domenica 22 settembre 2013

( ) ?

Oh, portami (?) via di qua (?) sto male

mercoledì 18 settembre 2013

HAI PRESENTE LA STRACCIATELLA?

solo un taglio con la carta fra le dita e il sangue che cade sulle lettere e le lettere che affogano nel tè bianco


martedì 17 settembre 2013

Constaterai sulla tua pelle che di speciale c'è solo una cosa. 
E non è l'amore, nè la morte.
Ma le tue mani che sfiorandomi congelano i miei profili.

lunedì 16 settembre 2013

A giorni alterni mi troverai fuori l'ingresso della tua scuola e ci ameremo come solo chi non può stare insieme sa fare.
Un cucchiaino di sguardi nel caffè per evitare lunghi discorsi.
Un amore lungo un giorno, cantava qualcuno.
Un amore lungo un giorno, viveva qualcun altro.
La mia vita come un mattone in caduta libera dal terzo piano dei tuoi pensieri.
Le mie mani schiacciate dalla bellezza del tuo sorriso mentre mi aspetta sette metri più avanti.
Muscoli robotici lubrificati con cura per mostrarti che sono fatta di carne anche io.
Vorrei avere la capacità di scrivere una storia e condividerla con te.
Te che mi chiedi di accompagnarti mentre suoni per le vie di un paese del sud Italia.
Il sud nelle tue vene. Il caldo nei tuoi occhi. Il sole nei tuoi baffi.

giovedì 5 settembre 2013

(Triste)Mente in festa

lentamente
cado
nell'oblio dei miei smalti scuri
dei miei rossetti rosso sangue
scendo senza il peso dei libri
solo bellezza
la mia
solo bellezza
scendo senza il peso dei libri
dei miei rossetti rosso sangue
nell'oblio dei miei smalti scuri
cado
lentamente



quando faccio finta di dormire ho lunghe fantasie
siamo io, Magritte e Breton
prendiamo in giro Dalì
sebbene con un certo rispetto
accendiamo sigarette che si fumano da sole
ascoltano i miei punti di vista
non temo di dire cose strane
loro sperano io dica cose strane
è così che va la (loro) realtà
è tutto surreale
e va bene così



in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
dondolo su amache tenute su con vene adibite a corde
non si spezzano
mai
che peccato! penso
mangio pezzi di carne umana
scelti con c(pa)ura
(ma) sono buoni
voglio smettere
non ce la faccio
ne voglio sempre di più
e li accompagno con vini fermentati negli stomaci delle mie vittime
in una dimensione poco onirica
poco realistica
molto distopica
un attimo!
è una dimensione poco onirica
molto realistica
poco distopica
ed io
lentamente
cado
ma nessuno sembra divertirsi





lunedì 2 settembre 2013

VeneRare

Virginia ogni notte sognava di prender fuoco nel suo letto che se potesse parlare...ma forse è meglio di no.
Virginia rideva ma si prendeva gioco di me.
Virginia si prendeva anche gioco di G.
Era bella, dio quanto era bella. E in fondo, sapevamo tutti che lei ne fosse consapevole.
Ma era buona, forse fin troppo. E so che amava me quanto G. Ci amava così tanto che decise di lasciarci soli una sera d'autunno mentre lei progettava di bombardare la sua università di merda con molotov create con lo sputo dei suoi diciassette esami del cazzo ad alta infiammabilità e una miccia fatta con la tesi che non discuterà mai.
Non mi ha mai parlato di morte, solo una volta. Quando mi proclamò la sua ansia nei confronti dei miei istinti omicidi. Istinti che in realtà non ho mai avuto.
Virginia viaggiava ogni mese per far finta di scappare e star bene una settimana. Almeno una settimana, mi diceva sempre.
Quando ci ritrovammo ognuno nelle vite dell'altro mi faceva richieste strane sorridendomi. Aveva sempre paura potessi guardarla come una pazza, e io invece accoglievo tutte le sue proposte con precisa distrazione. Come se chiedermi andiamo a bere un caffè in un bar questo pomeriggio e camminiamo a piedi scalzi tra le macerie di una città che era la nostra avevano lo stesso peso, la stessa modalità di viversela, quell'esperienza. E in realtà lo era, qualsiasi cosa con lei era straordinaria, semplicemente perchè lei.. lei era Virginia, era accanto a me e io l'ho invocata anche senza sapere il suo nome. Ogni volta che ci incontravamo aggiungevo al mio conto una vena in più. Mi piaceva contarle le vene, e lei lo sapeva benissimo anche se pareva soffrire quando gliele accarezzavo. A volte penso la mia nascita sia stata voluta da qualche ente superiore che in fondo mi ha sempre voluto bene. Un dono di nome Virginia. Io non penso di essere su questo mondo senza una ragione precisa. E una ragione ce l'ho. O perlomeno l'ho avuta. Lei. Potevo avere altre donne, altri uomini, altri occhi che mi avrebbero regalato riverenze maggiori da quelle ricevute da Virginia. Ma che noia, in fondo.
Una volta conobbi una ragazza che senza mezzi termini qualche mese dopo la nostra conoscenza un giorno si presentò davanti la porta della mia testa con una valigia stracolma delle sue cose, diceva voleva trasferirsi da me. Che sciocca, pensai. Sto ancora pagando il mutuo dell'appartamento comprato per Virginia. La mandai via, dalla mia vita quotidiana, visto che nella mia testa non solo si era autovintata così prepotentemente ma non vi era mai passata di li, nemmeno per poco. Mai stata volontà mia quella di invitare gente nell'appartamento di Virginia. Come se potessi mancarle di rispetto.
Ed ogni volta accadeva un mio rifiuto, automaticamente sorridevo perchè lei era li, sempre lì.
L'ultima volta che ci incontrammo era in un parco gelido e deserto ma io avevo l'estate nelle vene. La pioggia decise di aspettare a cadere.
Perchè la bellezza dei tuoi capelli non merita di essere bagnata, mi dicesti. Ne sei consapevole anche tu, e visto che dietro di me fa sempre brutto tempo ti assicuri di essermi vicino. 
Ci tengo ai miei capelli, ti dissi.
Ci tengo ai miei temporali, zigomi come nuvole si gonfiano sotto i tuoi occhi mostrando una certa apertura labiale che vagamente ricordava un sorriso. Non ho mai capito se volevi scoppiare a piangere con la scusa di illudermi con uno pseudo sorriso.
Ma le mie mani sono ombrelli, inutile richiesta, la mia, di farti abbracciare e proteggere.
Quando poi ti allontani i miei temporali continueranno a tormentarmi le spalle.
E' così che subito dopo la persi un'altra volta per l'ultima volta. Se ne andò congedandomi con un 'sei bella', senza promettermi nessuna prossima volta. Nè un 'a dopo', tantomeno un 'a presto'.
Sei bella.
Sei bella anche tu Virginia, maledettamente.
Io ricordo quando i suoi temporali erano estati indiane ed io non ne capivo il senso. Mi ha sempre detto che quelle estati erano per me. Le ho trasformate io in brutto tempo. Piogge ben lontane da quelle che si verificano ai tropici ogni giorno. Non è più tornato il bel tempo. La sua testa era diventata come l'arca di Noè dove pensava di mettere in salvo tutti i suoi organi. Sbagliando, li mise molto più in pericolo di quello che pensavo all'epoca già fossero. Virginia mi avrebbe regalato l'estate indiana non sono in autunno, ma anche d' inverno, quando nella nostra città ci sono numerosi gradi sotto zero e la mia bocca è incapace di parlare tanto è anestetizzata dal freddo. Virginia non è mai riuscita a perdonarmelo sebbene so che andandosene si è portata via anche un pò di me.
Una mattina di Ottobre, per rimanere in tema con le sue vene, Virginia dà adito ai suoi sogni e lancia la molotov nella sua stanza. Era troppo stanca anche per lanciarla nella sua università. L'umidità delle sue piogge le resero le ossa e i muscoli fragili e porosi creandole una lacerazione all'interno dei meccanismi che regolano i sorrisi. Nonostante i temporali l'acqua fu incapace di domare il fuoco. E lei rimase li, tra un toujours e un jamais , pronta a farmi ricominciare da capo come lei non era mai stata abile a fare.



In fondo, sapeva che prima della cenere c'è il fuoco.





mercoledì 21 agosto 2013

I cimiteri non danno pensieri

I tuoi promontori che si appianano sotto le carezze delle mie labbra.
Scomparirai. (?)
Tu non mi prendi, tu ti fai prendere.
Non mi cerchi, ti fai cercare.
Non sorridi, mi fai sorridere.
Non mangi, mi mangi.
Qualcuno canta che il letto è un dirigibile e loro non torneranno più.
Io volo in acqua con la mia rondine mentre i tuoi occhi vedono nessuno e si innamorano di nessuno e desideri che la miopia sia solo un fatto di oculistica.
La mia testa è miope, mi dici.
Sei bella come un aeroplano poco prima di partire.
Ma partirai.
E cosa mi resta?
Mani e braccia piene di nulla che faremo sanguinare con rasoi e spine di rose manco fossimo Gina Pane. Azioni sentimentali, le sue.
Azioni monumentali, le nostre.
Per ricordarci che rimarremo comunque piccole davanti a tutto quello che abbiamo costruito e poi distrutto in tutti questi anni.
Anche le macerie restano più grandi e più compatte di te.