giovedì 4 ottobre 2012

Take me out (?)

Le lettere maiuscole ci ricordano che siamo importanti.
Non siamo noi a decidere, ma le keyboards dei nostri occhi.
Ed è bellissimo averti qui con me cinque giorni al mese.
E' bellissimo dormire accanto a te cinque giorni al mese.
E' bellissimo vivere con te cinque giorni al mese.
Sei bellissimo.
E se aspetti cinque mesi forse (solo) cinque giorni al mese saremo lontani.

mercoledì 18 luglio 2012

Lulù deve studiare Marc Augè?

Birra, tabacco e discorsi in inglese a cui mi rispondi in francese. Ti amo così tanto che quando ridiamo mi fa male la faccia. E mi fa sempre male. Mi prometti che mi farai ridere anche all'estero. Tra i canali delle città del nord Europa a cui vorremo abituarci ben presto
E ho vinto una borsa di studio, amore mio. Mentre tu hai vinto il mio cuore senza concorsi, graduatorie, documenti interminabili e carta da non riciclare.
Vieni via con me, restiamo sotto le coperte dell'Ikea tutta una giornata che per visitare l'Olanda abbiamo sei mesi.

venerdì 29 giugno 2012

Sebbene decidemmo di volerci giorno e notte

Secondo me fare l'artista è una sofferenza. No è che ti vedo con quel tuo sguardo spento, mentre fumi una sigaretta e quando facciamo l'amore soffri anche mentre mi guardi. Poi magari ho pensato che si trattasse di me, sai magari non ero io ciò che volevi, ma ti faccio troppo pena per privarmi del tuo corpo sul mio. Solo dopo ho capito che ti piace soffrire. Da quando ti conosco non fai altro che soffrire. 
Ti ammiro come fossi un'opera d'arte. Sei la mia sindrome di Stendhal. Troppo banale, hai ragione. Hai ragione. Ma che ci posso fare se averti nella stessa stanza mi destabilizza i sensi. 
Ma ti rendi triste da solo pur non rendendoti conto della bellezza che hai nelle tue mani. Le tue mani quando mi spogliano. Le tue mani quando scrivono. Le tue mani quando asciugano le tue lacrime. 
Una ragazza mi ha chiesto se avevo un vestito rosso da indossare mentre avrei dovuto leggere alcune tue righe. Mi hai chiesto di andare vestita di verde, perchè è così che sono gli occhi che ti hanno aiutato. Ma i miei occhi non sono verdi. 
Però mi ami, mi ami. Si mi ami. Lo dici dal terzo giorno che ci siamo rinchiusi in casa senza cibo ma solo tempere. 
E io ti amo, ti amo. Lo penso da sempre. Non te l'ho detto mai.
Vattene via amore mio.
Scappami tra le dita ma e giaci nel mondo che è dentro la mia pancia.

venerdì 15 giugno 2012

Voleva solo l'inverno

Era una domenica notte ed il cielo sembrava unico.
Reazioni chimiche sulla mia pelle.
Natura nei tuoi occhi.
Mi bacerai più sotto questi portici il prossimo inverno? Te lo chiesi a tre millimetri dalle tue labbra ma tu non riuscisti a sentirmi perchè avevi troppa voglia di baciarmi, dicevi. Così pensai bene di non porti più domande, almeno fin quando il dolore nel mio cuore fosse anestetizzato dalle tue mani sui miei fianchi. Intanto iniziò a nevicare e tu mi invitasti a salire in macchina. Ma poi per dove? Io non ricordo la strada, non ricordo nemmeno in che città eravamo. Sorridevi, eri felice. Sarebbe stato un peccato mortale distogliere lo sguardo dalle tue movenze color panna.
In un'enoteca fatta in pietra e legno beviamo vino fino al mattino. Labbra rosse, guance rosse, occhi azzurri.
Non ricordo che mese era, ma faceva freddo e avevo caldo. Non badavamo a nulla. Non ci importava di nulla.
A me importava solo di te. Sublimazione della mia pelle quando il tuo corpo mi sfiorava.

Bastò solo una stagione per farmi capire che era un giorno come tanti, semplicemente un pò più fortunato per me. E un giorno in cui non avevi nulla di meglio da fare, per te. Capii solo un cappello di lana in meno che non eri felice, eri solo senza pensieri. Ci vollero ore ininterrotte di viaggio e tre sigarette per farmi costruire sorrisi, e una primavera che non aspettavo per distruggerli. Avrei dovuto porti almeno una domanda. Giusto per soffrire almeno un pò mentre facendo l'amore tu non mi dicevi nulla. Mi bacerai più sotto questi portici il prossimo inverno? 
Non credo esisteranno altre stagioni insieme, avresti dovuto rispondermi.

sabato 2 giugno 2012

Dinamismo intriso di staticità

Quando avevo undici anni e il numero 3 non mi fece vincere una bicicletta nuova, perchè non l'avevo io. C'era mio padre con me quel giorno. Mi dispiace solo di non avergli voluto bene nei precisi istanti in cui era li ad aspettare le mie gioie, come quella di vincere un uovo di cioccolata come premio di consolazione. Io comunque sono sempre stata contenta, anche quando feci lo sciopero della fame perchè andarmene via di casa in cerca di uno sconosciuto non era una cosa ben voluta. Mi dispiace solo del tempo che passa. E ho vent'anni questa sera. Fra due mesi e mezzo partirò per chissà cosa e amare D, mio padre e gli occhi azzurri di mia sorella mi sembrano un buon compromesso.