che tanto i soldi non ce li avevamo mai, ma noi ci divertivamo a fare finta del contrario. Parlo della scuola che noi abbiamo tanto odiato, ma che in fondo ora che non c'è, è come se il 50% della nostra vita sia crollata. Noia, Timore, Ansia, Pianto. Benvenute. Cerchiamo in tutti i modi di dar loro la migliore delle accoglienze affinchè siano clementi con noi. Invano, per il momento. Fra 10 anni questa città non mi apparterrà più. E io non posso che piangere quella vecchia. Salutare la mia adolescenza, e ringraziarla, perchè è stata quella che ho voluto. Mi è piaciuta. Ah si, per ultima ma non meno importante un caloroso saluto a Malinconia! Grande compagna di questo tempo che scorre lento. Ma che anche se scorresse veloce sarebbe la stessa cosa. In mezzo c'è sempre il Vuoto.
Giusto, dimenticavo la mia amica Lontananza. Amica da sempre.
Nel frattempo gioco a 'vita normale'. Tanto per sorridere dei Ricordi che ora fanno male e ora fanno bene.
E saluto New York. Che ho scoperto è davvero così lontano come dicono.
lunedì 4 maggio 2009
giovedì 23 aprile 2009
Walk Away
Fa male. Fa male vedere la propria vita tramite flashback di 5 secondi ognuno.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
E credo che a un tentativo di poterti dimenticare si sia opposta anche la terra.
Quel sabato sera ero davvero convinta di riniziare da capo. E invece in meno di 24h è morto tutto. Anche quei noi due che stavano nascendo.
Il terremoto no. Non ci voleva. Non lo volevo.
Ti diverti?
Se prima c'eri solo tu, ora tutto ciò che ho di bello è lontano. Chissà per quanto tempo.
Ma lei è forte. Anche se giustifica questo accoppiarsi con la malinconia.
Hello New York!
domenica 5 aprile 2009
Buon Viaggio
Non puoi chiedermi di dormire con te accanto. Sarebbe un'eresia. Non posso perdermi il tuo respiro e le tue movenze inconscie. E allora resto a guardarti, mentre sei li, tra quelle lenzuola bianche che ti cadono addosso come una seconda pelle. Sei nudo. Siamo nudi. Sei maledettamente bello. Oggi sei stato mio. E lo sei ancora. Ma per quanto altro tempo? Domani finirà tutto. Partirai. Dici che le cose non cambieranno, Comunque vada, rimarremo sempre noi. Non ti credo. Vorrei, ma non è così. Ma biasimarti mi farebbe male.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
Sono le 5 del mattino. Fuori si gela. Ed io sono nuda coperta solo da leggere lenzuola bianche. Sono travolta da un calore inconsueto. Da una febbre benigna. Ci sei tu vicino a me. E adesso avrei bisogno delle tue note per rendere perfetto questo quadro che si può ammirare solo poche volte nella vita. Ma tu stai dormendo. E allora riempio il vuoto di quelle note con le mie lacrime. Senza senso. Bollenti. Inutili. Ma tempestive. Perchè noi poveri mortali non possiamo fermare il tempo? Scorre tutto così in fretta. Mi guardo nello specchio posto di fronte ai nostri corpi abbandonati sul letto, il mio volto è macchiato dal mascara. Mi permetto di ridere di me stessa, solo un pò. E non m'importa quanto possa essere rigato il mio viso, tu riuscirai comunque a vedermi con quegli occhi che ho cercato ovunque. E vorrei scappare via per alsciare le cose nell'aria, quasi come se non mai successe realmente. Vorrei rendere il nostro ricordo una nuvola di primavera. Ma non ci riesco. Incatenata da quel filo di seta che ci lega. Ancora per poco.
''E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati''. Così cantava De Andrè. E dopo tutto ha ragione. Ma sappiamo benissimo di essere persone di passaggio. Due belle comparse. Resta comunque difficile da farsene una ragione. Quante altre donne avrai dopo di me? Che siano davvero donne. Più mature. Più belle. Più per te, insomma. Quante altre sensazioni come questa proverai? Ed io, io che farò? Chi avrò? Purtroppo nella mia vita... nella mia vita ora ci sei tu. Non chiedo altri uomini. E tu magari incontrerai donne che entreranno prepotentemente nella tua vita, e a cui tu lascerai libero accesso. Ho odiato molti uomini perchè chiedevano sempre un pò di me da possedere. Io non meritavo di condividermi con altri. E poi, tu. Le mie idee, i miei pensieri, si abbassano a te. Nemmeno con te io mi condivido. Io mi d0no completamente a te. E allora seviziami, usami, baciami, scopami, lasciami segni indelebili sulla pelle. E poi parti, lasciandomi con promesse inutili. Dammi e toglimi quel che vuoi.
Chi sarà la prossima a tagliare il nostro filo di seta?
Dalla grande ed alta finestra dietro di noi inzia a trapassare un pò di luce. Poca, perchè piove. Quel tanto che basta per avere una visione più chiara dei tuoi dettagli. La pioggia fa da sottofondo a noi, giovani e precari amanti.
Ricordami di regalarti me stessa quando partirai. Io di me non so più cosa farmene da quando ti ho conosciuto.
martedì 31 marzo 2009
Première Fois

Pressapoco mi sento dentro questa foto di Saudek.
Ho deciso di non decidere. Conservo una ciocca dei miei capelli. Per vedere te. Per vedere me. Per vederci insieme.
Ho paura. Ma non chiedo a nessuno la salvezza.
Resto a giocare sulla sabbia costruendo castelli. Da sola. Nell'attesa che arrivi quell'estate che mi faccia compagnia.
Verde.
giovedì 26 marzo 2009
Caos e utopia
Hai deciso di partire con la notte. Perchè sai che così facendo le notti che seguiranno saranno sempre riempite dal pensiero di noi due. Non volevi svegliarmi. In realtà non ho dormito tutto il tempo. Avevo te vicino a me. Per l'ultima volta. Come avrei potuto dormire? E so che anche tu non hai dormito. Lo percepivo dal tuo respiro più silenzioso e meno intenso, quasi lasciassi spazio all'aria che ci sovrastava.Stai per avvicinarti alla porta e in silenzio ti raggiungo. Mi guardi e mi baci, con quelle labbra a cui non mi sono mai abituata. Perchè ogni volta era un sussulto per il mio stomaco. Come una bambina e il primo bacio. Non chiudi gli occhi, tantomeno io. Restiamo fissi uno nello sguardo dell'altro. Baciandoci. Ti mordo il labbro inferiore quasi a volerti punire perchè stai partendo. Ti stacchi dalla mia bocca e rompi il silenzio dicendomi ''Ci rivediamo.'' Ed è qui che sento un fiume straripare dai miei occhi. Ma lo trattengo. Perchè lo sapevo. A cosa servirebbe piangere? E' stato bello. Ma sapevo che prima o poi saresti andato via. Non riesco a risponderti. Annuisco con la testa. Con una marea di cose da voler dire. O magari volevo solo invitarti a non partire. Perchè non era giusto. Perchè sei stata una delle cose migliori che abbia avuto. Perchè quel pianoforte senza di te sarà solo un oggetto insignificante posto nella stanza solo per arredarla.
Ed eccoti lì. Fuori la porta. Non aspetto che la tua sagoma scompaia nel nulla, così come è venuta. Chiudo e resto senza respiro per lunghi attimi. Divento una statua fatta di sentimenti e lacrime. Ma si, ora posso piangere. Mi lascio far compagnia da un doloroso ricordo. Chissà a cosa stai pensando. Ritorno nella stanza e lo stomaco si stringe e mi prende a pugni. Da sola posso piangere. Da sola. Ora. E per il momento non so trovare un limite.
Eccolo li. Il pianoforte ancora rosso del tuo sangue. Che non toglierò mai. Perchè ogni volta mi ricorderà di esser stata fautrice di un pezzo della tua vita. Non per sempre. Ma lo hai fatto. E per quanto possa far male, mi fa vivere. E' che ora non so cosa farò. Non so per cosa saranno le mie giornate. Ora è arrivato il momento delle domande inutili a cui non risponderò mai. La mia testa s'inonda di pensieri che non condividerò con nessuno. E allora mi butto su quel divano bianco che assorbiva le tue note e me le faceva entrare dentro. E l'unico desiderio è rimanere qui, facendo finta di aspettare te che non arriverai mai. Mai più. Non farmi false promesse. So come andranno le nostre vite. So che il loro incontro è stato solo un passaggio per alleviare i dolori lasciati da qualcunaltro. Ma perchè faccia così male, nonostante tutto, io non lo so.
Ed eccoti lì. Fuori la porta. Non aspetto che la tua sagoma scompaia nel nulla, così come è venuta. Chiudo e resto senza respiro per lunghi attimi. Divento una statua fatta di sentimenti e lacrime. Ma si, ora posso piangere. Mi lascio far compagnia da un doloroso ricordo. Chissà a cosa stai pensando. Ritorno nella stanza e lo stomaco si stringe e mi prende a pugni. Da sola posso piangere. Da sola. Ora. E per il momento non so trovare un limite.
Eccolo li. Il pianoforte ancora rosso del tuo sangue. Che non toglierò mai. Perchè ogni volta mi ricorderà di esser stata fautrice di un pezzo della tua vita. Non per sempre. Ma lo hai fatto. E per quanto possa far male, mi fa vivere. E' che ora non so cosa farò. Non so per cosa saranno le mie giornate. Ora è arrivato il momento delle domande inutili a cui non risponderò mai. La mia testa s'inonda di pensieri che non condividerò con nessuno. E allora mi butto su quel divano bianco che assorbiva le tue note e me le faceva entrare dentro. E l'unico desiderio è rimanere qui, facendo finta di aspettare te che non arriverai mai. Mai più. Non farmi false promesse. So come andranno le nostre vite. So che il loro incontro è stato solo un passaggio per alleviare i dolori lasciati da qualcunaltro. Ma perchè faccia così male, nonostante tutto, io non lo so.
venerdì 20 marzo 2009
Suona
Suona. Suona più forte. Estasiami con le tue note che arruginiscono il cuore come ferro sotto l'acqua. Non voglio più fumare, nè bere. Voglio solo morire tra le tue note.
Pensi che non sappia perchè tu lo stia facendo? Pensi di far finta di nulla? So che stai andando via. Che fra qualche ora rimarrò in questa camera da sola, seminuda su questo divano che canterà ciò che tu non suonerai più.
In fondo l'abbiamo sempre saputo. E allora non mi lamento. Lascio solo sanguinare un pò di mascare sul mio viso. Ma dopo. Ora tu sei qui e io mi sento viva come non mi è mai capitato.
Suona. Suona e non fermarti. Suona con la stessa passione con cui mi ami su questo divano. Suona delicatamente come se le tue dita fossero sulla mia bianca schiena. Suoni e sanguini. Intravedo piccole gocce che cadono come pioggia su questo pavimento di legno che sa dei nostri peccati. Stai sanguinando. Lo fai solo per me. Continui come se niente fosse. Ho voglia di quel tuo colore su di me. Voglio amalgamarmi in un turbine temporale con te. Mi avvicino. La tastiera rossa e bianca. Rovinata dal tempo e dal sangue. Il tuo sangue. Ho deciso che non toglierò più nulla che ti riguarda in questa stanza. Tantomeno il pianoforte macchiato delle tue note che escono direttamente dalle tue mani. Mani che travolgo con le mie, le quali mi lascio macchiare. Per sentirmi ancora più parte di te. Per rendermi conto che sei vivo, e se lo sei in questo momento è grazie a me. Scivolo sulle tue braccia macchiando anche quelle. E in un attimo me le ritrovo intorno al mio corpo che con te sento esile e insignificante. La musica resta viva nell'arta nonostante tu non stia più suonando. Vorrei parlarti, vorrei dirti tutte le cose che penso. Perchè magari questa è l'ultima volta che ci vediamo. Ma i nostri respiri sono troppo perfetti questa sera. Sarei blasfema se li rovinassi. So che comunque sro dicendo tutto, anche senza parlare. E tu mi capisci come nessuno ha mai fatto. Ci stiamo mischiando con tutto quel rosso che non può che piacerci.
Su un pavimento di legno e sangue.
Pensi che non sappia perchè tu lo stia facendo? Pensi di far finta di nulla? So che stai andando via. Che fra qualche ora rimarrò in questa camera da sola, seminuda su questo divano che canterà ciò che tu non suonerai più.
In fondo l'abbiamo sempre saputo. E allora non mi lamento. Lascio solo sanguinare un pò di mascare sul mio viso. Ma dopo. Ora tu sei qui e io mi sento viva come non mi è mai capitato.
Suona. Suona e non fermarti. Suona con la stessa passione con cui mi ami su questo divano. Suona delicatamente come se le tue dita fossero sulla mia bianca schiena. Suoni e sanguini. Intravedo piccole gocce che cadono come pioggia su questo pavimento di legno che sa dei nostri peccati. Stai sanguinando. Lo fai solo per me. Continui come se niente fosse. Ho voglia di quel tuo colore su di me. Voglio amalgamarmi in un turbine temporale con te. Mi avvicino. La tastiera rossa e bianca. Rovinata dal tempo e dal sangue. Il tuo sangue. Ho deciso che non toglierò più nulla che ti riguarda in questa stanza. Tantomeno il pianoforte macchiato delle tue note che escono direttamente dalle tue mani. Mani che travolgo con le mie, le quali mi lascio macchiare. Per sentirmi ancora più parte di te. Per rendermi conto che sei vivo, e se lo sei in questo momento è grazie a me. Scivolo sulle tue braccia macchiando anche quelle. E in un attimo me le ritrovo intorno al mio corpo che con te sento esile e insignificante. La musica resta viva nell'arta nonostante tu non stia più suonando. Vorrei parlarti, vorrei dirti tutte le cose che penso. Perchè magari questa è l'ultima volta che ci vediamo. Ma i nostri respiri sono troppo perfetti questa sera. Sarei blasfema se li rovinassi. So che comunque sro dicendo tutto, anche senza parlare. E tu mi capisci come nessuno ha mai fatto. Ci stiamo mischiando con tutto quel rosso che non può che piacerci.
Su un pavimento di legno e sangue.
giovedì 19 marzo 2009
Il Pianoforte Rosso E Il Divano Bianco.
Quelle mani lisce sul pianoforte freddo. Scivolano come pattini sul ghiaccio. Note che sanno di jazz e passione occupano quella stanza già riempita da loro due. Un corpo seminudo, quello di lei, immobile su un divano nel centro della stanza. Si gode fino in fondo quelle note che presuntuosamente sa di possedere. Ogni tanto si accende una sigaretta. Tanto per ricordarsi che non è tutto perfetto come crede. Ore e ore e le note vagano ancora nell'aria. Lunghe ciocche castane e viola che cadono morbide su un petto piccolo e sodo. E poi quelle mani, le mani di lui, che suonano una melodia di cui nessuno dei sue si stancherà mai. Perchè sa delle loro vite. Dei loro segreti. Dello smalto rosso e i vestiti inconsapevolmente art-dèco. Delle sigarette fini e gli occhiali vintage. Per dare un'aria raffinata a tutto. E poi come un fotomontaggio quei tasti lisci e bianchi si macchiano. Rosso. Tutto ciò che riguardava loro. Il rosso che ricorda l'incombenza del sangue. La dipendenza dal sangue. Eppure le note continuano a passeggiare nell'aria. Non c'è doloro. Solo piacere. E quando anche lei si rende conto del piccolo fiume che ormai cade e sporca il pavimento, si alza con fare da donna, quasi come se volesse prendersi in giro, e va verso di lui e le sue note. Poggia le sue mani sulle sue, ancorate a quella tastiera rosso e bianca, e le avvolge. Le sente calde, vive, piene di passione e magari, anche un pò d'amore. Le stringe sempre più forte e con la stessa intensità sale lungo le braccia senza parlare. Ma i loro respiri hanno più parole di qualunque altra bocca. E lui smette di suonare. Ma le note continuano a vagare in quell'aria luminosa e pulita. E in un attimo, breve ma intenso, si trovano su un pavimento di legno e sangue. Amandosi. Toccandosi. Travolgendosi. Ansimando. Macchiandosi, di rosso e sorrisi. E magari quel sangue dona loro una sottile linea di abbandono in puù che li fa amare come on succede spesso.
Iscriviti a:
Post (Atom)
