mercoledì 28 gennaio 2009

Loro

E quando avrò voglia di ricordare, quando il presente mi starà stretto o troppo largo, riandrò li. In quel luogo. Noi con la voglia di nascondersi dal mondo. Noi con poche esperienze in mano ma che ci sentivamo i padroni del mondo. Noi un pò vandali. Un pò bambini. Noi che tutto quello che volevamo erano venti sigarette. E tanta voglia di non far nulla. Noi che avevamo anche i momenti seri. Con la politica. La guerra. La paura e la voglia di crescere. Noi che però andavamo sempre a finire nello stupido, nel superficiale. Ma avanti, eravamo pur sempre in fuga dalla scuola. Noi che progettavamo fughe notturne per andare a bere in qualche locale e svegliarsi la mattina chissà dove con gli occhi gonfi e rossi e un mal di testa. Noi che eravamo davvero noi.
Ora sono li. Con la musica nelle orecchie, sola. Che fisso quell'angolo di vita che ha visto e che non dice. Che leggo quella panchina. Quelle date, quelle offese, quelle frasi che ci appartenevano. Come se alla gente che passava di li importasse qualcosa. Sembra che quel posto senta la nostra mancanza. Ed è come se mi chiedesse 'tu la senti la mia?' No. Io non sento la mancanza di nessuno. Ma rifugiarmi in un sorriso passato mi fa star bene. E mi aiuta a sorridere anche nel presente. 'Sei sicura? Davvero non vuoi di nuovo tutto questo?' NO. Mai stata cosi sicura. E allora quando il pensiero inizia a perseguitarmi scappo via. E mi rifugio in un altro ricordo.
Un locale. Una sera. Un bagno. Due birre. Mi basta questo. E pensare e sorridere. E sorridere e pensare. Poi tornare alla realtà e rendersi conto che non è come quella volta. E magari non lo sarà mai più.
E allora forse penso che devo smetterla di ricordare troppo. Perchè dopo tutto mi faccio sempre del male. Continuo a stringere i pugni. A volerli sbattere sul muro e non sentire nemmeno dolore. Continuo a bloccare la mia voce quando è in procinto di urlare e piangere.
Ma dopo tutto, perchè devo privarmi anche di un solo breve sorriso se mi fa star bene anche solo per un attimo?




C'è troppo poco intorno a te che lo rivuoi.

domenica 25 gennaio 2009

Il Mondo In Chiave Statica

In una cella fatta di pelle e carne. Resta li facendo finta che è tutto quello che vorrebbe. Scherza, ride, beve come sempre. Come se volesse dire: 'io non ho problemi. sono felice. sono felice. SONO FELICE. perchè non ho bisogno di niente e nessuno.' Ma nella tequila non c'è la felicità. La tequila non riempie quel vuoto e solitudine che ha dentro. La tequila non riscalda. Non pulisce. Ma ti permette di spegnere il cervello. Perlomeno finchè non ti risvegli dal collasso. E allora giù. Una, due, tre... sette. Ma no. Nemmeno quella serve. L'alcool non serve a nulla se hai qualcosa di più potente che ti fa perdere la ragione e il baricentro. Sono ancora le 23. Che ci sto a fare qui? Non alza lo sguardo nemmeno per cercare chi o cosa vorrebbe. Tanto non c'è. Che cerco a fare. Cosa resto a fare. E via, uscire dal solito monotono locale con la scusa di una sigaretta. Nascondersi in qualche vicolo e piangere. Fare finta di perdersi in quella piccola città in cui nessuno potrebbe perdersi. Tantomeno lei che la conosce in ogni piccola via. Poi la guardo, senza dirle nulla. E mi dice 'non sono la prima'. Vorrei ammazzarla per il suo egocentrismo. Per la sua presunzione di fare del bene a tutti. Ma penso che si stia ammazzando già da sola. Me ne vado con lo stesso silenzio con cui sono arrivata. E continuo a lasciarla in quella cella da sola.



S'il vous plait baciatemi e scordatemi.

venerdì 23 gennaio 2009

Mani Sporche E Cuori Lavati

Intingi le dita nel colore. Te le sporchi cosicchè dopo possa giocare con me, sfiorandomi e macchiandomi. Facendomi diventare un arcobaleno. Usi il blu e fai sentire un pò di dio o dei suoi affini. Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere. Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intrapendenza del sangue. Usi il rosso per le radici. Usi il bianco per accendere la luce. Usi il nero per spegnerla. Per accendere l'ombra. Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità. Un vestito bianco che fa da tela. Capelli raccolti per lasciare libero spazio alla tua immaginazione. Una stanza. Due persone. Io e te. E il mondo che da dietro la porta ci spia. Chiedendosi perchè non sia là fuori con lui. Ad essere a sua completa disposizione. A rimanere in silenzio immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Ma non me ne curo. Resto in quella stanza perchè quattro mura mi bastano se ci sei tu e le tue dita che mi colorano. Poi tocca a me. E inizio a disegnarti piccoli fiori sul corpo. Immagino che siano velenosi. E che io viva di quel veleno. Solo io. Il mio veleno benigno. Per gli altri? Solo dolore e sofferenza. E mi guardi, mentre ti racconto la storia di quei fiori. Mi guardi e sorridi. E non riesci bene a nascondere quell'espressione incerta e un pò terrorizzata dal mio sadismo. Ma in fondo sei felice. Si lo so, me lo sento. E ti prego, non convincermi del contrario. Altrimenti quei fiori potrebbero trasformarsi in lame appuntite che lacerano la pelle. La mia. La tua. Ma non voglio pensarci. Voglio vedere i nostri corpi intatti. Lisci. Colorati. Non voglio sapere cosa tu possa avere in mente al momento. Vorrei non avessi nulla. Ma mi rendo conto del fiume di pensieri che ti scorre in testa. Vorrei esser capace di prosciugarlo. Ma magari sono solo capace di farlo straripare. Non credo in nessuno. Solo nel potere che hanno quei colori su di noi. Che ci fanno venire ancora più voglia di sporcarci, toccarci, deriderci.
I colori si seccano. E bisogna pulirsi. Io non ne ho voglia. Rimarrei li per un'altra eternità. Per sempre colorata. Colorata da te. Ma devi andare. Mi colori per un'ultima volta e vai. Ti ripulisci. Io desidero solo restare li. Stesa in quell'orgia di colori infinita che mi permette di assaporare quello che hai lasciato di te. Ma poi arriva il tempo in cui il mondo si stanca di spiarmi. E mi riprende. Mi pulisce. E rinizia tutto da capo. Io immobile spettatrice dei miei avvenimenti. Piangerò. Ma potrò finalmente dire di aver vissuto. E allora che il mondo mi riprenda. Mi immobilizzi. Mi lasci cadere le lacrime bollenti senza nemmeno asciugarle. Una Maddalena metropolitana. Fate quel che volete. Chi volevo c'è stato. Non mi serve un per sempre. L'abitudine magari mi ucciderebbe.



Usi il verde per vedermi sorridere.

giovedì 22 gennaio 2009

Doglie Blu

E sembrava che certe cose non la toccassero più. Sembrava che Lei oramai avesse trovato una stabilità, seppur apparente, ma comunque che faceva sorridere. E' giovane, e si è detta 'ne ho fatte di esperienze.' In realtà non ha fatto un cazzo. O meglio, si ha fatto, ma non ha provato nulla. E allora continuare ad autoconvincersi di essere adulta, matura. Di essere avanti per la propria età. Fumare sigarette sentendosi abbastanza grandi da non nascondersi nemmeno più per vicoli. Chiedere superalcoolici senza nemmeno il bisogno di dover più dire la tua età. Uscire di casa senza dover dire con chi, quando e perchè esci. E' questo che fa davvero grande una persona? No. E Lei magari se n'è resa conto troppo tardi. Ha portato all'eccesso quella sensazione di 'grande' che ora la distrugge. Che ora, l'idea di sentirsi come le bambine che Lei ha giudicato, deriso, la ammazza.
Va avanti e va indietro. Peccato che ciò non accada a suo piacimento.
Lunghi discorsi con la sua coscienza. Lunghe vane attese nella speranza che una risposta arrivi. Crisi esistenziale? No, solo voglia di tornare indietro e poter fermare il tempo li, in quel preciso istante in cui quel filo di seta era liscio, leggero e bianco. Ma la seta è delicata, e Lei non ha mai avuto una certa attinenza con la delicatezza.
E' piccola. E' una bambina. E non ha scelta. E magari per il momento continuerà a nascondersi in piccoli vicoli per fumare quelle due o tre sigarette di cui non sentirà nemmeno il sapore. Continuerà a cercare la mamma per farsi coccolare su un divano guardando inutili telefilm. Continuerà a sognare. Solo quello. Perchè il tempo per provare davvero quei sogni ancora deve arrivare. Continuerà a sorridere senza grandi gesti. Per le piccole cose. Un sole. Una primavera. Una cena con le amiche. Piccoli segreti. Piccole cotte.
Niente alcool, niente divertimento eccessivo, niente consultorio, niente uomini più grandi, niente confusione. Solo sorrisi leggeri, abbracci facili, formule matematiche semplici, brividi per uno sfiorato bacio sulle labbra.

AAA. Cercasi disperatamente lobotomizzazione.

mercoledì 21 gennaio 2009

Ses Lèvres Au Sourir Pervers

Stanotte è stato tutto diverso. Non sentivo nulla. Non ricordavo nulla. Ero li, in silenzio, immobile. Davanti a lui che in una strana forma mi amava a modo suo. E il mio silenzio rimaneva. Il mio disprezzo persisteva. La mia figura è fissa nei suoi occhi avidi. E io non parlavo. Sono riuscita a bisbigliare solo un fioco: 'non sulla mia bocca'. E continuava. Come se fossi una statua. Priva di pensiero, di emozioni. Un telefono che squillava a vuoto. Un desiderio logorante di non essere li. Ma un sorriso perchè per un attimo, solo un attimo, ti avevo rivisto. Vieni e vai. Piangevo. Come non facevo da tanto. Quasi mi mancava il respiro. Sentivo solo frasi fatte che rimbombavano nella mia testa. Cercavo di farle mie e di crederci davvero. Ma il disprezzo mi ammazzava. Non posso essere diversa? Un 'no' padroneggiava le mie risposte. E io vorrei davvero cambiare, migliorare, riflettere. Ma gli avvenimenti non me lo permettono. E' che ho paura. Troppa. Inutile. Sciocca. Mi sento sola anche se so che non dovrei. Quell'uomo mi uccide dentro. Ma lo faccio perchè credo che tutto è lecito. Lui non sente le mie lacrime. Le mie richieste d'attenzione. Non sente nulla.


Ti inviterei a piangere con me, ma rischieremo d' affogare.

martedì 20 gennaio 2009

Alcolici Andati A Male

Notti insonni e segreti che dormono. Dov'è quel velo di confessioni che ci copriva dopo la fascia protetta? Dove sono quelle citazioni scontante, ma benigne? Hemingway, Muccino, Verlaine. La voglia di rimanere infanti ma sentirsi sempre e comunque più adulti degli adulti.
Mi ero promessa di non pensare alle mie azioni. Ho deciso di spegnere il cervello un bel pò di tempo fa. E' sempre andata male. Ma non me ne sono mai curata. E invece ora, vedo te che sorridi davanti a una torta. E io che mando giù l'ennesimo bicchiere di vino. Vedo parole inconsistenti che non vogliono dire nulla. Vedo due persone che come loro nessuno mai. E che adesso sono tornate ad essere superficiali. Mi domando sempre cosa voglio. Cosa pretendo. Cosa sei. Chi sei. Perchè.
Chiudo gli occhi e in mente ho solo due nomi. Due volti. Due situazioni così diverse e le mie sensazioni così uguali. Vedo labbra. Sento voci. Modi delicati e sorrisi sinceri.
Desidererei tornare solo per me stessa. Ma poi una frase, un viso, un cuore, una finestra che lampeggia e me stessa passa in secondo piano.
Fumo per inerzia. Studio per dovere. Sorrido perchè è quello che si aspettano. Non dico nulla perchè potrebbero fraintendere la realtà col mio solito sarcasmo. Resto con me stessa. Lunghi monologhi che non aiutano. Che danno solo libero sfogo ai miei pensieri. Ma che restano tra quelle quattro mura verde acido che sanno fin troppo. Muri che assorbono parole, persone, situazioni che vorrei dimenticare con una facilità tale da non rendermi nemmeno conto che siano accadute. Che le abbia vissute.
Lunghi boccoli che cadono. Mani che si stempiano. Occhi rossi e pancia gonfia. Ho fatto tutto quello che dovevo e volevo fare. E ora cosa mi rimane? Un incessante e delirante dubbio. O forse due. Una sensazione di vuoto ma pieno, inspiegabile. Un viola che sta stretto. E delle parole che non sanno di nulla. Una potenza falsa, temporanea, stupida. Stupida. I miei piercing. I miei capelli colorati. Lo smalto scuro e la pelle chiara. Un anno fa sarei stata felice. Con l'essenziale. Ma l'essenziale è invisibile agli occhi, e forse i miei di occhi ancora non riescono a vedere nulla. Forse è per questo che li mantengo aperti il più possibile.

E come dice Miss C. : Dovevo. Potevo. Volevo.

Ho solo freddo. Tutto qui. Ma non chiedo una coperta. Non chiedo nulla. Rimango silenziosa spettatrice degli eventi.
Sorriso per pochi. Indifferenza per molti.
Un serpente e una stella non possono rovinarmi l'esistenza.
Ti chiederei una coperta se solo sapessi con certezza che tu abbia una coperta. Ma non so cosa nascondi nel tuo armadio. Forse meglio. O solo peggio.



Siamo come Achille e la tartaruga. Scegli tu quale parte avere.

giovedì 15 gennaio 2009

La Tua Immagine Nervosa.



Posso piangere come le bambine che cadono e si sfregiano le ginocchia?
Posso urlare senza che nessuno mi ascolti?
Posso evitare di stringere i pugni se ci penso, ti penso?
Posso rimanere in silenzio e uscire di scena come un'attrice che non sa la sua parte?



La tua purezza è nell'essere inconsapevole Art Decò.